“Buio”, alla ricerca della luce

“Buio”, alla ricerca della luce

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Nel corso della settimana dedicata all’Arte contemporanea Spazio Ferramenta ospita Buio, la prima personale di Niccolò Calmistro

Antonella Frontani |E’ stato più bello andare impreparata. Non sapere niente di Niccolò né della sua arte.

Il luogo mi ha immediatamente predisposto al meglio: Spazio Ferramenta, un infernotto affascinante, uno spazio underground che appartiene a Next, festival dell’arte indipendente.

Ecco cosa mi è piaciuto subito: il carattere indipendente. Del luogo, delle persone che lo gestiscono, di quelle che lo abitano e di Niccolò, che ha gli occhi liquidi e vertiginosamente profondi.

Comincio a capire qualcosa della sua arte, anche se ancora non ne so nulla.

Finisco davanti ai suoi lavori (così ama definirli, piuttosto che opere) prima di conoscere lui.

E’ Origine a stupirmi per prima, un’istallazione che prevede un laser da 750 milliwatt, diamante e ferro. Poi Contact, scultura di acetato, cartone, vetro e metalli; Generatore temporale, lampada costruita con vetro ceramico, carta termica e ferro; Dentro al vuoto, realizzata con carta termica e ferro; Nella mia fine è il mio principio, quella che preferisco, ultimo verso del secondo dei “Quattro Quartetti” di Thomas Stearns Eliot…

Avverto un senso di smarrimento piacevole che non avrei saputo gestire e che solo lui avrebbe potuto orientare. Così, inizio a parlare con lui.

Nicolò è un giovane talento. Non amo più il termine “giovane” da quando, nel nostro paese, è diventato sinonimo di precarietà a vita per qualunque professionista o artista che la vita non sa accogliere: di solito resta “giovane” per sempre, come se questa definizione compensasse il merito che non riusciamo a riconoscergli.

Niccolò, invece, è giovane per davvero, Ha ventisei anni. Non si definisce un talento e neppure un artista perché è profondamente corretto e sa bene che sarà la vita, e il suo pubblico, a doverlo stabilire.

Mi arriva forte come un pugno la serietà con cui vive la sua arte e, in un attimo, capisco che il senso di smarrimento che emana dai suoi lavori è generato dalla sua vita interiore: i dubbi, le ossessioni, la speranza che non ci sia mai una fine.

E’ Zygmunt Bauman che ha contribuito a cambiare la visione che Niccolò si è fatto della felicità, dunque della vita. Il progresso, associato all’esistenza priva di turbamenti e cadute ha regalato l’illusione di una felicità facile, scontata, quasi dovuta. E’ proprio lì, che s’annida la solitudine, in quella promessa mancata che si trasforma in fallimento inaccettabile.

Niccolò è giovane ma ha già capito che il mondo dei social network è una trappola, una gabbia in cui finiamo nell’illusione di tuffarci al centro della vita.

E’ altrove che Niccolò cerca di combattere il senso di solitudine che, tra tutte le ossessioni, è quella che lo attanaglia di più.

Le sue sculture, così, nascono per assecondare il suo desiderio di generare un moto perpetuo, come in Contact, lavoro in movimento secondo il principio ispiratore della girandola. Mi spiega che non ama definirle “opere” perché il termine suggerisce un lavoro compiuto, statico e finito. Niccolò sogna un “seguito”, la trasformazione che scongiuri la fine. Ecco perché le sue sculture sono fatte di materiali che modificano il loro stato per effetto di alcuni elementi, come la luce.

E’ quando parla del buio che capisco il suo amore per la luce, dunque per la vita. Lavora di notte, per scolpire istallazioni che avranno bisogno di illuminazione, proprio come Caravaggio aveva bisogno delle ombre per mettere in risalto i suoi indimenticabili chiari.

Il mio attestato di stima va a Next, a Spazio Ferramenta, a Raffaella Bassi, Francesca Arri, Verdiana Oberto e a tutti coloro che sanno tracciare il percorso ideale per giovani artisti. Perché questo è Niccolò: un artista.

 

 

Inserito da:

Giorgio Diaferia

Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione,è direttore Sanitario del Centro di Medicina Preventiva e dello Sport del SUISM-Università di Torino. E' docente a contratto in Medicina dello Sport Università di Torino. Dirige lo Stabilimento di Cure Fisiche del CMP e dello Sport del SUISM-UniTo E' medico di medicina generale e giornalista pubblicista.

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