La poesia scorre tra matematica e musica

La poesia scorre tra matematica e musica

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Sulle colline umbre, tra Nocera Umbra e Gualdo Tadino, si é svolta la dodicesima edizione del festival di musica classica di San Biagio. Il concerto di Edoardo Legnaro ha una inaugurato la manifestazione.

Antonella Frontani | Una laurea in matematica conseguita all’Università degli Studi di Padova e un diploma con lode, ottenuto contemporaneamente al Conservatorio Cesare Pollini di Padova, formano il suo biglietto da visita.

Ha solo ventiquattro anni, un’età entro la quale spesso deve ancora accadere tutto nella vita di un ragazzo, invece, Edoardo Legnaro è già un concertista di successo e la sua chitarra classica è il suo prezioso strumento di lavoro.

Il concerto in cui si è esibito lunedì 20 agosto nel Monastero di San Biagio ha inaugurato la dodicesima edizione del Festival nato in quel luogo di grande sacralità.

Costruito intorno all’anno 1000 sui resti di un altare pagano allo scopo di dare ospitalità a guerrieri, nobili e borghesi appartenenti all’ordine dei cavalieri templari il Monastero ogni anno diventa il miglior palcoscenico per un evento tanto affascinante.

Edoardo  raggiunge il centro dell’altare pagano con un’eleganza che segna il suo passo ed ogni piccolo gesto. E’ molto bello, ma sembra non farci caso. E’ concentrato e gentile verso il pubblico che lo accoglie curioso.

Il silenzio viene infranto dalle prime note del Preludio dalla Suite 997 di Johann Sebastian Bach ed è subito poesia.

Non esiste un repertorio bachiano per le sei corde ma l’esecuzione delle trascrizioni per chitarra sono diventate un banco di prova obbligatorio per chi vuole intraprendere la carriera concertistica ed Edoardo lo sa. Conosce bene le grandi difficoltà tecniche che le suite rappresentano e il rischio che si corre di offrire un’interpretazione impersonale, visto che è decisamente codificata. Eppure, munito di coraggio e professionalità, ha abbracciato la sua chitarra senza esitazioni per affrontare il confronto con il Maestro. Fin dalle prime note è emerso, oltre il volto da cherubino, un carattere d’acciaio. Un rigore e una dolcezza che hanno reso la partitura sempre musicale, anche nei passaggi più ostici.

Edoardo suona nel pieno rispetto delle intenzioni di Bach interpretando la suite con una partecipazione insolita per la sua giovane età. Il bellissimo sguardo che buca la platea quando parla, s’incrocia leggermente durante l’esecuzione in un lieve strabismo irresistibile. Più che suonare la sua chitarra sembra che Edoardo le parli con devozione e autorevolezza nel contempo. La domina e la serve, proprio come in un bellissimo duetto d’amore.

«La musica è linguaggio che uso per esprimere le mie emozioni –mi spiega nel corso di colloquio molto piacevole– più delle parole, sono le note a descrivere i miei stati d’animo Credo che sia quello che avverte  anche il pubblico perché la musica è un linguaggio universale che tocca la parte subliminale di ognuno». E’ molto attento all’uso delle parole, proprio come suggerisce la forma mentis di un matematico, ma lo sguardo scende a profondità vertiginose. Gli chiedo come sia riuscito a conciliare studi così impegnativi e apparentemente lontani come la musica e la matematica: «Si sono alternati nella mia vita nutrendosi a vicenda, in un percorso parallelo ma molto ravvicinato. Ho avuto bisogno delle due discipline per sentirmi completo».

Gli chiedo quale sia il repertorio che lo appassiona.

«Amo la musica del Novecento, in particolare quella tonale, legata all’armonia. E’ un genere che sento più vicino a me e che favorisce un’intesa immediata con il pubblico. Amo compositori come Leo Bower, Carlo Domeniconi, Nikita Koshkin che, quasi sempre, inclusi nei programmi dei miei concerti. La musica atonale è un bellissimo viaggio da condividere, però, in ambiti più strettamente professionali  come  i concorsi».

Intuisco dalla sue parole che il pubblico per lui ha una grande importanza: «Suono pensando esclusivamente al pubblico sentendomi spesso responsabile di una possibile mancanza di feeling con la platea». E’ rigoroso con se stesso, molto rigoroso «Quando sento che il pubblico non è particolarmente attento mi chiedo immediatamente se abbia fatto il possibile per appassionarlo. Se, per esempio, abbia capito e ben interpretato l’intenzione del compositore».

Mi tornano in mente le sue mani che suonavano Tango en Skai e Fuoco di Roland Dyens, il compositore francese che lo ha folgorato nel corso di un concerto: «Mi colpì la sua capacità di interagire con il pubblico e la sua scelta di opporsi ad un programma musicale predefinito. Da lui ho imparato l’importanza di adattare il programma musicale di un concerto alle esigenze emotive della platea».

La bellissima ragazza che lo fotografa di spalle mentre suona ha il passo di una gazzella e una grande similitudine ad Edoardo. E’ coetanea, chitarrista e laureata in fisica: è la sua fidanzata. Gli chiedo di lei: «Clara non è solo la persona che amo ma una compagna con cui condivido il mio percorso personale e professionale. Lei è un sostegno irrinunciabile». Mentre lo dice  torna lo sguardo pieno di ammirazione.

Gli chiedo se tornerà a suonare a San Biagio: «Certo, condivido pienamente l’entusiasmo con cui Anna e Mirko ( la direzione artistica) lavorano per diffondere la musica sul territorio, apprezzo la loro professionalità e sono decisamente sedotto dal fascino del luogo».

Prima di salutarci gli chiedo se, tra il pubblico neofita, sono più infiammabili i cuori giovani o quelli adulti: «La passione per la musica non ha età»mi risponde saggiamente.

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Giorgio Diaferia

Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione,è direttore Sanitario del Centro di Medicina Preventiva e dello Sport del SUISM-Università di Torino. E' docente a contratto in Medicina dello Sport Università di Torino. Dirige lo Stabilimento di Cure Fisiche del CMP e dello Sport del SUISM-UniTo E' medico di medicina generale e giornalista pubblicista.

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