Shakeaspeare in Shakeaspeare

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Debutto alternato al Teatro Carignano di Torino di Sogno di una notte di mezza estate e Romeo e Giulietta sul palcoscenico trasformato in prato

Antonella Frontani |  Il fremito dell’eros e il fuoco della ribellione serpeggiava nell’immenso prato che ha ridotto della metà la platea del Teatro Carignano di Torino. In scena, la commedia frivola e complessa nel contempo, nata dal genio del più grande drammaturgo di tutti i tempi: Wiliam Shakespeare.

Il matrimonio di Ippolita e Teseo sancisce il ritorno all’ordine dopo una guerra sanguinosa che li ha visti rivali, sullo sfondo di Atene, città simbolo dell’istituzione politica. Sogno, grande esempio di armonia stilistica, nella traduzione e adattamento di Elena Serra, diventa un suggestivo connubio tra ferocia e un senso dell’umorismo che sembra anticipare quello pirandelliano.

Come nelle commedie del Maestro, anche Sogno è pervasa di vis comica, quasi aristofanesca, che in questa opera, però, s’incupisce per l’emergere di forze ambigue. Ecco che la complicazione, il malessere, la malignità non sono più apporti esterni, errori evitabili, ma appaiono connaturati al fenomeno. L’amore, lungi dall’essere uno dei simboli positivi per Shakespeare, diventa una forza inumana, una possessione, quasi una malattia.

Elena Serra, facendo leva sull’affermazione del filosofo Jacques Lacan “l’inconscio è un linguaggio, senza codice” ne ha sviluppato il percorso facendo leva contemporaneamente sulle figure retoriche della metafora e della metonimia, saggio espediente per far assurgere ogni tensione che il testo racchiude.

La scelta di inserire nel Sogno l’essenza di Romeo e Giulietta attraverso lo scanzonato dialogo tra Piramo e Tisbe rende lo spettacolo surreale e affascinante. I due giovani talenti, Angelo Tronca e Yuri D’Agostino, ben conducono il dialogo tra i due amanti infelici che tanto assomiglia a quella di Romeo e Giulietta di cui, dopo risa e sberleffi, recitano l’autentico, tragico dialogo d’amore.

Un bellissimo lavoro di cui non può sfuggire l’impegno di Jacopo Valsania per l’uso magnetico delle luci, il contributo di Alessio Rosati e Aurora Diamanti per i costumi ma, soprattutto l’entusiasmo, la vitalità fisica, la passione dei giovani talenti che si sono misurati nel temuto confronto con il Maestro. Balzi di tono e ritmo, funamboliche capriole e corse improvvise hanno costellato (e complicato) la recitazione fresca e intensa.

Un’idea geniale è stata quella di sottrarre duecento posti alla platea in virtù di un prato che, spingendosi fin sotto i palchi, avvicina  gli attori al pubblico come avveniva ai tempi del Maestro.

Al Teatro Carignano va riconosciuto il merito del coraggio, della lungimiranza e di una grande, grande competenza.

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