Spreco alimentare, le responsabilità dell’informazione

Spreco alimentare, le responsabilità dell’informazione

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Simone Panero | Abitualmente tendiamo a pensare allo spreco alimentare come a quello che facciamo a casa, quando non finiamo di mangiare e buttiamo tutto nel cestino. In realtà la questione ricopre una fetta molto più ampia del settore. Ogni anno nel mondo un terzo del cibo per il consumo umano viene sprecato e in Italia, ogni anno, buttiamo nella spazzatura 145 chili di cibo per abitante.

Il 1° febbraio si è celebrata la giornata mondiale per la lotta allo spreco alimentare, occasione per rimarcare come il nostro paese sia piuttosto attento alle politiche di recupero, posizionandosi al quarto posto in questa speciale classifica. In occasione del Festival del Giornalismo Alimentare il tema ha suscitato grande interesse: non è solo un discorso di economia domestica, comunicazione, etica ed ecologia sociale ma riguarda anche di fake news e la mal-informazione.

Ne ha parlato il vicepresidente di Federalimentare Aurelio Ceresoli che ha presentato il progetto Life Food Waste Stand Up con lo slogan “meno spreco alimentare, più solidarietà”. L’iniziativa riunisce sostanzialmente quattro attori principali: Federalimentare, le aziende e la distribuzione, i consumatori e il Banco Alimentare Onlus. L’obiettivo è la riduzione dello spreco affiancato al recupero delle eccedenze al fine di incrementare le donazioni a favore dei bisognosi. L’industria alimentare è al secondo posto in Italia, non c’è molta innovazione e si fa fatica ad esportare ma in tutto il mondo invidiano i nostri prodotti.

Ma come i paesi possono legiferare? Ha provato a rispondere Roberto Corgnati di Regione Piemonte, che punta il dito contro un’informazione poco attenta e responsabile dello scarso processo di sensibilizzazione: «Il dato dello spreco alimentare in Italia è lo 0,6% del PIL nazionale. Molti giornalisti scrivono che abbiamo diminuito gli sprechi del 40% rispetto all’anno precedente ma si tratta di un grave errore di fondo: le modalità di rilevazione sono differenti, lo scorso anno fu misurata la percezione dei consumatori mentre oggi il Waste Watch, l’osservatorio dello spreco alimentare, si serve di un diario giornaliero dove vengono segnati tutte le eccedenze. Ciò deve far riflettere».

Anche dell’acqua si può fare un uso improprio e sprecarla. Lorenza Medici di Smat Torino ha indicato le nuove proposte della società: «Una persona consuma in media 200 litri di acqua al giorno e soltanto due di questi sono destinati all’atto di bere. Smat rende potabile anche quei 198 litri consumati, opera in simbiosi con i disastri ambientali e al clima, siccità e alluvioni che modificano la qualità dell’acqua. Soltanto nel 2017, le nuove case dell’acqua o punti Smat hanno erogato 43 milioni di litri d’acqua risparmiando in termini economici e di smaltimento delle bottiglie di plastica». Torino rimane un polo all’avanguardia e un punto di riferimento in Europa da questo punto di vista.

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