#SalTO18 | Martiri di carta

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Deborah Pedone | La Prima Guerra Mondiale inizia, per l’Italia, un anno dopo rispetto agli altri Paesi europei coinvolti. Ciò nonostante il 1914 è stato un anno di enorme importanza per il nostro Paese, che si trovò alle prese con quella che venne definita la Guerra di Carta. È la guerra combattuta sui giornali, che ha fatto del 1914 l’anno più importante per la stampa italiana.

Il ruolo del giornalista assume nuovi connotati. La partecipazione non è solo armata ma anche, e soprattutto, professionale, nonostante le enormi difficoltà e limiti imposti dalla censura ai giornalisti sul fronte.

È questo il tema affrontato nel volume Martiri di carta. I giornalisti caduti nella Prima Guerra Mondiale curato dal giornalista Pierluigi Roesler Franz e da Enrico Serventi Longhi, professore a alla Sapienza di Roma. Il libro è stato presentato al Caffè Letterario del Salone del Libro di Torino. All’incontro hanno partecipato anche il professore del corso di laurea in Scienze della Comunicazione dell’università di Torino, Mauro Forno, e il segretario generale della Fondazione Murialdi e direttore della Fnsi, Giancarlo Tartaglia.

«La ricerca nasce l’11 maggio 2011 con il ritrovamento della lapide che riportava il nome di alcuni giornalisti, semi sconosciuti, caduti durante la Grande Guerra. Da qui si è riusciti a risalire a 264 nomi di giornalisti italiani, morti già nel 1914, un anno prima dell’entrata ufficiale in guerra dell’Italia. Sono sette, infatti, i giornalisti caduti in Serbia, durante lo scontro con l’Impero austro-ungarico, divenuti poi eroi serbi, completamente dimenticati, invece, dall’Italia», spiega Tartaglia per introdurre il lavoro di ricerca realizzato nell’arco di sette anni per dare vita al volume. «È un modo per raccontare un pezzo della nostra storia che non viene mai approfondito nelle scuole ma che è molto interessante, perché si scoprono storie e personalità oggi completamente accantonati».

Un titolo è ambivalente, come ammette Enrico Serventi Longhi: si narrano le vicende di giornalisti che sono, però, eroiche e drammatiche nello stesso tempo. Personalità forti ed ugualmente deboli. Il volume scava su queste tracce e dà vita a percorsi di analisi di profili biografici molto interessanti.

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