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Le parassitosi intestinali (Verminosi)

Le parassitosi intestinali (Verminosi)

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Luisella Zanino | Le parassitosi o verminosi intestinali corrispondono alla   infestazione dell’intestino umano da parte di parassiti. Il parassita è un organismo vivente grazie ad un ospite  di una specie diversa dalla sua, del tutto dipendente  dell’organismo ospite.  Poiché il parassita  deve sopravvivere non è quasi mai letale per il portatore con il quale stabilisce una sorta di convivenza basata spesso su un basso tasso di disturbo: il più delle volte il parassita “vive e lascia vivere” e cerca di creare meno problemi possibili a chi quotidianamente lo nutre e lo porta con sé.

I tipi di parassita che possono penetrare nell’ organismo umano sono più di cento.

I più frequenti sono gli OSSIURI, piccoli vermetti bianchi osservabili nelle feci a occhio nudo o tramite un semplice esame, lo scotch test.

L’ossiuro, il nome corretto  è Enterobius Vermicularis. è un verticello bianco-trasparente lungo  al massimo un centimetro che vive esclusivamente nell’intestino umano, nel quale determina l’infestazione intestinale  detta ossiuriasi. L’ossiuro è il parassita che nelle zone temperate infesta più frequentemente l’intestino dei bambini, colpendo prevalentemente i bambini in età prescolare e scolare, a volte anche un bambino su due.

Altri parassiti piuttosto comuni sono gli ASCARIDI, vermi rotondi, bianco-rosati, lunghi anche 20 cm, che possono talvolta essere responsabili di problemi polmonari con tosse e febbre.

La Tenia , meno comune,  è invece un verme lungo e piatto, diviso in anelli, in grado di vivere a lungo come ospite nell’intestino umano (“verme solitario”), determinando nella maggior parte dei casi pochi o pochissimi  sintomi.

 

 

I parassiti entrano nel nostro organismo tramite l’acqua che beviamo, il cibo vegetale mal lavato, la carne, pesce, crostacei crudi o poco cotti, gli animali domestici (soprattutto i cani), il contatto accidentale diretto con feci umane o animali contaminate, il contatto accidentale indiretto tramite terra o polvere contaminate.

In particolare gli ossiuri infestano il bambino,  più raramente l’adulto, attraverso l’ingestione delle sue microscopiche uova. Le uova del verme possono sopravvivere nell’ambiente esterno anche qualche giorno. Il verme depone le uova a livello anale  e il portatore avverte intenso prurito ed è  costretto a grattarsi. Piccoli residui di feci attraverso le mani sono portati agli oggetti con cui si viene in contatto: giocattoli, matite, penne, ma anche indumenti, lenzuola, asciugamani e sanitari. Un altro individuo toccando gli stessi oggetti e portandosi a sua volta le mani alla bocca verrà infestato. Negli adulti l’infestazione è meno probabile ma non rara. Il bambino, mettendosi assai spesso le mani in bocca, tramite le dita contaminate ingerisce le uova e può così verificarsi facilmente la reinfestazione (o l’autoinfestazione). Gli ossiuri maturano nell’intestino in circa un mese. La femmina adulta migra nella regione perianale (di solito di notte) e deposita le uova entro le pieghe cutanee. Le uova possono sopravvivere per 3 settimane a temperatura ambiente. A volte le larve possono schiudersi rapidamente nella regione perianale e ritornare nel retto e nel tratto intestinale più basso (retroinfestazione).

 

I SINTOMI

I sintomi delle verminosi, per lo più subacuti e dunque sfumati, sono legati alla capacità dei parassiti di riversare direttamente nel sangue le tossine (per noi veleni) del loro metabolismo. Quindi possono  comparire allergie, anemia (dovuta a malassorbimento di vitamine o alla perdita di sangue dal tratto intestinale), dolori addominali, fatica cronica, ridotta efficienza del sistema immunitario, stipsi o diarrea,  gonfiore addominale, eruzioni cutanee, ingrossamento dei linfonodi, aumento dell’appetito, febbre, dolori muscolari o articolari, nervosismo, occhi arrossati, disturbi del sonno con bruxismo, aumento o perdita di peso.

