L’arte e l’ossessione della ripetizione.

L’arte e l’ossessione della ripetizione.

Share

Più divento dissipato, malato, vaso rotto, più io divento artista creatore…      Vincent Van Gogh

di Anna Regge

L’arte è figlia dell’ossessione e sono dunque moltissimi i casi di artisti affetti da malattie psichiche: tra i tanti cito Edvard Munch, la cui vita è stata segnata dalla perdita delle persone amate, Francisco Goya i cui deliri erano causati probabilmente dall’abitudine di pulire i pennelli con la bocca e dunque assumere il piombo di cui erano fatti alcuni colori, Vincent Van Gogh notoriamente psicotico e Jean Michel Basquiat che soffriva di frequenti disturbi psichici dovuti all’abuso di sostanze stupefacenti.

Forse la fragilità psichica negli artisti deriva dal talento innato a vedere meglio e più in là, oltre una realtà di immediata comprensione. L’artista si pone in una posizione alternativa, in una condizione di visione parallela e talvolta deformata della realtà. Questa condizione può essere indotta da sostanze quali alcool e droghe ma anche essere una condizione propria dell’individuo. Nel XX secolo l’ossessione viene riconosciuta come motore della creatività, un mezzo per sperimentare e lo sballo un atto necessario al miglioramento della propria arte: Jackson Pollock, ad esempio, mescolava alcool e psicofarmaci prima di dipingere.

L’artista viene rafforzato dalla sua capacità di porre al pubblico una credibile visione alternativa della realtà e nella ripetizione ossessiva del soggetto egli è volto a rassicurarsi sulla propria identità e contemporaneamente ad indagare un percorso, a porre l’accento sul suo personale messaggio: un esempio sono le serigrafie di Andy Wharol.

arte2

Il desiderio di ripetizione ed ordine è insito nella psiche umana e l’applicazione creativa di processi ripetitivi, di motivi e di situazioni di ordine meticoloso si trovano sovente nella pratica dell’arte contemporanea. Ad esempio, insistendo fino all’ossessione sul concetto di ripetizione, l’artista Jill Townsley nell’opera Till Rolls ha costruito un paesaggio composto da oltre 9000 coni in carta. (foto)

Io sono un’artista di Natura e come molti artisti anch’io ho l’ossessione della ripetizione. Nel furto ripetuto di immagini e motivi al mondo naturale l’artista si impadronisce delle leggi che ordinano e regolano la natura nel suo insieme ma ciò che viene restituito dall’artista presenta un ordine che solo la mente umana può generare.

Il mio furto produce una collezione di raffronti tra immagini di un medesimo oggetto di natura: una cozza paragonata ad infinite sue simili nell’idea che il paragone ripetuto generi un modello di cozza che le rappresenti tutte. L’ interesse non è per l’oggetto in sé, e infatti non colleziono oggetti reali, piuttosto ne colleziono molteplici idee in un minuzioso ed ossessivo lavoro di confronto e restituzione del soggetto.

Collezionare oggetti reali o mentali è una forma di ripetizione ed è un esercizio tipico dell’ossessione dell’artista che apre le porte alla creatività. Tuttavia la collezione dell’artista è sovente in bilico tra creazione e distruzione in quanto alcuni pezzi possono diventare essi stessi parte di un’opera d’arte. Pensiamo a Carol Rama: l’artista ha vissuto e lavorato in una casa di Torino, una sorta di cabinet de merveilles dove gli oggetti assumevano valori simbolici ed eventualmente trovavano una collocazione nelle sue opere come quelle tattili degli anni Sessanta e Settanta: siringhe, piccoli occhi in vetro o camere d’aria in gomma.

arte

Andy Warhol era anche lui un collezionista ossessivo di cianfrusaglie: le sue “capsule del tempo”, oggi considerate opere d’arte a tutti gli effetti, sono il sintomo la difficoltà di separarsi dagli oggetti, sono scatole contenenti di tutto, dagli scontrini alle fotografie, ai ritagli di giornali.

Damien Hirst, uno dei più famosi artisti viventi, colleziona invece teschi e oggetti tassidermici di epoca vittoriana.

Egli dice della sua collezione “Sono la testimonianza di alcuni dei miei interessi perduranti: la relazione tra scienza ed arte, storia naturale, mortalità ed i nostri tentativi di comprendere la morte.”

In realtà non è l’oggetto in sé ad avere importanza ma il perché l’artista collezioni proprio quella tipologia di oggetti: capire cosa colleziona un artista ci fa comprendere meglio la sua arte e le sue personali ossessioni.

Inserito da:

Giorgio Diaferia

Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione,è direttore Sanitario del Centro di Medicina Preventiva e dello Sport del SUISM-Università di Torino. E' docente a contratto in Medicina dello Sport Università di Torino. Dirige lo Stabilimento di Cure Fisiche del CMP e dello Sport del SUISM-UniTo E' medico di medicina generale e giornalista pubblicista.

Related Articles

Lascia un commento

Il tuo indirizzo di posta elettronica non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono segnalati con *