Un’ossessione benefica tra gli alberi di Enzo Restagno

Un’ossessione benefica tra gli alberi di Enzo Restagno

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Enzo Restagno, uno dei più famosi critici musicali, ha scritto per “La Stampa Sera”,“ La Repubblica “, “le Monde de la Musique”, “Die Zeit”, “L’Espresso”.Realizza trasmissione radiofoniche e televisive  per la RAI, Radio France, Westdeutsche Rundfunk, BB. E’ relatore di conferenze e masterclass per istituzioni musicali e università in Europa, Usa e Asia.E’ stato creatore e direttore artistico delle rassegne musicali “Settembre musica” e “MiTo”’  ed è considerato uno degli specialisti  più  eminenti, a livello internazionale, nell’ambito della musica moderna e contemporanea.Per L’Antro delle Muse ha scritto un pezzo inedito della sua visione dell’ossessione(nota di Antonella Frontani)

Quest’estate secondo una meravigliosa e ormai antica consuetudine, me ne andavo lungo i sentieri che attraversano i boschi intorno alle Dolomiti. Oggi quelli che camminano in montagna, specie su sentieri ripidi, sono veramente pochi, sicché puoi benissimo procedere per un’ora senza incontrare anima viva.  – Che meraviglia ! – Lo faccio da tanti anni e lo scorrere sonoro delle acque in mezzo ai boschi mi ha sempre gentilmente tenuto compagnia, ridestando in me innumerevoli ricordi musicali. Quest’estate però mentre camminavo lungo i miei sentieri prediletti, mi sono venuti in mente alcuni versi della terza elegia duinese di Rilke che hanno orientato la mia attenzione in maniera completamente diversa. Con una metafora sconvolgente Rilke paragona le forre e le frane dei monti all’accumulo delle generazioni che ci hanno preceduti

Le acque che scendono rapide e sonore con balzi improvvisi provocati dalle rocce, le vedi e le senti spesso gorgogliare  al fondo di due ripe scoscese ricoperte da una grande quantità di pini. Qualcuno di quegli alberi rattrappito e rinsecchito, vive la sua silenziosa agonia e fra non molto cadrà andando a raggiungere in fondo alla forra quelli che lo hanno preceduto. Lentamente, uno dopo l’altro, cadono, si sovrappongono e si incrociano formando un cumulo irsuto e stravagante lambito dall’acqua che lo erode e lo trasforma.

Nessuno si prende cura di quegli alberi precipitati in fondo alla forra; in quei luoghi la natura è sovrana e compie indisturbata il suo corso, e tuttavia quegli alberi non sono completamente morti, sono anzi una natura in fermento dalla quale esala un flusso di energia che arriva  impetuoso e irresistibile nelle nostre vene quando siamo in preda agli impulsi dell’eros. Sono state scritte tante pagine su questa metafora di Rilke ma ora mi limiterò a raccontare l’attenzione ossessiva con cui osservavo quelle forre coi loro alberi sempre più antichi ma non per questo meno vivi.

Quegli innumerevoli tronchi accumulati dal tempo, lentamente e quasi gentilmente erosi dall’acqua, dalla neve e dal gelo, li vedevo tramutarsi in uno scenario umano al quale cominciavo a guardare con affetto. Era la schiera infinita degli antenati che ancora vivono e respirano nel loro continuo fermentare e trasformarsi e io osservavo quel groviglio inestricabile sentendomene parte. E quel guardare, ascoltare e meditare nella penombra estiva del bosco diventava giorno dopo giorno  un’ossessione sempre più intensa.  Mi sembrò d’un tratto che i soffi di vento che attraversavano il bosco fossero pieni di bisbigli e allora cominciai a  ripetermi come una vera ossessione qualche frammento dei versi dell’Elegia:

“Vedi, noi non amiamo come i fiori, traendo da un unico

Anno; amando alle braccia ci sale

Un succo immemorabile …

Ma l’immenso fermento …

Ma i padri che come frane di monti

Giacciono al fondo …”

Enzo Restagno

Inserito da:

Giorgio Diaferia

Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione,è direttore Sanitario del Centro di Medicina Preventiva e dello Sport del SUISM-Università di Torino. E' docente a contratto in Medicina dello Sport Università di Torino. Dirige lo Stabilimento di Cure Fisiche del CMP e dello Sport del SUISM-UniTo E' medico di medicina generale e giornalista pubblicista.

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