Le infezioni da ossiuriasi sono le più comuni e la maggior parte delle persone infestate dagli ossiuri non ha però alcun sintomo evidente. Sintomo più frequente il semplice  prurito attorno all’ano specie notturno, insonnia e irritabilità e possono  comparire piccole ferite attorno all’ano per l’incessante grattamento. Sono i movimenti del verme femmina e la sostanza gelatinosa in cui essa deposita le uova a causare il prurito anale. Nelle bambine i parassiti adulti possono migrare nella cavità vaginale provocando una vaginite pruriginosa.

 

LA DIAGNOSI

La parassitosi sia nel bambino che nell’adulto sono accompagnate da sintomi piuttosto strani  e talora inspiegabili : insonnia, prurito rettale specialmente la notte, fame insaziabile o anoressia,  pallore, occhi infossati e occhiaie anche dopo un lungo riposo.

La diagnosi viene effettuata con una semplice analisi delle feci, dove vengono ricercate le uova del parassita. Tutti gli agenti responsabili delle parassitosi intestinali diffuse nella nostra area geografica possono essere evidenziati nelle feci come tali o sotto forma di uova o larve. La loro identificazione non è agevole. I campioni di feci devono essere tre e raccolti in giorni e momenti differenti. Le feci dovrebbero essere inviate al laboratorio analisi immediatamente dopo la raccolta.

I parassiti sono molto contagiosi, perciò occorre estendere l’indagine a tutta la famiglia e agli eventuali animali domestici, specialmente  se cani.

Le Scotch test si esegue utilizzando un nastro adesivo (scotch) trasparente,  La raccolta deve essere eseguita al momento del risveglio mattutino, prima di evacuare e prima di lavarsi. Bisogna  servirsi si un pezzo di nastro adesivo (5-6 cm) un poco più corto del vetrino fornito dal laboratorio che eseguirà l’esame, appoggiare il nastro adesivo sull’apertura anale comprimendo bene sulle pliche perianali e lasciare in sede per circa 15-20 minuti, staccare il nastro adesivo dall’orifizio anale ed applicarlo ben disteso sul vetrino. Il campione va consegnato  al laboratorio entro 2-4 ore dal prelievo oppure conservato in frigorifero per non più di 48 ore.

 

LE CURE MEDICHE FARMACOLOGICHE

I farmaci utilizzati contro i vermi sono detti antielmintici o farmaci antiparassitari e si dispensano sotto forma di compresse o sciroppo. I più usati sono il pirantel pamoato per gli ascaridi e l’anchilosotma duodenalis, il tiabendazolo per ossiuri,  Strongiloides Stercoralis , Trichunella S., iNiclosamide, Tenia saginata e Tenia Solium.  Per gli ossiuri il pirantel-pamoato si somministra alla dose di 11 mg/Kg in dose unica, oppure il mebendazolo o il flubendazolo alla dose unica standard di  100 mg (solo per età maggiori di 2 anni). Qualunque sia il preparato, la somministrazione avviene per bocca in un’unica dose e va ripetuta  dopo due settimane (per avere la certezza di eliminare anche i vermi nati da uova dischiuse successivamente alla prima dose). Poiché infestazioni multiple tra i familiari sono la regola il trattamento andrebbe esteso a tutti i membri della famiglia e deve essere associato a numerose norme profilattiche come la frequente e accurata pulizia delle mani, della regioni perianale, della biancheria intima, degli oggetti utilizzati dal portatore eccetera. Se  gli ossiuri ricompaiono entro due mesi dal trattamento è probabile che il trattamento non sia stato efficace; se la ricomparsa avviene oltre i due mesi allora è probabile che si tratti di una nuova infestazione, data la notevole diffusione nell’ambiente  degli ossiuri e delle loro uova.

 

LA  TERAPIA ALIMENTARE

Alcuni cibi sono in grado tradizionalmente di limitare molto o a volte eliminare le infestazioni  rendendo l’intestino dell’ospite poco piacevole per il parassita. Tra di essi: l’aglio, le cipolle e i porri, sia crudi che cotti, oppure l’ananas abbinato alla carne, i semi di zucca, la cannella, il chiodo di garofano, il curry, l’anice e la buccia di limone hanno effetto vermifugo (distruggono i vermi).

