Gas chi ne diciderà le sorti?

Gas chi ne diciderà le sorti?

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Antonella Frontani |

Molti sono i Paesi che contribuiranno a decidere la partita sul gas. Chi avrà il sopravvento? Quale ruolo spetterà all’Europa?

In un periodo in cui diventa probabile  il rischio di un conflitto nucleare che potrebbe coinvolgere  le grandi potenze, il gas naturale torna ad essere  uno degli oggetti del contendere.

La minaccia  di Kim Jong appare, ogni giorno di più, il frutto di una politica strategica di un dittatore deciso a  soggiogare i potenti della terra, piuttosto che la dimostrazione testosteronica di un giovane imprudente e l’occidente decide di rafforzare l’embargo verso la Corea del Nord.

Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, infatti, ha approvato all’unanimità una risoluzione che prevede il bando alle esportazioni tessili di Pyongyang e la limitazione delle  importazioni di petrolio e gas naturale da parte della Corea del Nord,  fatta eccezione per una quantità necessaria a garantire il sostentamento della popolazione.

A tale proposito, qual è la posizione dell’Europa nella partita del gas?

Appare assurdo il raddoppio dell’impianto Nord Stream fino a  110 miliardi di metri cubi chiesto da Putin, visto che parte di quello esistente è inutilizzato, ma diventa strategico se si pensa che comporterebbe la chiusura dell’unica via di accesso del gas in Europa attraverso l’Ucraina. Quest’ultima perderebbe i soldi derivanti dai diritti di transito registrando un pesante colpo alla propria economia e l’Europa perderebbe la possibilità di continuare a difendere l’Ucraina dal giogo di Mosca. Nel frattempo, Putin stringe accordi con Shell, Engie, Uniper, Wintershall e Omv, una buona fetta del Big Oil europeo.

In questo contendere la posizione della Merkel, seppur alternante, è a favore del potenziamento di Nord Stream, trasformando il proprio paese nel guardiano del gasdotto.

I paesi dell’est oppongono  dura resistenza  perché la chiusura del corridoio ucraino comporterebbe  all’Europa orientale il ricorso alla Germania e agli inadeguati gasdotti che vanno  da Ovest verso Est costringendoli ad una trattativa con  Putin e Gazprom.

A rendere il quadro più complesso si aggiunge la previsione di produzione in Europa realizzata dall’Oxford Institute for Energy Studies. Secondo detto studio dopo il 2025, periodo entro il quale molte centrali elettriche passeranno dal carbone al metano, la domanda di gas in Europa non sarà più garantita perché  potrebbe dipendere dall’efficenza degli impianti, dai vincoli contro i combustibili fossili per il riscaldamento globale e dall’ascesa delle rinnovabili.

In un mercato in cui gli arabi e gli israeliani guadagnano posizioni, le fonti tradizionali di approvvigionamento del metano rischiano di sparire e la produzione interna si sta esaurendo l’Europa dovrà affrontare seriamente il problema.

Esiste un fronte di opposizione alla supremazia della Russia nella fornitura di gas che fa perno su Tap, il gasdotto che dall’Azerbaigian porta il metano in Italia, dopo aver attraversato la Turchia, la Grecia e l’Albania, che poi verrà distribuito  in Europa. I punti deboli di questa soluzione, però, sono  il costo dell’opera ( 45 miliardi contro i 10 di Nord Stream 2) e la portata ( 16 miliardi di metri cubi l’anno contro i 55 i Nord Stream), senza tener conto che un rapporto del Ministero degli Esteri ritiene i due gasdotti complementari e non concorrenti.

La partita del gas in Europa  è un sistema  molto complesso all’interno del quale  la fornitura e la domanda  possono subire rialzi o ribassi secondo una logica sofisticata dei prezzi. Negli ingranaggi del meccanismo fa la sua parte anche il Gnl, il gas naturale liquefatto e trasportabile via nave che, secondo l’opinione di esperti, doveva rappresentare l’ago della bilancia.  Di fatto, la fornitura non è ancora decollata e sarà la politica di Gazprom a deciderne le sorti: una scelta oligopolistica che punta ad alzare i prezzi  farebbe schizzare la domanda di Gnl in Europa mentre, una logica  competitiva e contenuta servirebbe a trattenerne l’espansione.

Inoltre, qualunque logica  europea di mercato dovrà necessariamente tenere conto dell’obiettivo che si è prefissato Trump: diventare in fretta il primo esportatore nel mondo di Gnl, al fine di indebolire la concorrenza asiatica e lo farà aumentando l’offerta in Europa.

Come se tutto ciò non bastasse, alcune recenti scoperte hanno rivelato la presenza di giacimenti in Egitto, Cipro e Israele. Si tratta 2.000 miliardi di metri cubi di gas e le previsioni sono quelle di installare un gasdotto sottomarino verso l’Europa. Ovviamente, anche quest’ultimo scenario potrebbe cambiare il peso delle forze in campo.

Nella scacchiera del mondo  mondo  il gas rappresenta una delle pedine fondamentali a stabilire le sorti economiche di un paese e la sua posizione subalterna o di supremazia nei confronti degli altri paesi. E’una vicenda cruciale, eppure, non è un argomento ampiamente trattato dei mass media. Certamente, non è meno importante di molte vicende scottanti e a nessuno di noi dovrebbe sfuggire il rischio che corriamo di dipendere da una delle potenze in gioco.

 

 

Inserito da:

Giorgio Diaferia

Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione,è direttore Sanitario del Centro di Medicina Preventiva e dello Sport del SUISM-Università di Torino. E' docente a contratto in Medicina dello Sport Università di Torino. Dirige lo Stabilimento di Cure Fisiche del CMP e dello Sport del SUISM-UniTo E' medico di medicina generale e giornalista pubblicista.

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