Mangiasano, mangia pesce

Mangiasano, mangia pesce

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di Federico Cuomo

L’estate è ormai arrivata e il pesce, come ogni anno, ritorna più frequentemente sulle tavole degli italiani. Proprio durante la bella stagione infatti l’alimento riscuote un particolare successo dovuto da un lato alla sua leggerezza unita alle riconosciute qualità nutritive, dall’altro al fisiologico aumento dell’offerta nei mercati e nelle pescherie. Una crescita consistente dei consumi durante la bella stagione rispetto ai mesi più freddi che due anni fa era stata stimata attestarsi attorno al 20% da Federcooppesca-Confcooperative.

Pesce-fresco

Dati significativi che fanno eco a un generale incremento del consumo di pesce pro capite negli ultimi anni, arrivato a toccare circa 25 kg per abitante anche grazie alle recenti campagne, attuate in tutta Europa, per favorire l’espansione di un’alimentazione sana e consapevole. l’Italia, secondo i dati del rapporto FAO, rappresenta il settimo paese tra i maggiori importatori di pesce al mondo, con una stima che si aggira attorno ai 6 miliardi di dollari annui. Gli Stati Uniti, per intenderci, ne importano 20 miliardi, una spesa molto meno consistente se rapportata alla popolazione. E’ amore vero dunque quello che lega gli italiani al mare e alle sue delizie, ma da dove proviene e come viene controllato il pesce che mangiamo? I due terzi dei prodotti sono importati, e  i due maggiori paesi esportatori sono la Cina, grazie a 58 milioni di tonnellate di pesce allevate ogni anno, e la Norvegia, soprattutto grazie al salmone, ormai amato in tutto il mondo. Il Mediterraneo offre all’Italia una grande quantità del così detto pesce azzurro, quindi sardine, sgombri e acciughe, ma non soddisfa le grandi richieste di altre specie come quelle di tonno e salmone. A questo aspetto bisogna aggiungere l’eterna diatriba tra pesce di mare aperto e di allevamento, evidenziata in un’intervista di qualche mese fa dalla Presidente di WWF Italia Donatella Bianchi : «tre quarti del pesce consumato in Europa, Italia compresa è di origine selvatica, il resto di allevamento. Il problema è che le scelte del 42 per cento dei consumatori si concentrano solo su sei specie, ignorando molte di quelle provenienti da stock disponibili». Di conseguenza i prodotti dell’acquacoltura stanno progressivamente aumentando il loro stock, per coprire l’impossibilità della pesca locale di soddisfare una domanda in costante aumento. Per quanto riguarda la possibilità di conoscere meglio ciò che si mangia attraverso un’etichettatura più comprensibile dal 2014 i codici che indicavano la provenienza sono fortunatamente stati sostituiti dal nome per esteso del paese di cattura. Passando alla sicurezza alimentare l’Italia rappresenta il fiore all’occhiello di un contesto già eccellente come quello europeo.

Tuttavia appena due giorni fa il Ministero della Salute ha fatto ritirare dagli scaffali dei supermercati il filetto di tonno “pinne gialle qualità extrataglio misto” della azienda Trivaris, proveniente dalla Spagna. Il prodotto inscatolato conterrebbe quantitativi eccessivi di istamina, un composto azotato già presente nel corpo umano ma che, se assunto da alimenti mal conservati come il pesce in questione, può provocare intossicazioni e stimolare sintomi simili a quelli delle allergie. Lo stop del Ministero sembrerebbe fino ad oggi aver bloccato sul nascere le gravi ripercussioni che il consumo del prodotto andato a male avrebbe provocato agli acquirenti. Nonostante l’intervento il caso del tonno focalizza ancora una volta l’attenzione dell’opinione pubblica sulla sicurezza alimentare e nello specifico sulla qualità dei prodotti ittici. La speranza è che casi come questo aiutino ancora una volta a imparare la lezione, alimentando una crescita dell’intero sistema di controllo e di monitoraggio delle conservazioni. Noi consumatori possiamo tuttavia continuare o cominciare a informarci il più possibile sul pesce che portiamo in tavola, privilegiando sempre la qualità e, compatibilmente con i prezzi, la pesca locale. Sembra strano ma il futuro dell’ecosistema marino e del mercato ittico sano e rispettoso dell’ambiente passa anche da noi e dallo splendido pesce che quest’estate decideremo di mangiare.

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Giorgio Diaferia

Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione,è direttore Sanitario del Centro di Medicina Preventiva e dello Sport del SUISM-Università di Torino. E' docente a contratto in Medicina dello Sport Università di Torino. Dirige lo Stabilimento di Cure Fisiche del CMP e dello Sport del SUISM-UniTo E' medico di medicina generale e giornalista pubblicista.

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