Un’alimentazione sana ed equilibrata, ricca di fibre derivanti dalla frutta e dalla verdura, riduce il rischio di infestazioni parassitarie. Sarebbe meglio non assumere più di tre volte alla settimana  pasti a base di prodotti che creano putrefazione (latticini, uova, pollo, pesce, salumi, insaccati, carne rossa, ecc.) e aumentare l’utilizzo di verdura, frutta fresca e cereali. Inoltre per il ripristino della flora intestinale può essere utile assumere fermenti lattici  (probiotici) mezz’ora prima di pranzo e cena.

Altri consigli partici per essere sicuri di debellare gli inopportuni ospiti: lavarsi bene le mani prima di toccare il cibo, tenere le unghie preferibilmente corte e lavarle regolarmente spazzolando bene con acqua e sapone, fare il bidet ogni volta che si usa il bagno, lavare ad alta temperatura, in lavatrice a 60 °C ogni mattina tutta la biancheria intima, le lenzuola e gli asciugamani.

 

LA TERAPIA OMEOPATICA

Tra i farmaci omeopatici il più usato  ed efficace è CINA

L’Artemisia Cina (famiglia delle Composite) è una pianta erbacea di circa 50 cm di altezza originaria della steppa del Turkestan.  La Tintura Madre viene preparata con i fiori fatti seccare prima che sboccino e contiene oli essenziali oltre alla santonina, un lattone ad azione antielmintica.

La sperimentazione omeopatica provoca sintomi  sovrapponibili alla parassitosi. Il tipo più sensibile a questo medicinale  è generalmente un bambino imbronciato, nervoso, dal carattere difficile se non insopportabile:  non vuole essere toccato, accarezzato, guardato e non sopporta essere preso in braccio. Il viso è pallido, con occhiaie profonde; il sonno è agitato  con digrignamento dei denti , lamenta spesso dolori addominali.  I sintomi si aggravano  durante la luna nuova e a volte con la luna piena, la notte, dall’essere toccato o anche solo guardato e migliorano se coricato sul ventre. A tutte le età il soggetto più sensibile a Cina  presenta un  carattere insopportabile, capriccioso e collerico, sbadigli continui e immotivati, bruxismo e terrori notturni, appetito costante, continuo, sproporzionato, tosse secca e spasmodica aggravata di notte, a volte incontinenza urinaria  o enuresi,  prurito intorno agli orifizi, soprattutto ano e naso, che si strofina  spessissimo.

Le diluizioni per i disturbi fisici  saranno basse (da 5 CH a 9 CH) per i disturbi del comportamento alte diluizioni (30 CH o più) Il rimedio andrebbe somministrato preferibilmente durante le variazioni delle fasi lunari, classico momento dell’aggravarsi dei sintomi.

 

ALTRI RIMEDI OMEOPATICI SINTOMATICI PER LE  VERMINOSI

PER LE COLICHE ADDOMINALI:  CUPRUM ACETICUM se il dolore migliora quando il paziente si piega su se stesso.

PER IL PRURITO : URTICA URENS se il prurito migliora con le applicazioni calde, APIS se il prurito migliora con le applicazioni fredde, RATHANIA  se il prurito non migliora mai.

 

NOTA

Durante una cura omeopatica resta importante riuscire a modificare la suscettibilità a farsi parassitare dei soggetti affetti da verminosi. con una cura detta “di BASE, “ di terreno “ o “di simillimum”, da somministrare per lunghi periodi, anche durante i momenti di  benessere .

Per fare qualche esempio: SILICEA agirà su costituzioni magre, freddolosa, demineralizzate, SULPHUR IODATUM nei magri, pallidi, astenici e anoressici, sui grassi e deboli  potrà esser utile CALCAREA CARBONICA,  utile invece SULPHUR se grassi ed energici…e molto altro ancora

Inserito da:

Giorgio Diaferia

Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione,è direttore Sanitario del Centro di Medicina Preventiva e dello Sport del SUISM-Università di Torino. E' docente a contratto in Medicina dello Sport Università di Torino. Dirige lo Stabilimento di Cure Fisiche del CMP e dello Sport del SUISM-UniTo E' medico di medicina generale e giornalista pubblicista.

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