L’orchestra Polledro celebra Beethoven

L’orchestra Polledro celebra Beethoven

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Il Conservatorio Verdi di Torino ha ospitato il primo concerto della stagione che l’Orchestra Polledro ha dedicato al grande Maestro

Antonella Frontani | Il fascino discreto del Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino diventa irresistibile in una tiepida serata di inizio autunno. Quando apre le sue porte per ospitare un’orchestra di giovani talenti, come l’Orchestra da Camera Giovanni Battista Polledro, si ammanta di una luce particolare. Quando accoglie un’intera stagione musicale per celebrare il duecentocinquantesimo anniversario della nascita di Ludwig van Beethoven, diventa un luogo magico.

Un calendario di opere scritte dai colleghi, discepoli, posteri e modelli del  Maestro per ricreare, nella Sala da concerto aggraziata da decori liberty, il legame di stima, affetto e ammirazione che intercorse tra Beethoven e i grandi della musica. Il concerto che si è tenuto il 2 ottobre 2019 celebrava il rapporto con Luigi Cherubini, Carl Philipp Emanuel Bach e Louis Spohr.

In Sala, quando i musicisti hanno raggiunto il palco, ho avvertito subito quell’ondata di freschezza e professionalità che rappresenta la miscela più esplosiva: i giovani talenti ed il loro impegno ferreo, il più commovente esempio di professionalità che merita plauso.

Il concerto è iniziato sulle note dell’Ouverture di Lodoïska, opera di Luigi Cherubini tanto amata da Beethoven. Immediatamente, sono tornate alla mente le prole di Wagner a proposito delle ouvertures del Maestro del Classicismo italiano: “Abbozzi poetici dell’idea centrale del dramma intesa nei suoi tratti generici ed espressa musicalmente con concisa chiarezza…”. Una attimo dopo, è emerso il suono caldo e preciso di un’orchestra di elementi affiatati che affrontano da anni capolavori che spaziano dal Barocco al ‘900. Guidati dal Maestro Federico Bisio, l’orchestra segue fedele il suo gesto dettato non solo da una perfetta armonia con la partitura ma anche da quelle nozioni di sapere umanistico che fanno parte del suo bagaglio culturale. La sua formazione di filosofo, oltre che di musicista, serve a tracciare orme preziose nel percorso che conduce allo scopo del compositore. Infatti, non basta la conoscenza della partitura e un gesto perfetto, seppure necessari, per raggiungere il cuore di un’opera e del suo compositore. Bisogna saperne intendere le intenzioni, le emozioni e ogni turbamento, meandri oscuri per chi coltiva solo l’arte della tecnica e non anche il mondo dell’anima.

Il programma continua con il Concerto per flauto ed orchestra in Sol maggiore, Wq.169 di Carl Philipp Emanuel Bach. Qui è entrato in scena il flauto solita di Sébastian Jacot, giovane talento che si è formato al Conservatorio di Ginevra, sotto la guida di Jacques Zoon: un prodigio. Insignito di numerosi premi per la sua giovane età, è stato primo flauto nell’Orchestra Filarmonica di Hong Kong, poi nell’Orchestra Filarmonica di Berlino. Vigoroso e aggraziato nel contempo è stato il duello tra il giovane leone e l’orchestra, a cui si è aggiunto l’importante ruolo del clavicembalo, suonato da Paolo Tarizzo che ha saputo offrire un contrappunto garbato.

La sinfonia in Mi bemolle maggiore n.1, Op.20 di Louis Spohr ha chiuso il concerto che ha ricevuto una lungo, lunghissimo applauso da parte della platea attenta e incantata.

In qualità di appassionata della musica la mia riconoscenza va al progetto che ha dato vita all’Orchestra da Camera Giovanni Battista Polledro: sostenere le nuove leve artistiche, linfa vitale per il mondo musicale, ultimo avamposto dell’anima.

 

 

 

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Giorgio Diaferia

Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione,è direttore Sanitario del Centro di Medicina Preventiva e dello Sport del SUISM-Università di Torino. E' docente a contratto in Medicina dello Sport Università di Torino. Dirige lo Stabilimento di Cure Fisiche del CMP e dello Sport del SUISM-UniTo E' medico di medicina generale e giornalista pubblicista.

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