Chirurgia e Ossessioni di Piero Abbruzzese

Chirurgia e Ossessioni di Piero Abbruzzese

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E’ un luminare della cardiochirurgia pediatrica. Migliaia di interventi costellano la sua carriera vissuta per salvare la vita di bambini in pericolo e una dedizione incondizionata per l’attività di volontariato nei paesi più difficili del mondo, lo ha reso un mito nel suo campo.

Piero Abbruzzese ha deciso di scrivere un libro per raccontare la sua esperienza di padre in ansia per la vita del suo adorato Carlo, il bimbo cardiopatico adottato la moglie Sandra. “Cuore di figlio” racconta un meraviglioso ribaltamento emotivo, in cui il  “famoso luminare” è semplicemente “padre”.(di Antonella Frontani)

Perfezione

La prima è di non essere pronto per un intervento. Operazioni che faccio bene, da tanti anni… ma penso, ripenso, ripasso… prima e dopo! Non è un’ossessione? E’ solo professionalità?

No, no. E’ proprio ossessione e può essere deleteria perché  altera la concentrazione e non  permette di essere distaccato e ben concentrato sull’intervento. Vanno bene le accuratezze nella preparazione dell’intervento e le verifiche mentali su quello che sto facendo. Quelle non sono ossessioni, sono parte del mio lavoro… ma non puoi esagerare!

 

Solitudine

Ci sono cose meno comprensibili

Mi sveglio spesso di colpo con gli echi di un  sogno sempre uguale.

Nel mezzo di un intervento a cuore aperto, il mio aiuto si allontana in silenzio  dal tavolo operatorio, poi l’assistente fa la stessa cosa. Non c’è nessuno che mi aiuti. Chiedo alla strumentista, ma anche lei alza le spalle e va via. Giro la testa verso lo sbuffare rasserenante del respiratore, ma l’anestesista non c’é. Guardo terrorizzato la macchina cuore polmone e vedo  il perfusionista che sta smontando tutto.

Abbasso lo sguardo e vedo il cuore del paziente tristemente fermo. Sta morendo!

E, per fortuna, mi sveglio.

Ne ho parlato tante volte con gli amici e ci ho riso sopra. Ma poi ho sentito un brivido passarmi sotto la pelle. Continua a succedermi… e razionalmente capisco che ha a che fare con l’importanza dell’equipe nel mio lavoro.  So però che è una brutta sensazione e che qualche volta mi succede in sala. Può succedere che un membro dell’equipe debba allontanarsi un momento… il gabinetto o la telefonata urgente. In quei momenti spero che torni presto e mi guardo intorno per vedere se c’è qualcuno che possa sostituirlo… non sono tranquillo.

Sterilità

“Cambiati i guanti,  perché mi hai toccato la schiena… si, lo so che è sterile, ma non si sa mai”. Se mi cade una lente a contato nel campo operatorio?

Se mi arrivano tutti addosso come quella volta in Egitto? Operavo in una sala piccola e c’erano trenta persone a circondarmi. Dopo un minuto uno mi tocca il braccio e mi cambio completamente, Tre minuti dopo lo fa un altro e faccio la stessa cosa… dopo tre volte mi rassegno e continuo l’intervento senza cambiarmi, ma col terrore che il paziente si infetti.

Ce ne sono altre…

Buffe le mie ossessioni? Non lo so. So che è pericoloso passare dalla professionalità all’eccesso. E non deve capitare. L’intervento è una situazione in cui devi essere totalmente concentrato, una specie di autoipnosi che ti allontana dal resto del mondo e ti permette di fare il tuo meglio. Riconoscere e allontanare le ossessioni… con una risata, ti aiuta a lavorare al massimo.

 

 

Inserito da:

Giorgio Diaferia

Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione,è direttore Sanitario del Centro di Medicina Preventiva e dello Sport del SUISM-Università di Torino. E' docente a contratto in Medicina dello Sport Università di Torino. Dirige lo Stabilimento di Cure Fisiche del CMP e dello Sport del SUISM-UniTo E' medico di medicina generale e giornalista pubblicista.

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