Olimpiadi, sport e consenso

Olimpiadi, sport e consenso

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di Jacopo Bianchi | VIDEO | Una macchina per creare e cementare il consenso. Lo sport è stato anche questo, un (potente) strumento di manipolazione delle masse, una efficace cortina di nebbia per mascherare menzogne e ipocrisie. Un’ambiguità spesso nascosta tra le pieghe dei cerimoniali dei grandi eventi, Olimpiadi e Mondiali di calcio su tutti, a iniziare dalla sapiente manipolazione che il regime nazista fece dei Giochi di Berlino del 1936. Un tradimento degli ideali che solo quarant’anni avanti avevano ispirato a Pierre de Coubertin la prima Olimpiade dell’età moderna, la visione tutta romantica delle competizioni sportive capaci di superare barriere e differenze in una Europa già attraversata da rigurgiti nazionalisti. 

Consenso, menzogna e guerra è il tema scelto per l’edizione 2016 di Passepartout, il festival di storia e filosofia organizzato ogni estate dalla Biblioteca Astense e ogni anno dedicato alla riflessione su un anno del Novecento. Il 1936 -protagonista di questa edizione- è per lo sport l’anno di una grande menzogna, di una doppia falsificazione della realtà. (Ne abbiamo parlato qui)

In occasione dei Giochi Olimpici di Rio de Janeiro vi proponiamo gli interventi di Giorgio Simonelli, docente di storia della Radio e della Televisione all’Università Cattolica di Milano, e della medaglia d’oro a Roma ’60 Livio Berruti chiamati sul palco di Passepartout.

 

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