Dal Barollo al Parmesan, quando il cibo italiano è un falso

Dal Barollo al Parmesan, quando il cibo italiano è un falso

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Simone Panero | La chiave del successo del cibo made in Italy è nella serietà e nella costanza delle nostre aziende ed è fondamentale difendere l’origine dei nostri cibi. La contraffazione comporta notevoli danni per la nostra economia e per le importazioni all’estero e proprio per questo è stato istituito un piano di lavoro affinché non vengano distribuiti negli scaffali dei supermercati prodotti come il vino “Barollo” o il formaggio “Parmesan”, per citare solo alcuni esempi classici. Il rischio fake nel carrello della spesa sta aumentando notevolmente e la pratica colpisce soprattutto formaggi e salumi, ma anche prodotti ortofrutticoli e pasta.

Di cibo italiano e di quanto spesso la denominazione delle nostre eccellenze gastronomiche sia usata impropriamente nel mercato internazionale si è occupata la terza edizione del Festival del Giornalismo Alimentare, che ha riunito intorno allo stesso tavolo produttori, esperti del settore e giornalisti.

Per il presidente di Confindustria Piemonte Franco Biraghi occorre puntare sulla qualità e sulla sicurezza delle materie prime, difendendo ciò che è difendibile, come l’origine montana del cibo e lo splendore dei nostri oli. Per il presidente di Coldiretti Torino Fabrizio Galliati, gli stati stranieri utilizzano l’italian sounding in maniera del tutto impropria per attirare i consumatori; l’ordine di grandezza dei guadagni si aggira attorno ai 90 miliardi di dollari e in questo modo vengono penalizzate le aziende agricole, si perdono posti di lavoro e l’intero sistema viene messo in discussione. Si tratta di un business molto conveniente poiché le sanzioni sono ridicole e difficili da comprovare al netto di un ricavato piuttosto elevato. Persino alcune aziende italiane vendono prodotti falsificati. Un problema che va affrontato e risolto alla radice.

«I dati di riconoscimento del brand e italian sounding sono comunque positivi – spiega Paolo Cumino di Regione Piemonte – l’83% dei vini sono DOC (di origine controllata), 59 per la precisione. La Regione riconosce ben 338 prodotti agroalimentari, l’iter per il controllo di prodotti DOP e IGP è sostenuto da indicatori geografici e di qualità. La regione opera in tre ambiti di intervento: accesso dei prodotti tradizionali, misure di sostegno, vigilanza e controllo».

Il nostro paese è stato il primo al mondo a dotarsi di un reparto speciale delle forze dell’ordine, per garantire l’efficienza del settore. A comandarlo il colonnello dei Carabinieri Luigi Cortellessa, anche lui al tavolo del Festival a difendere i valori italiani e le specialità agroalimentari italiane.

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