Il Ritratto di Dorian Gray, la visione moderna del Narcisismo

Il Ritratto di Dorian Gray, la visione moderna del Narcisismo

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Maria Vallone | Il più famoso romanzo di Oscar Wilde, ambientato nella Londra vittoriana, ha come protagonista Dorian Gray, un giovane dalla straordinaria bellezza, innocente, ingenuo, fin quando non incontra Lord Henry Wotton, che con i suoi discorsi sul piacere e sull’estetismo lo coinvolge in un tunnel di depravazione e di turpitudine che lo porterà alla rovina.

I due si incontrano nello studio di Basil Hallward, un giovane pittore, amico di entrambi, che sta realizzando un ritratto di Dorian: il quadro così bello, così perfetto quasi da essere anche migliore dell’originale, risveglia nel ragazzo la consapevolezza del suo fascino.

Dorian si innamorerà della propria immagine dipinta, arrivando al punto di odiarla perché quella rimarrà giovane e bella mentre lui sarà costretto ad invecchiare, ad imbruttirsi, e la sua anima ad essere corrotta da tutti i mali che caratterizzano la vita degli uomini a cui nessuno può sottrarsi.

Allora terrorizzato dall’idea di diventare un simile essere, fa una sorta di “patto con il diavolo” che gli permetterà di rimanere sempre giovane e bello, mentre tutti gli orrori che commetterà si riverseranno sull’immagine dipinta nel quadro.

“Com’è tragico! Com’ è tragico! Io diventerò vecchio, brutto, ripugnante. E questa immagine rimarrà sempre giovane. Giovane quale io sono in questa giornata di Giugno. Oh, se si potesse realizzare il contrario! Se io dovessi rimanere sempre giovane, e il ritratto diventasse vecchio! Per questo, per questo, darei qualunque cosa! Darei la cosa più preziosa del mondo! Darei anche la mia anima per questo!”

Così la vita del giovane sarà caratterizzata da azioni terribili, e in particolare il suicidio della sua amata Sybil Vane (per causa sua), contribuirà a farlo precipitare nella depravazione e nel vizio, portandolo al punto di uccidere l’amico Basil perché aveva scoperto il segreto del dipinto.

Ma alla fine, dopo aver nascosto il quadro in soffitta, per non vedere più il mostro orribile che è diventato, decide di affrontare la realtà e preso dal rimorso per la terribile maschera che vi trova, lo colpisce con un pugnale nel tentativo di distruggerlo, ma ad essere distrutta è la sua anima non il quadro e infatti muore miseramente, pagando per tutto quello che aveva commesso in vita.

Il narcisismo del protagonista e il suo forte desiderio di rimanere per sempre giovane, lo hanno portato alla rovina morale e fisica. Quando Dorian disperato pugnala il suo ritratto con lui muoiono anche il suo bell’aspetto e la sua anima, tutto quello che prima aveva assorbito la tela si riversa sull’uomo che ora si mostra per quello che in realtà è, un mostro consumato dai più efferati misfatti, che durante la sua vita ha commesso i peggiori crimini senza preoccuparsene perché protetto dal quadro.

Dorian rappresenta un moderno Narciso, il rovesciamento del mito antico, perché invece di innamorarsi della sua immagine così perfetta e bella riflessa nell’acqua, è affascinato dal suo opposto, cioè dalla turpitudine che vede nel suo ritratto, perché sa che più il viso del quadro diventa brutto, vecchio e crudele, più lui si manterrà bello e giovane, senza nessuna macchia e nessun peccato.

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Giorgio Diaferia

Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione,è direttore Sanitario del Centro di Medicina Preventiva e dello Sport del SUISM-Università di Torino. E' docente a contratto in Medicina dello Sport Università di Torino. Dirige lo Stabilimento di Cure Fisiche del CMP e dello Sport del SUISM-UniTo E' medico di medicina generale e giornalista pubblicista.

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