I dati dell’ European Health Report 2018

I dati dell’ European Health Report 2018

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Lo European Health Report 2018 giunge puntuale al suo appuntamento triennale quale strumento di verifica degli obiettivi del programma Health 2020, e viene pubblicato con qualche giorno di anticipo rispetto alla 68a riunione annuale del Comitato regionale per l’Europa dell’Oms che vede riuniti a Roma, dal 17 al 20 settembre 2018, i delegati dei 53 Stati membri.

Sulla base dei dati del rapporto Zsuzsanna Jakab, direttore regionale dell’Oms Europa, dichiara che «la maggior parte dei Paesi europei ha compiuto passi significativi verso il raggiungimento degli obiettivi chiave fissati da Health 2020, contribuendo così al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile legati alla salute dell’agenda 2030» ma rileva che «il progresso è tuttavia disomogeneo, sia all’interno che tra Paesi, tra i sessi e tra le generazioni. I fattori di rischio legati allo stile di vita destano preoccupazione, dal momento che possono rallentare o persino invertire, se non sono sotto controllo, i rilevanti guadagni nell’aspettativa di vita raggiunti».

I dati

Quali dati sostengono queste affermazioni? Prima di tutto la notizia del significativo aumento dell’aspettativa di vita nella Regione europea dell’Oms, con un guadagno di oltre un anno nell’arco di un quinquennio (aspettativa di vita alla nascita: da 76,7 anni nel 2010 a 77,9 anni nel 2015). La mortalità per tutte le cause è diminuita a partire dall’inizio del secolo, in ragione di circa il 25% negli ultimi 15 anni. Gli anni di vita in buona salute misurati con l’indicatore Hly (healthy life years o aspettativa di vita senza disabilità) sono passati, tra il 2010 e il 2015, da 8,8 a 9,4 anni per le donne, e da 8,7 anni a 9,4 anni per gli uomini.

Complessivamente l’Europa ha superato l’obiettivo di ridurre la mortalità prematura riconducibile alle 4 principali malattie croniche degenerative (malattie cardiovascolari, cancro, diabete mellito e malattie respiratorie croniche) dell’1,5% all’anno fino al 2020, dal momento che l’attuale andamento configura una riduzione del 2% all’anno. I cittadini di diversi Paesi europei hanno il più alto senso di “soddisfazione della vita” a livello mondiale.

Peraltro, la differenza dell’aspettativa di vita tra Paesi è pronunciata (11,5 anni) e fattori legati allo stile di vita ostacolano il miglioramento di questo dato in alcuni contesti. Infatti, il numero dei fumatori è tra i più alti a livello mondiale (sopra i 15 anni età fuma 1 persona su 3), il consumo di alcol, per quanto mostri una tendenza al calo, resta il più elevato al mondo, con ampia variabilità da 1 a 15 litri pro capite ogni anno, oltre la metà della popolazione è in sovrappeso e il fenomeno è in crescita.

In aggiunta, è motivo di preoccupazione il livello di adesione ai programmi di prevenzione vaccinale. Anche se, in generale, le coperture vaccinali stanno leggermente migliorando in Europa, emergono grandi disparità tra i Paesi che configurano situazioni di vulnerabilità della popolazione che hanno favorito epidemie di morbillo e rosolia. Alla fine del 2016, la trasmissione endemica di morbillo e rosolia è stata interrotta da più di 12 mesi nel 79% e 70% dei Paesi, rispettivamente.

Costituiscono parte integrante del rapporto alcuni fact sheet su temi di particolare attualità.

L’impegno dei Paesi membri

L’avvio del programma Health 2020 nel 2012 ha senza dubbio stimolato i Paesi membri al raggiungimento di obiettivi predefiniti, l’adozione di strategie e di politiche sanitarie e la misurazione dei progressi compiuti. Nel 2016, erano 38 i Paesi della Regione Europea dell’Oms che avevano fissato, o erano sul punto di fissare, obiettivi per la salute e il benessere e 42 quelli che avevano messo in atto strategie per il contrasto alle disuguaglianze. Ci sono quindi le premesse per ulteriori miglioramenti nel prossimo decennio fino a raggiungere gli obiettivi di salute compresi nei Sustainable Development Goals.

Non a caso questa edizione dello European Health Report mette l’accento, a partire dal titolo, sui dati e sulle evidenze. Questo approccio sarà potenziato da un’iniziativa del tutto nuova per le Regioni Oms, la European Health Information Initiative (Ehii), un forum multipartner di coordinamento di informazioni sulla salute, ricerca e traduzione delle conoscenze di tutta la Regione europea.

Appuntamento a Roma

I dati dello European Health Report 2018 vengono discussi alla 68a riunione annuale del Comitato regionale per l’Europa dell’Oms da oltre 400 autorevoli rappresentanti (ministri della salute e decisori politici) dei 53 Stati membri. L’agenda prevede di diversi temi:

  • una strategia per la salute maschile: l’aspettativa di vita dell’uomo si è allungata e nella Regione europea attualmente varia dai 64 agli 81 anni, ma in alcuni Paesi dell’Est il rischio di morire prima dei 45 anni di età è molto elevato, 5 volte superiore a quello dei Paesi dell’Ovest. Questo dato richiama la necessità di mettere a punto politiche sanitarie mirate
  • aattività di preparedness: nel 2017 nella Regione europea si sono verificati 20.000 segnali, 50 dei quali hanno avuto un’evoluzione in vere e proprie emergenze sanitarie. Il nuovo New Action Plan cerca di accelerare l’implementazione delle International Health Regulations (2005) entro il 2023, uno strumento per assicurare la protezione di oltre 1 miliardo di persone
  • malattie prevenibili con le vaccinazioni e programmi vaccinali: i focolai di morbillo hanno determinato 41.000 casi e 37 decessi nel primo semestre del 2018. È necessario adottare misure tempestive, diffuse e adeguate al contesto per fermarli e per eradicare la malattia in accordo con lo European Vaccine Action Plan
  • malattie trasmesse dai vettori: per effetto della globalizzazione, dei viaggi internazionali e dei cambiamenti climatici, questo gruppo di malattie rappresenta una nuova minaccia per la salute pubblica, specie nell’Europa meridionale e centrale (febbre West Nile) che richiede l’adozione di adeguati provvedimenti
  • spesa sanitaria: oltre l’8% delle famiglie non è in grado, in caso di spese sanitarie “out of pocket”, di sostenere le spese per i beni e i servizi essenziali (cibo, alloggio e consumi domestici): i Paesi devono impegnarsi al contenimento delle spese “out of pocket” sotto il 15% della spesa sanitaria complessiva.

Risorse utili

Fonte: Epicentro

Inserito da:

Giorgio Diaferia

Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione,è direttore Sanitario del Centro di Medicina Preventiva e dello Sport del SUISM-Università di Torino. E' docente a contratto in Medicina dello Sport Università di Torino. Dirige lo Stabilimento di Cure Fisiche del CMP e dello Sport del SUISM-UniTo E' medico di medicina generale e giornalista pubblicista.

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