COP21, il passo indietro di Trump

COP21, il passo indietro di Trump

Share

Federico Cuomo | Il 5 giugno si è celebrata la giornata mondiale dell’ambiente, un evento che si ripete annualmente dal 1972 per sensibilizzare la popolazione sui cambiamenti climatici e sulle responsabilità del genere umano per il futuro del pianeta Terra.

Quest’anno però la ricorrenza non è stata il solito cocktail di speranza e professione di buoni intenti, ma si è tenuta in un clima di delusione e amarezza per la decisione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di non perseguire più gli obiettivi prefissati dagli accordi di Parigi del 2015.

Due anni fa Barack Obama aveva infatti siglato assieme ai rappresentanti di altri 194 paesi le condizioni stabilite dalla COP 21 che prevedevano un impegno dei paesi contraenti nel riformulare le proprie politiche industriali, abbattendo le emissioni di CO2 nel tentativo di frenare l’aumento della temperatura media, non superando gli 1,5 gradi centigradi entro il 2050.

Ban Ki Moon aveva definito come «un momento storico» la Conferenza, e i media di tutto il mondo avevano generalmente accolto positivamente le conclusioni a cui si era giunti, alimentando una crescente speranza attorno al tema della preservazione dell’ambiente e delle politiche anti-inquinamento.

Cinque giorni fa Trump, dopo esser tornato dal G7 di Tormina, ha deciso di scoprire le carte e dare un taglio all’accordo che secondo lo stesso presidente avrebbe finito per svantaggiare gli USA, imponendo standard irrealistici.

Una scelta che rispetta le promesse date in campagna elettorale, andando incontro agli interessi di una buona fetta del mondo industriale statunitense, la stessa che due anni fa aveva storto il naso dopo gli accordi della COP 21.

Un drastico cambiamento per tutta la politica ambientale internazionale, costretta a fare i conti con l’uscita del paese più importante a livello economico e con le maggiori percentuali di gas inquinanti emessi nell’atmosfera sul totale: circa il 22% di CO2 attualmente viene prodotta dagli USA, quasi un quarto del totale mondiale.

Tuttavia l’iter procedurale per confermare l’uscita dagli accordi non sembra essere così semplice e veloce, così Donald Trump dovrà combattere ancora prima di ottenere la definitiva liberazione da ogni vincolo ambientale.

La speranza è che nel percorso Trump possa incappare in qualche cavillo legale o ancor meglio una forte opposizione dell’opinione pubblica, con la minaccia di ricadute a livello elettorale. Speranze per ora lontane dalla realtà, ma che tengono il mondo con il fiato sospeso nell’attesa di poter festeggiare un giorno la vera giornata dell’ambiente.

Inserito da:

Related Articles

Lascia un commento

Il tuo indirizzo di posta elettronica non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono segnalati con *