La SartoCicleria di via Verolengo

La SartoCicleria di via Verolengo

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di Jacopo Bianchi – Si chiamano Faruku e Ibrahim, hanno poco più di vent’anni e per loro il 18 aprile non è un giorno come un altro. È il lunedì di apertura della SartoCicleria di Madonna di Campagna, la loro prima attività imprenditoriale in proprio. Un’attività originale e unica al mondo, che nello stesso negozio di via Verolongo 115 mette insieme la bottega di un sarto e l’officina di un ciclista.

Faruku e Ibrahim sono originari del Ghana e sono arrivati in Italia dalla Libia su un gommone, nei giorni di guerra civile dopo la caduta del regime di Gheddafi. Dopo lo sbarco a Lampedusa il viaggio fino a Torino: qui, terminato il percorso di prima accoglienza in carico alla Croce Rossa, sono stati seguiti dall’associazione Nicolle e Yves Husson e inseriti nel progetto Survivor, che punta all’integrazione sociale e professionale attraverso l’attività sportiva, il gioco del calcio e una squadra che milita nel campionato provinciale Uisp.

In Ghana Faruku già riparava biciclette e motorini, Ibrahim frequentava la scuola professionale per sarti. A Torino hanno avuto modo di completare la loro preparazione e specializzarsi. Per Ibrahim  è arrivata anche la chiamata di una vera squadra di calcio, il Casale di Ezio Rossi.

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L’idea della SartoCicleria è diventata realtà grazie al progetto Non Solo Asilo, finanziato dalla Compagnia di Sanpaolo e accompagnato nella sua realizzazione dalla Cooperativa Orso. I locali di via Verolengo sono stati messi a disposizione dall’ATC. Due gli obiettivi così raggiunti: offrire un’opportunità lavorativa a una nuova impresa e riaprire un locale commerciale chiuso ormai da tre anni, «valorizzando un’attività con finalità sociale -ha detto il presidente di ATC Marcello Mazzù– di cui i nostri inquilini possono beneficiare».

La SartoCicleria poi è un esempio di come si possa fare (buona) accoglienza di secondo livello, con le idee e la volontà, andando oltre il pericolo della dispersione che molte volte si crea quando terminano i progetti di prima accoglienza : «un buco nero che letteralmente inghiotte e fa scomparire molti dei migranti e dei rifugiati che arrivano nel nostro Paese» spiega Roberto Arena presidente dell’associazione Husson.

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