Tristano e Isotta, passione sublime e mortale

Tristano e Isotta, passione sublime e mortale

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Antonella Frontani | Le note del Preludio,di cui la complessa storia fornisce importanti e decisive chiavi interpretative per la comprensione del significato dell’opera, conducono in un attimo nel mondo ipnotico della musica di Richard Wagner. Le lunghe pause che lo contraddistinguono annunciano l’importanza del silenzio nel Tristano e Isotta.

 

Il pubblico del Teatro Regio si è trovato immerso all’improvviso nella più sofisticata descrizione musicale del desiderio amoroso e del destino di morte per amore che conserva in sé. Un’estasi lunghissima che sembra prolungare all’infinito l’attimo di godimento fino a giungere alla morte, mentre le note si susseguono per creare l’abbraccio amoroso e mortale.

La regia di Claus Guth è  ben riuscita nei confronti di quest’opera notoriamente difficile da mettere in scena.

Nel corso del primo atto disorienta un po’ l’assenza del mare, di cui la musica sembra evocarne il ritmo delle onde, ma è molto bello l’effetto delle scene costruite da Christian Schmidt per riprodurre l’elegante interno di villa Wesendonck,  lo splendido cottage ottocentesco sul lago svizzero che ospitò la passione proibita tra Wagner e la poetessa tedesca Mathilde Wesendonck, musa ispiratrice dell’opera e moglie del commerciante Otto Wesendonck.

Schmidt ha ricreato gli ambienti di un luogo bello e soffocante.

Non c’è lo spazio infinito del mare in cui fuggire per dare sfogo alla passione, ma luoghi chiusi e affollati; non è l’orizzonte lo spiraglio di salvezza e il desiderio può trovare espressione solo nell’anfratto  di un piccolo gesto.

Grande cast per una prova così difficile. Peter Seiffert ha egregiamente sostenuto il ruolo di Tristano, per cui ormai è già  molto noto,  superando perfettamente, a metà del terzo atto,  le variazioni del tema del Filtro d’amore e della Canzone mesta del Pastore  che rendono il delirio allucinante del  tenore uno sforzo quasi sovrumano.

Molto brava  Ricarda Merberth nei panni di Isotta. Puntuale, precisa e controllata negli acuti. Ottimo anche il livello artistico raggiunto da Steven Humes, che ha saputo ben rappresentare il dramma di Marke,  marito tradito e dolente.

Insieme a loro tutto il resto del cast ha saputo essere all’altezza di una prova così impegnativa.

L’immancabile serietà con cui Gianandrea Noseda ha affrontato la direzione dell’opera è stata apprezzata dal pubblico torinese. La sua professionalità ha imposto un approfondito lavoro di studio che ha coinvolto l’orchestra al fine di impedire l’errore più probabile per una partitura  complesa come il Tristano: rendere la musica un insieme irriconoscibile. Il lavoro certosino del Maestro è stato quello di tenere distinte le linee sonore mantenendo nel contempo una traccia fluida e libera.

Il suono che evoca il mare nel primo atto, i corni lontani nella notte durante il secondo, il canto del marinaio e quello del pastore, per esempio, sono piani sonori distinti e congiunti che formano la complessità dell’opera. Al contrario di quanto si possa immaginare, Noseda ha trattato il Tristano come un’opera di musica da camera. Lavoro perfetto.

Molto apprezzabile l’iniziativa del Teatro Regio di offrire un bonus cultura agli studenti . E’ il più pregnante intervento che un’istituzione musicale possa fare nei confronti di giovani che, in questo modo, possono avere facile accesso ad un mondo da loro  percepito  come inavvicinabile.

Alle  giovani menti viene offerta l’opportunità di assistere ad un dramma  filosofico, traduzione operistica del pensiero di Schopenhauer, stimolo eccellente per le loro vite acerbe.

I giovani cuori  potranno scoprire la bellezza della musica  scritta per descrivere la forza e l’incanto dell’amore, e rimanere folgorati dalla scoperta del genio musicale.

Soprattuto, potranno scoprire come fosse innovativo un capolavoro del Romanticismo tedesco come Tristano e Isotta, pilastro della musica moderna.

Bellissima lezione per capire che il futuro trova sempre radici nel passato…

 

 

 

Inserito da:

Giorgio Diaferia

Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione,è direttore Sanitario del Centro di Medicina Preventiva e dello Sport del SUISM-Università di Torino. E' docente a contratto in Medicina dello Sport Università di Torino. Dirige lo Stabilimento di Cure Fisiche del CMP e dello Sport del SUISM-UniTo E' medico di medicina generale e giornalista pubblicista.

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