Pianeta idrogeno, verso nuove frontiere

Pianeta idrogeno, verso nuove frontiere

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Greta Arfinetti | L’idrogeno è una fonte di energia che sempre più sta prendendo piede tra le rinnovabili. Esistono, infatti, due modi per produrre idrogeno: uno, detto “green”, a partire da fonti rinnovabili, come l’energia eolica o la biomassa, attraverso lo stoccaggio dell’energia elettrica. Il secondo, detto “blue”, che impiega fonti fossili come il metano e attraverso il processo di reforming produce combustibili sintetici a impatto zero.

La peculiarità che emerge dall’incontro con Marta Gandiglio (ricercatrice presso il Dipartimento di Energia del Politecnico di Torino) e Marcello Baricco (professore del Dipartimento di Chimica e membro del Comitato Scientifico della Piattaforma Europea per l’Idrogeno) è che l’idrogeno può esser convertito in altri combustibili con usi finali diversi. Tra questi, i più noti sono quelli che riguardano i veicoli, il riscaldamento e la produzione di combustibili sintetici.

Eppure, continua Baricco, sebbene le industrie automobilistiche lavorino da tempo per la messa a punto di veicoli a idrogeno, per questi mezzi il mercato è circoscritto quasi esclusivamente a Giappone, Belgio e Germania.

Grazie all’app H2 live è possibile conoscere la dislocazione europea dei distributori di idrogeno ma quando il cursore si sposta sull’Italia, salta prepotentemente all’occhio la mancanza assoluta di stazioni di rifornimento.

È una condizione sconcertante visti gli avanguardistici tentativi che la FIAT aveva condotto tra il 2003 e il 2006 per la produzione di auto alimentate da quest’energia.

Ad oggi l’Italia sta tentando nuove strade di applicazione e la casa giapponese Toyota promette di immettere presto sul mercato un’auto al di sotto dei 40 mila euro.

Sicuramente per il futuro sarà necessaria l’integrazione con altre tecnologie e, soprattutto, bisognerà trovare un modo per immagazzinare l’energia elettrica che, ad oggi, viene dispersa in larghissima parte. Un’idea potrebbe essere proprio quella di accumularla in idrogeno per poi riutilizzarla in un secondo momento.

A questo proposito è nato il The Hycare project che prevede l’immagazzinamento di grandi quantità di energia rinnovabile in spazi contenuti, sfruttando l’idrogeno come vettore energetico. Su una cosa Baricco è molto chiaro “le energie del futuro non potranno prescindere dalla collaborazione tra tecnologie e approcci diversi”.

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