Quando l’acqua finisce sui giornali, la stampa e le emergenze

Quando l’acqua finisce sui giornali, la stampa e le emergenze

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Deborah Pedone | Troppo spesso capita che i giornali e i giornalisti si interessino a un problema solo quando esso diventa tale, prestando attenzione ai segnali che il Pianeta costantemente ci invia solo in tempi di crisi. Succede così per i cambiamenti climatici, fenomeno che coinvolge un bene primario per gli esseri umani: l’acqua.

«Il problema dell’acqua è ambivalente» ha detto Mimmo Vita presidente dell’Unione nazionale giornalisti agroalimentari, durante il panel del Festival del Giornalismo Alimentare dedicato al tema dell’acqua. «L’acqua genera problemi quando è assente, ma anche quando è troppo presente» continua Vita. Di essa bisogna avere rispetto e saperla tutelare, ma anche governarla.

Allarmanti i dati già in nostro possesso, secondo il giornalista scientifico e climatologo Luca Mercalli: nonostante i freni imposti dai vari negoziati politici, Met Office -il servizio meteorologico nazionale del Regno Unito- sostiene che nei prossimi cinque anni la temperatura sarà già aumentata di 1,5° rispetto alle medie e che, ad oggi, in Groenlandia ci sono zero gradi. Venticinque gradi sopra la consueta media stagionale.

Il 2017 è stato l’anno più caldo degli ultimi cinquant’anni. Per quasi quattro mesi Smat (Società Metropolitana Acque Torino) ha gestito una gravissima emergenza idrica in cinquanta dei duecento comuni serviti e, secondo le previsioni della società, nei prossimi decenni calerà drasticamente sia la quantità sia la qualità dell’acqua. Per mitigare questa doppia carenza si è pensato ad alcuni miglioramenti nella gestione della risorsa idrica. Prioritario il potenziamento degli impianti di depurazione, prima causa di inquinamento dei corpi idrici italiani. Ma non solo: Smat ha pensato di sfruttare i grandi invasi già esistenti in montagna, costruendo due acquedotti, in Valle di Susa e in Valle Orco. Quest’ultimo servirà oltre cinquanta comuni tra il canavese e calusese.

«L’acqua è essenziale anche per il funzionamento delle città» spiega Dario Padovan, sociologo che si occupa del metabolismo idrosociale e consumo di cibo. «Al suo interno entra energia, acqua e materia, che verrà espulsa sotto forma di rifiuti. Bisogna, quindi, sapere che l’acqua è portatrice di inquinanti, tra cui i grassi». Il grasso portato dall’acqua interagisce con le infrastrutture urbane e possono crearsi i cosiddetti Fatberg, iceberg di grasso che, come avvenuto a Londra, può solidificarsi e bloccare il normale funzionamento della città stessa.

Non si può intervenire sul problema se non si interviene sugli sprechi ma, soprattutto, non si deve intervenire solo quando l’emergenza è ormai avviata, sostiene Daniela Sciarra di Legambiente: «lo strumento principale sono i dati. Essi vanno riproposti costantemente, di modo che tutti sappiano quali sono i problemi e si possa agire direttamente».

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