Tubercolosi e screening nei richiedenti asilo in Germania

Tubercolosi e screening nei richiedenti asilo in Germania

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E’ stato pubblicato un interessante articolo su The Lancet Public Health (qui trovi l’articolo completo)

Lo screening per la tubercolosi tra i richiedenti asilo è una pietra miliare delle strategie di prevenzione e controllo della tubercolosi in molti paesi europei. I programmi di screening devono seguire i classici criteri di screening di Wilson e Jungner e dovrebbero garantire che lo screening si basi su prove, monitoraggio e garanzia della qualità.1 I richiedenti asilo costituiscono una popolazione dinamica i cui paesi di origine, circostanze e percorsi – e quindi il cui rischio di tubercolosi – variare nel tempo. Pertanto, i sistemi di informazione sanitaria dovrebbero idealmente produrre dati rappresentativi a livello nazionale, tempestivi e affidabili per la resa e il risultato dello screening per paese d’origine per facilitare la valutazione delle prestazioni di screening e per consentire un processo decisionale informato a livello politico.

La tubercolosi è una malattia contagiosa che si trasmette per via aerea mediante un batterio, il Mycobacterium tuberculosis. Il contagio può avvenire per trasmissione da un individuo malato, tramite saliva, starnuto o colpo di tosse. Per trasmettere l’infezione bastano pochissimi bacilli anche se non necessariamente tutte le persone contagiate dai batteri della Tb si ammalano subito. Il sistema immunitario, infatti, può far fronte all’infezione e il batterio può rimanere quiescente per anni, pronto a sviluppare la malattia al primo abbassamento delle difese. Si calcola che solo il 10-15% delle persone infettate dal batterio sviluppa la malattia nel corso della sua vita. Un individuo malato, però, se non è sottoposto a cure adeguate può infettare, nell’arco di un anno, una media di 10-15 persone.

Nonostante sia una malattia prevenibile e curabile, la Tb costituisce oggi una delle emergenze sanitarie più drammatiche, tanto da essere stata dichiarata emergenza globale nel 1993 dall’Oms per l’enorme carico sanitario, economico e sociale che la accompagna. La Tb è infatti ancora trattata con strumenti diagnostici e farmaci di vecchia concezione, mentre una diagnosi precoce e l’uso di trattamenti adeguati e innovativi potrebbe incidere significativamente sulla riduzione della malattia.

Per riuscire a ridurre significativamente l’incidenza di questa malattia nel mondo, è nata nel 2000 l’alleanza globale Stop Tb, un network di oltre 400 organizzazioni internazionali, Paesi e associazioni pubbliche e private coordinate dall’Oms, che ha lanciato un primo piano globale per fermare la Tb (2001-2005) e, a inizio 2006, un secondo piano globale (2006-2015).(Fonte Epicentro)

 

Inserito da:

Giorgio Diaferia

Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione,è direttore Sanitario del Centro di Medicina Preventiva e dello Sport del SUISM-Università di Torino. E' docente a contratto in Medicina dello Sport Università di Torino. Dirige lo Stabilimento di Cure Fisiche del CMP e dello Sport del SUISM-UniTo E' medico di medicina generale e giornalista pubblicista.

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