Paolo Crepet al Circolo dei Lettori di Torino

Paolo Crepet al Circolo dei Lettori di Torino

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Valeria Rombolà | Al circolo dei lettori di Torino, si è svolto mercoledì 5 aprile il primo incontro del ciclo “Welfare? Well Done”, dedicati allo studio e all’approfondimento delle tematiche del benessere nelle società moderne.

Cosa vuol dire “stare bene”, oggi?

Ne abbiamo parlato con l’ospite d’eccezione,Paolo Crepet: sociologo, psichiatra e scrittore di fama nazionale.

Dottore, secondo lei la nostra è una nazione che vive nel benessere?

Parto da una premessa per me fondamentale: i popoli sazi hanno paura del cambiamento, mentre quelli che soffrono la fame vedono nel cambiamento un qualcosa di ovvio. Chi sta bene, non si muove. Nel nostro Paese, ci sono più di 3 milioni di giovani che non studiano e non lavorano. Questa è una situazione che, fino a qualche generazione fa, sarebbe stata inaccettabile. Dunque, forse, non si sta così male come si crede.

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Di chi è la colpa di questa situazione?

Non voglio giudicare: si può vivere in tanti modi e si può vivere anche senza una prospettiva futura, vivendo il presente. Chi sono io per giudicare? Posso dire però che questo è sicuramente frutto di un forte cambiamento culturale, nato agli inizi degli anni 60. Quello fu un momento di spartiacque: abbiamo iniziato ad accumulare ricchezze grandi e piccole. Si può dire che è nato il consumismo. Quelle erano forme rudimentali di ricerca della felicità: se ti potevi permettere un frigorifero o una televisione appagavi i tuoi desideri. Ma poi si è passati dal frigo al minibar nello studio del papà: da quel momento, è cambiata la sensazione di ciò che è essenziale. Questo ha modificato l’educazione dei figli del boom economico. Il risultato è una generazione adagiata sulle spalle dei genitori, quasi annoiata.

Sono proprio il benessere e la noia le fonti della malattia, della depressione?

Potrebbero essere sia l’origine che la cura della malattia. Il bello della storia umana è proprio data dal fatto che ci sono dei cicli, in cui ad un certo punto c’è una sensazione di “nausea”. Infatti, qualsiasi cosa, se ripetuta costantemente, ti viene a noia. Questa è la sensazione del ” troppo pieno”. La vita è fatta come una vasca da bagno: oltre un certo livello, l’acqua scorre via perché è troppo piena. Per cui mi auguro che anche per i giovani arrivi il momento di confrontarsi con questo problema: che non ci si adeguino a questo malessere, a questa noia e ripetitività.

Cosa possono fare i giovani per trovare la strada del benessere?

Devono recuperare gli insegnamenti del passato. Primo fra tutti quello di David Bowie che diceva “never play for the audience “: non fate le cose per gli altri e non cercate il consenso di tutti. Inoltre un giovane deve avere la speranza e la fortuna di incontrare qualcuno che ragioni: i veri maestri non sono quelli che fanno la lezione ai ragazzi, ma quelli che con il loro esempio danno da pensare. Io posso raccontarti cosa ho fatto, cosa rifarei, ma questo vale per me. Posso solo sperare che chi mi ascolta possa trovare dentro quello che ti dico, qualcosa di metaforico che valga anche per se stesso.

 

Inserito da:

Giorgio Diaferia

Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione,è direttore Sanitario del Centro di Medicina Preventiva e dello Sport del SUISM-Università di Torino. E' docente a contratto in Medicina dello Sport Università di Torino. Dirige lo Stabilimento di Cure Fisiche del CMP e dello Sport del SUISM-UniTo E' medico di medicina generale e giornalista pubblicista.

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