Il Senegal di Nuccia Maldera

Il Senegal di Nuccia Maldera

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Federico Cuomo | L’impressione che si ha parlando di Senegal con Nuccia Maldera, educatrice del Movimento di cooperazione educativa e Vicepresidente dell’Associazione senegalesi di Torino, è di poter toccare con mano le incredibili sensazioni che il continente africano può suscitare in chi decide di viverlo e amarlo.

Un amore profondo, che Nuccia ha alimentato negli ultimi otto anni, volando in direzione Dakar svariate volte e girando il paese per mesi, senza tralasciare gli angoli più remoti, potendo contare sui consigli e gli aiuti dei tanti amici senegalesi conosciuti a Torino.

Una passione e una conoscenza approfondita che le hanno permesso coltivare il suo senso critico in ambito di cooperazione e di programmi d’aiuto umanitario in Senegal. Uno sguardo autorevole volto anche alla comprensione delle ragioni e delle conseguenze ambientali e sociali del mutamento climatico vissuto dal paese negli ultimi anni.

Come è nato il tuo amore per il Senegal?

Nel 2011 ho iniziato a lavorare con un centro di formazione per adulti che aveva tanti ragazzi iscritti originari del Senegal. Ogni giorno leggevamo i giornali senegalesi insieme, e lavoravamo sulla lingua con dei programmi di scrittura collettiva. Ho iniziato a conoscere il Senegal attraverso le loro parole, ma a un certo punto ho capito di voler vivere di persona le emozioni che trapelavano dai loro racconti. Ho deciso così di visitare per la prima volta il Senegal, partendo da sola.

Dopo quel tuo primo viaggio, hai avuto la possibilità di tornare diverse volte in Senegal, lultima nellestate 2018. Quali sono le tue impressioni sugli effetti del cambiamento climatico nel paese?

In zone come il Sine-Saloum, un tempo ricche di coltivazioni, si percepisce la crescente siccità. I pozzi non hanno più acqua a sufficienza per alimentare il lavoro delle piccole industrie agricole locali. Spesso basterebbero piccoli investimenti per migliorare i sistemi di raccolta dell’acqua ed evitare gli sprechi, ma le famiglie di coltivatori non hanno le risorse economiche necessarie. In questo modo il cambiamento climatico sta colpendo soprattutto la fascia media dei senegalesi, che non ha accesso diretto ai fondi delle ONG.

A livello politico, come valuti i rapporti tra paesi europei, ONG e Senegal?

La presenza francese ha garantito negli anni una stabilità politica, ma c’è un desiderio di affrancamento della popolazione locale. Per quanto riguarda il nostro paese, mai come in questo momento ho percepito un così forte interesse da parte di associazioni e ONG italiane verso il Senegal. Tuttavia bisogna pensare a programmi di tutela dei mercati, per regolamentare il commercio agricolo e non lasciare che le multinazionali facciano scomparire preziosi prodotti locali, non offrendo contropartite economiche né occupazionali ai senegalesi.

Attualmente gli investitori europei hanno mezzi economici e infrastrutturali che per i senegalesi non sono nemmeno immaginabili, e questo alimenta la crisi della classe media.

I progetti di cooperazione dovrebbero coinvolgere dal basso le famiglie locali, per offrire un’opportunità di sviluppo reale, che abbia effetti nel lungo periodo, all’economia e alla società senegalese.

Da dove possiamo partire per dare il nostro contributo al Senegal?

Certamente dalla formazione e dallo studio. Come Movimento di cooperazione educativa abbiamo promosso un percorso educativo che mettesse a confronto i maestri senegalesi con i bambini italiani: la curiosità suscitata è stata incredibile.

Da un lato noi dobbiamo iniziare a conoscere la storia dei paesi africani per capire quali responsabilità abbiamo e come poter aiutare al meglio. Dall’altra, promuovere e garantire l’accesso allo studio in Senegal permetterebbe di formare generazioni di cittadini in grado di accedere più facilmente ai bandi europei e portare avanti le proprie attività. Come al solito, la vera soluzione sono i bambini.

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Questo documento è stato prodotto con il contributo finanziario dell’Unione europea. Il contenuto di questo documento è di esclusiva responsabilità di NutriAid International e non riflette necessariamente la posizione dell’Unione Europea.

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