La bioeconomia per l’economia circolare

La bioeconomia per l’economia circolare

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Federico Cuomo | Un’occasione di confronto per enti pubblici, aziende, mondo della ricerca e cittadini impegnati a cambiare le prospettive ambientali del nostro pianeta partendo da sistemi sostenibili di produzione e di consumo. Questo è stato l’incontro La Bioeconomia come strumento per l’Economia Circolare all’Environment Park di Torino.

L’evento è stato inaugurato da Paola Zitella, Manager dell’Environment Park, che ha descritto come il tessuto imprenditoriale torinese sia particolarmente attivo nell’indirizzare le proprie attività seguendo i tre principi dell’economia circolare: ridurre gli sprechi; riutilizzare gli scarti o reimmetterli nei cicli produttivi; riciclare solo ciò che non può essere riutilizzato.

Un variegato panorama di start-up che sta tentando di farsi strada e comunicare con il mondo della ricerca proprio all’interno di Envipark, il parco tecnologico nato sulle sponde della Dora, in una delle tante are industriali dismesse della città.

La parola è poi passata a Vincenzo Zezza, Dirigente del servizio Innovazione della Regione Piemonte, che ha evidenziato come la pubblica amministrazione regionale si stia muovendo per supportare l’ambito dell’innovazione ambientale incrementando i bandi e il supporto alla ricerca. Un impegno testimoniato dai 500 ricercatori assunti da imprese ed enti di ricerca tra il 2016 e il 2018, grazie ai fondi europei messi a disposizione della Regione per supportare le imprese innovative.

Un supporto alle imprese locali che arriva anche dal settore bancario regionale. Anna Monticelli, Dirigente di Intesa Sanpaolo, ha fatto notare come l’Innovation Center della banca, dedicato all’Economia Circolare e all’Innovazione, abbia supportato 1200 aziende nel trovare investimenti utili a promuovere i propri modelli produttivi, basati sulla sostenibilità e la riduzione degli sprechi.

Anche l’Università non resta a guardare, così come ha sottolineato il Vicerettore Marcello Baricco, indirizzando la propria didattica verso un approccio trasversale, che possa ottimizzare la comunicazione tra settori scientifici e umanistici nell’ottica di mutare il così detto “paradigma lineare” dell’industria, basato sul sistema produci-consuma-scarta. Un intento concretizzatosi con il Dottorato in Innovation for the Circular Economy che, da circa due anni, mira a formare giovani ricercatori o dipendenti di imprese ed enti pubblici provenienti da percorsi formativi differenziati: dalla Chimica alle Scienze politiche, passando per l’Economia e la Statistica.

Adottando la stessa logica sta lavorando il Politecnico che, come ha espresso il Rettore Guido Saracco, sta tentando di formare “ingeneri umanisti”, in grado di approcciarsi  al mondo del lavoro abbinando alle competenze scientifiche un’ottica onnicomprensiva, che sappia valutare tutta la complessità dei fattori intervenienti quando si parla di bioeconomia ed economia circolare. Lo stesso Saracco ha poi precisato come il cambiamento a livello produttivo non possa più attendere, in un mondo in cui la spaccatura tra un Occidente in crisi e una Cina sempre più competitiva, sta creando degli scompensi anche a livello ambientale. Conseguenze drammatiche alimentate da politiche scarsamente lungimiranti, come la recente apertura di Trump alle centrali elettriche a carbone e alla ricerca di pozzi petroliferi in aree protette.

Problematiche globali e difficili da affrontare localmente, ma Torino e il Piemonte sembra che ci tengano a dire la loro, puntando sulla ricerca di qualità, la creatività delle imprese e la voglia di andare verso un’economia sempre più circolare.

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