Il dopo doping

Il dopo doping

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Mattia Rodà Savoini | La lotta contro il doping non è mai stata così (giustamente) dura come in questi ultimi anni. Gli scandali, purtroppo, sono sempre più frequenti e coinvolgono atleti di altissimo livello, campioni plurimedagliati e leggende sportive. Da Lance Armstrong alla più recente esclusione della nazionale di atletica russa dalle Olimpiadi di Rio de Janeiro per l’elevatissimo numero di atleti che hanno utilizzato pratiche dopanti durante la loro carriera agonistica.

Analizzando quello che succede dopo l’assunzione di sostanze dopanti è fondamentale rendersi conto che gli effetti negativi che il doping causa all’organismo sono maggiori degli effetti positivi.

doping2Facendo un esempio, gli stimolanti, che aumentano il senso di competizione, di attenzione e di benessere, riescono a ridurre il senso di fatica dello sportivo. Ma gli effetti positivi nel lungo periodo tendono ad essere superati da quelli negativi, colpendo il sistema nervoso centrale e il sistema cardiovascolare: tremori, eccitamento, aggressività, cefalea, vomito, insonnia, convulsioni, ipertensione, aritmie, ictus cerebrale, depressione e dipendenza sono gli effetti collaterali più comuni.

I narcotici riducono la percezione del dolore ma causano effetti collaterali nocivi come assuefazione, perdita di equilibrio e coordinazione e nausea.I cannabinoidi favoriscono il rilassamento prima di una gara ma aumentano la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna, alterano la coordinazione e causano la perdita di memoria e di concentrazione con possibili allucinazioni.

L’ultimo esempio riguarda gli steroidi anabolizzanti che stimolano l’anabolismo proteico e aumentano la massa e la forza muscolare. Gli effetti collaterali sono tragici, causano ipertensione, disfunzioni epatiche renali, effetti cancerogeni, danni al sistema riproduttivo, sterilità, impotenza, alterazione della voce nelle donne, pelle grassa e acne.Al di là degli effetti drammatici che il doping provoca all’organismo, lo sport dovrebbe tutelare ed educare gli atleti alla lealtà, all’uguaglianza e al rispetto dell’avversario, dovrebbe spingerli a condannare, insieme alle società di appartenenza, la pratica scorretta e dannosa del doping e chi ne fa sleale uso, violando, in questo modo, lo spirito stesso su cui si fonda lo sport

 

Inserito da:

Giorgio Diaferia

Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione,è direttore Sanitario del Centro di Medicina Preventiva e dello Sport del SUISM-Università di Torino. E' docente a contratto in Medicina dello Sport Università di Torino. Dirige lo Stabilimento di Cure Fisiche del CMP e dello Sport del SUISM-UniTo E' medico di medicina generale e giornalista pubblicista.

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