La Storia nel piatto: il Cappone

La Storia nel piatto: il Cappone

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Alessandra Braschi – I Romani dell´antichità erano tipi in gamba e come italiani ne siamo molto orgogliosi. Basti pensare, per esempio, ai ponti costruiti in tutta l´Europa e che resistono ancor oggi molto meglio di quelli di cemento.

Fra le tante cose che gli dobbiamo c´è anche il cappone.
La gallina, parente del cappone, venne importata dall´India, attraverso la Persia e la Grecia e veniva usata soprattutto come uccello ornamentale per i bellissimi colori del piumaggio.
Qualcuno  però scoprì che cucinata a dovere era un piatto prelibatissimo, peccato che fosse molto caro e per questa ragione, un console romano di nome Cayo Strabone, preoccupato di far quadrare l´erario pubblico, ne proibí la vendita come cibo.
Nella proibizione il console si dimenticò di includere galli e polli e cosí si continuarono ad usare i galli per i combattimenti e i polli finirono in pentola.
I romani conoscevano molto bene gli effetti della castrazione negli eunuchi e perciò si misero a rimpinzare i polli facendoli diventare dei capponi.
Marco Gavio Apicio, ebbe la geniale idea di migliorarne il gusto farcendo il cappone con ogni ben di Dio e questa preparazione si è tramandata nei secoli ed ancor oggi si rinnova ogni anno sulle nostre tavole natalizie.
Non mi resta che augurarvi Buon appetito!

Inserito da:

Giorgio Diaferia

Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione,è direttore Sanitario del Centro di Medicina Preventiva e dello Sport del SUISM-Università di Torino. E' docente a contratto in Medicina dello Sport Università di Torino. Dirige lo Stabilimento di Cure Fisiche del CMP e dello Sport del SUISM-UniTo E' medico di medicina generale e giornalista pubblicista.

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