Cop23, se Parigi chiama Bonn

Cop23, se Parigi chiama Bonn

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JB | C’è un convitato di pietra al tavolo della Cop23 di Bonn. La ventitreesima Conferenza delle Parti a cui aderiscono i Paesi che hanno sottoscritto la Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti del clima è orfana degli Stati Uniti, che per volontà del loro presidente non parteciperanno. Un doppio vuoto (come ben spiega su Micron Pietro Greco, giornalista-scrittore conduttore di Radio3Scienza) che molto probabilmente non condizionerà l’esito finale della Conferenza ma che lascia comunque aperto più di un interrogativo.

Esiste infatti quello che Greco chiama vuoto tecnico, materialmente il mancato taglio alle emissioni riversate in atmosfera dagli Usa. Un vuoto che potrà comunque essere riempito, perché la stragrande maggioranza dei Paesi ha assicurato di voler continuare sulla strada intrapresa dopo la Cop21 di Parigi. Rimane da capire quale peso avrà, invece, il vuoto politico: quale Paese-leader sostituirà l’America per trainare gli altri verso il cambiamento? Secondo la rivista americana Science toccherà alla Germania riempire il vuoto lasciato dagli Usa di Donald Trump.

L’obiettivo principale della Cop23 è l’attuazione, possibilmente rapida, di quanto sancito e sottoscritto da 169 Paesi con l’Accordo di Parigi di due anni fa: contenere il riscaldamento globale entro i 2°C. Proprio per questo Science si sbilancia e carica oneri e onori della leadership sulle spalle della Germania. A livello mondiale, dopo il passo indietro degli Usa, è l’unico paese che può dialogare con la Cina e portare avanti insieme al colosso asiatico il programma per la riduzione di Co2 in atmosfera. E lo potrà fare perché, nonostante la crisi dell’Unione Europea, in Germania ambiente e cambiamenti climatici sono argomenti all’ordine del giorno e perché i tedeschi hanno investito in programmi per la produzione di energia da fonti rinnovabili, a cominciare da eolico e solare.

Al di là di chi dovrà guidare le svolte future, resta il fatto che a Bonn fino al 17 novembre le delegazioni internazionali dovranno gettare le basi perché si possa chiudere il divario tra gli obbiettivi di Parigi e i contributi nazionali volontari alla riduzione di emissioni. Tradotto, azzerare quel grado centigrado (1°C) che separa ancora i due estremi della forbice. C’è infatti il rischio che a fine secolo il rialzo della temperatura media sia compreso tra i 2,7 e i 3 gradi, invece della soglia concordata alla Cop 21, al di sotto dei . Bonn dovrà dunque preparare il terreno alla prossima conferenza sul clima: nel 2018 in Polonia si potrebbe arrivare a una effettiva accettazione e messa in pratica dei principi della Cop21. Anche se i delegati degli Stati Uniti voteranno contro, come l’attuale mandato presidenziale impone loro.

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JB

Journalist and videoreporter | https://about.me/jacopobianchi

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