MigrEye, i volti delle migrazioni

MigrEye, i volti delle migrazioni

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JB | Le case di ringhiera e i primi casermoni delle Vallette, i banchi del mercato di Porta Palazzo e i vicoli di San Salvario. I volti a colori dei migranti di oggi accanto al bianco e nero degli immigrati degli Anni Sessanta. Visi di bambini che giocano al fianco di uomini e donne sofferenti, alle prese con una quotidianità difficile, lontano dalla propria terra di origine.

È la storia di mezzo secolo di migrazioni a Torino, raccontate dagli scatti di Mauro Raffini, attento osservatore e testimone dei fenomeni sociali che dal Dopoguerra a oggi hanno toccato e trasformato la città. Ottanta istantanee che il fotografo torinese ha raccolto nella mostra MigrEye, ospitata nella galleria Carla Spagnuolo di Palazzo Lascaris.

«Ho visto Torino trasformarsi, ho potuto fotografare tutte le migrazioni da sud a nord, iniziando dai tanti italiani che dal meridione arrivavano in città, chiamati dal sogno del posto fisso alla Fiat, che dava lavoro a 80mila persone» ha detto Raffini inaugurando la mostra. «Poi sono arrivati gli Anni Novanta, con i primi immigrati albanesi e maghrebini. Infine i migranti di oggi, e li ho fotografati insieme ai mediatori culturali che li accompagnano nel loro percorso di integrazione».

Tre sono anche le sezioni della mostra, a raccontare ciascuna le tre ondate migratorie che hanno avuto come centro Torino.

Nella prima parte, il bianco e nero gli anni del boom economico, quando a migrare dal sud erano gli italiani e quando la destinazione si chiamava Fiat. L’obiettivo di Raffini fissa così gli arrivi dei nuovi torinesi a Porta Nuova e le sistemazioni di fortuna nei palazzi fatiscenti del centro, le prime lotte sindacali e le occupazioni, il lavoro e i momenti di festa, l’inclusione non sempre facile.

Appena vent’anni dopo è già tempo di altre integrazioni. Gli Anni Novanta sono caratterizzati da una nuova e per molti versi sconosciuta fase migratoria, con gli arrivi dal Nord Africa e dai Paesi dell’est, in particolare dall’Albania. L’obiettivo di Raffini immortala altri volti, ora a colori, sullo sfondo dei quartieri di Porta Palazzo e di San Salvario.

L’ultima sezione della mostra è dedicata all’attualità: un susseguirsi continuo dei visi dei migranti di oggi, fotografie stampate a colori su un’unica striscia fotografica. Bambini, ragazzi, donne e uomini fuggiti da guerre e persecuzioni, alla ricerca di condizioni di vita migliori per dimenticare gli orrori che si sono lasciati alle spalle.

Fondamentale, in questo ennesimo processo di integrazione, la figura dei mediatori: «siamo persone che hanno fatto tesoro del proprio passato per comprendere meglio le difficoltà e le opportunità che ogni giorno si presentano ai nuovi arrivati» spiega Blenti Shehaj, presidente di AMMI, l’Associazione Multietnica dei Mediatori Interculturali che ha collaborato all’allestimento della mostra.

La mostra Migreye, resterà aperta a Palazzo Lascaris -sede del Consiglio regionale del Piemonte- fino al prossimo 7 settembre. L’ingresso è gratuito. Per saperne di più consulta il sito internet di CRP

In Piemonte -secondo i dati della Prefettura di Torino- sono 12.575 gli stranieri richiedenti asilo, su una popolazione complessiva della regione di 4 milioni e mezzo di persone (poco meno dell’1% del totale dei residenti). Gli stranieri sono accolti in 185 Comuni e si trovano in 360 “accoglienze” in gruppi inferiori a venti persone.

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JB

Journalist and videoreporter | https://about.me/jacopobianchi

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