#SalTO18 | Nuvola Lavazza, cultura d’impresa e trasformazione della città

#SalTO18 | Nuvola Lavazza, cultura d’impresa e trasformazione della città

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Simone Panero | In occasione della 31ª edizione del Salone Internazionale del libro è stato presentato il volume che racconta la nuova sede della Lavazza. Il nuovo complesso ospiterà il museo, l’archivio storico, lo IAAD (Istituto d’Arte Applicata e Design), la centrale Lavazza e due punti ristoro. Petunia Ollister, celebre blogger, ha coordinato la presentazione e il racconto corale del nuovo edificio Lavazza di via Bologna 32, una dichiarazione d’intenti, non solo architettonica, di un edificio vivo, animato dalle persone, dalle idee e dal pensiero che prende forma nel quartiere Aurora a Torino.

«Il progetto nasce quasi dieci anni fa con l’intento di dare anima e corpo all’azienda, procediamo con una mentalità aperta e attenta alla sostenibilità» ha spiegato Francesca Lavazza. «Lo scouting è stato lungo ma alla fine abbiamo capito quale fosse la giusta identità architettonica e visiva di Lavazza. Sentiamo un’appartenenza familiare e territoriale, bisogna riconoscere alla città di Torino questo primato. Il caffè è anche il simbolo dell’inizio, con diverse iniziative cercheremo di “miscelare” le comunità che abitano il quartiere».

Infatti “Nuvola” è aperto a tutti, un centro frequentabile, un giardino, un luogo accogliente. Durante la presentazione l’attrice Valeria Solarino ha letto alcuni passaggi di tre autori: Adriano Olivetti, “Arte come mestiere” di Bruno Munari e “Tutti giù per terra” di Giuseppe Culicchia che ha dato testimonianza diretta del progressivo cambiamento della città dal punto di vista culturale ma non solo.

Al termine della conferenza è intervenuto il primo architetto Cino Zucchi il quale ha reso “Nuvola Lavazza” materia, costruzione, edificio, ma non solo, ha anche recuperato una grande superficie in disuso. Il progetto riunisce gli uffici, i servizi ricreativi ad essi connessi e una serie di attività di relazione con il pubblico.

«Nuvola nasce non solo dal nostro lavoro e dallo studio dei materiali, è qualcosa di molto più grande -spiega l’architetto- contano anche i valori, i modi di fare di un’azienda, qualcosa di non matematico. Questo è il concetto di urbanity, una grande innovazione del settore, spesso le grandi multinazionali preferiscono costruire in luoghi affascinanti e lussuosi ma lontano dalla città e dalla gente. Qui la mensa di Lavazza diventa bistrot aperto a tutti».

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