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L’Ossessione secondo Lorenzo Camaiti

L’Ossessione secondo Lorenzo Camaiti

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Ogni volta che il nostro sguardo si posa su un giovane dovremmo fare attenzione che sia un esame attento e non una svista. Quando ci fermiamo a parlare con lui dovrebbe essere per ascoltarlo, non solo per spiegargli la vita. E tutte le volte che fugge dal nostro mondo dovremmo chiederci seriamente se abbiamo fatto tutto il possibile perché lui se ne sentisse affascinato.

La vera ricchezza de L’Antro delle Muse, l’allegato culturale che è nato in seno al nostro giornale Ecograffi.it, è quella di poter contare sul confronto con i giovani, quelli che si affacciano al mondo dell’arte al termine dei loro studi, quando la vita professionale è solo all’inizio.

E’ il loro parere che, affiancato a quelli più autorevoli, aiuta a cogliere il più prezioso punto di vista, quello più limpido, scevro da ogni incrostazione umana o deriva intellettuale. Così, l’analisi dei grandi temi della vita diventa una velina trasparente sul vero significato di un’opera.

Ecco dunque che il numero del giornale dedicato al tema de L’Ossessione ha raccolto la descrizione che Enzo Restagno, critico di fama internazionale, ha dato dei suoni dolci e ossessivi della natura nel corso delle sue celebri passeggiate nei sentieri delle Dolomiti e la recensione che Valeria Cacioppa, neo letterata, ha scritto di Follia, capolavoro di Patick McGrath. Il racconto de L’Ossessione secondo Francesco Piccolo, scrittore e sceneggiatore di grande successo e il pezzo che Valeria Biagiotti, giovane umanista, ha scritto su La morte di Venezia, capolavoro di Thomas Mann.

Ed stato proprio collaborando con una squadra di giovani che è arrivata la proposta allettante di Lorenzo. Diciannovenne, bello e dal fisico imponente, mi ha dato la sensazione di un giovane atleta pieno di vita e dal sorriso smagliante.

Non avevo calcolato l’amore per l’arte che Lorenzo nutre fin da bambino e una straordinaria, vera passione per la mitologia. Mi propone di realizzare una maschera sul tema de L’Ossessione a patto di dedicare al suo lavoro la giusta attenzione.

Lo ascolto divertita, pensando che fosse troppo giovane per realizzare un oggetto tanto complesso ma decido di seguirlo, perché mi fido sempre dell’entusiasmo.

Dopo circa una settimana Lorenzo mi chiama per mostrarmi la sua opera.

Nulla avrebbe potuto far presagire l’incanto che ho provato nel vedere il suo lavoro compiuto. La maschera è di una bellezza illuminante e di una complessità sorprendente.

Si tratta di un’opera nata da uno stampo in gesso coperto di carta -paglia e colla di farina, vecchia modalità usata per costruire le maschere.

Appare immediatamente il sofisticato lavoro di ricerca che Lorenzo ha fatto per inserire ogni orpello, ogni dettaglio non abbandonato al caso ma frutto di un’attenta meditazione.

Io guardo incantata e lo ascolto rapita: «Non è casuale che la maschera sia composta da tre facce: rappresenta Brahamā, divinità maschile e primo membro, insieme a Visnu e Śiva, di Trimurti, triade suprema nell’ambito della religione induista. La mitologia narra della sua inguaribile ossessione per la figlia che lui osservava senza sosta e da ogni possibile angolo di visuale. Ecco perché veniva rappresentato da tante facce e fu proprio questa ossessione a penalizzare la costruzione di molti templi dedicati a lui. Per rifinire la maschera ho attinto anche ad altre culture, come quella egizia, e questo spiega il copricapo oltre alla presenza di tanti serpenti, con denti simili a zanne, tutti indirizzati ossessivamente verso gli occhi di Brahamā, fuoco della sua debolezza. I rettili aggrovigliati tra loro stati attaccati con colla vinilica affinché simuli la pelle di serpente in caso di danneggiamento. Operazione complicata, data la consistenza della tipologia di colla, ma molto efficace nel risultato. I rettili li ho scelti come trait d’union tra diverse culture. La maschera, come può vedere, si ispira anche a Gustave Doré e, in un’accezione più ampia, potrebbe rappresentare il volto di Lucifero. Dio dell’Inferno

Ho provato una grande tenerezza nell’ascoltare il colto racconto di Lorenzo che non ha mai smesso di rivolgersi a me senza osare il Tu colloquiale, sintomo dell’educazione ricevuta, mentre il riferimento a Gustave Doré e all’Inferno mi ha colpito evocando in me la sublime illustrazione che il grande artista eclettico e poliedrico ha fatto del Canto I dell’Inferno di Dante.

Lorenzo Camaiti ha solo diciannove anni ma quel giorno è riuscito a sorprendermi offrendomi uno dei più bei lavori sull’Ossessione tra quelli che mi sono stati offerti e stanando ogni lontano pregiudizio sulla capacità dei giovani di percepire e raccontare la vita.

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