Chiamatemi Giuseppe

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Antonella Frontani |

Al Circolo dei Lettori la Fondazione Ambrosoli celebra il sessantesimo anniversario della sua nascita presentando il libro in memoria di Giuseppe Ambrosoli, chirurgo missionario morto trent’anni fa.

Paolo Giuseppe Ambrosoli era un medico che ha dedicato la propria vita alle cure dei più poveri, lì dove il disagio raggiunge proporzioni disumane. Dove la sopravvivenza non è scontata e la vita è appesa ad un filo: Kalongo, in Uganda.

Era un uomo mite ma dalla tenacia di un supereroe, sostenuto da una fede incrollabile.  Ha lasciato il suo paese, gli affetti e  l’azienda di famiglia per approdare in una capanna ai piedi della Montagna del Vento che fungeva da dispensario per la maternità trasformandolo in un ospedale.

Oggi il Dr. Ambrosoli Memorial Hospital rappresenta l’unico presidio sanitario di un’area dell’Uganda  ridotta allo stremo, popolata da 500.000 persone. E’ dotato di 270 letti e 5 reparti di chirurgia generale, maternità e ginecologia, pediatria, medicina generale e isolamento tubercolare. Una struttura che ogni anno cura 50.000 malati, di cui il 70 per cento composto da donne e bambini.

Lunedì 18 settembre, al Circolo dei Lettori di Torino, la Fondazione Ambrosoli ha celebrato il suo sessantesimo anniversario ricordando il chirurgo missionario morto trent’anni fa.

Con le autrici Elisabetta Soglio e Giovanna Ambrosoli, figlia di Giuseppe, hanno partecipato alla presentazione Filippo Centia, direttore della Fondazione Banco farmaceutico, Francesco Profumo, presidente Fondazione San Paolo e Piero Fassino presidente CeSPI

.Oltre la naturale cortina di commozione, è nato un interessante dibattito in merito agli aiuti umanitari, al ruolo dei paesi africani nel futuro del pianeta e al muro di pregiudizi che rallenta il processo di crescita di un popolo che nel 2050 rappresenterà il 50 per cento  della popolazione del Mediterraneo.

E’ stato piacevole e rassicurante sentire l’intervento pieno di forza e misura, visione e progetto di Profumo e Fassino. Le loro riflessioni erano tutte volte alla necessità di incidere sui cambiamenti culturali, all’importanza di individuare un metodo per procedere nella gestione degli aiuti e alla capacità di attuare il progetto che ne scaturisce.

Nulla lasciato al caso, all’improvvisazione e all’assenza di una visione.

L’incontro si è concluso con le parole chiave che ogni relatore ha scelto per l’occasione.

Elisabetta Soglio ha scelto la tenacia e la mitezza, virtù del chirurgo missionario, Giovanna Ambrosoli ha scelto la fiducia nel popolo africano e nella speranza di abbattere i pregiudizi,  Profumo ha decretato la fiducia nel futuro e Fassino la fiducia che Ambrosoli ha dimostrato nei confronti di tutti.

Centia, che da Ambrosoli ha ricevuto un grande esempio di vita, ha scelto la parola grazie.

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Giorgio Diaferia

Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione,è direttore Sanitario del Centro di Medicina Preventiva e dello Sport del SUISM-Università di Torino. E' docente a contratto in Medicina dello Sport Università di Torino. Dirige lo Stabilimento di Cure Fisiche del CMP e dello Sport del SUISM-UniTo E' medico di medicina generale e giornalista pubblicista.

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