E’nata Pepita, la Barbera d’Asti vestita di foglie colorate

E’nata Pepita, la Barbera d’Asti vestita di foglie colorate

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Nella splendida cornice rinascimentale di palazzo Scaglia di Verrua Paola Mazzier ha presentato la sua barbera

Antonella Frontani| La casa di Montegrosso d’Asti era il luogo che non amava da bambina.

Paola è arrivata al nostro appuntamento con leggero anticipo, come fanno le persone attente, educate.

Mi ha accolto con un sorriso luminoso e l’aria gentile di chi teme di essere invadente, così, la nostra chiacchierata ha avuto un inizio fluido, piacevole.

Tutto é nato  dalla mia curiosità di conoscere meglio Pepita, uno splendido Barbera d’Asti che ha deliziato il mio palato in un pomeriggio uggioso di novembre all’interno di uno dei più affascinanti cortili di Torino: Palazzo Scaglia di Verrua.

Complice la splendida cornice rinascimentale, unica nella città sabauda, quel giorno sono stata  piacevolmente sorpresa da un evento che ruotava attorno alla degustazione di un ottimo vino, frutto di un vigneto d’eccellenza, che rappresenta la perfetta confluenza tra  tradizione innovazione.

Era proprio lei, Paola Mazzier, a condurre Pepita nel suo esordio al pubblico perché è stata lei a volerne fortemente la creazione. Da lì, la voglia di sapere di più.

Un attimo dopo l’inizio del racconto, mi sono accorta della forza che emergeva dalle sue parole. Paola non è solo una signora elegante ma una vera leonessa. L’entusiasmo che la domina, l’energia che sprigiona, la determinazione che non le manca quando descrive il suo amato barbera sono lo specchio della professionalità che ha impiegato per far nascere un vino di grande personalità.

Buffo sapere che la piccola vigna, ottimamente esposta sulle colline di Montegrosso d’Asti, è parte del terreno di una casa in cui trascorreva le vacanze controvoglia, negli anni dell’adolescenza, quelli in cui si sogna di vivere ininterrottamente nella movida cittadina.

La casa che non aveva il pregio di un casolare e l’impegno che richiedeva una vigna appena ereditata, erano ottimi motivi per disfarsene senza troppi rimpianti, come accade nei confronti  di ciò che non amiamo veramente.

La vita, però, è sempre sorprendente…. E’ bastata la spietata valutazione di un agente immobiliare, che ha liquidato velocemente la casa, a provocare in Paola uno scatto di dignità. Un colpo di reni, quella spinta necessaria a recuperare tutto: l’infanzia, la tormentata adolescenza, il passato  e tutti gli affetti che si porta dietro.

Il racconto della signora dall’aria gentile s’infiamma per narrare tutte le tappe successive: lo svuotamento dell’intera abitazione (operazione impegnativa), la sua ristrutturazione e l’intenzione di trasformarla in un bed and breakfast sono state le fasi del primo progetto. Poi, l’interesse si è spostato sulla vigna e, immediato, è scoppiato l’incendio che le ha divampato il cuore.

La casa non è mai diventata un bed and breakfast ma un bellissimo, raffinato rifugio in cui accogliere gli amici,  i vigneti sono diventati parte di uno studio del Politecnico di Torino.

Il Professor Trinchero, infatti, ha scelto anche il terreno di Paola  per realizzare il progetto che ha ingegnato per la difesa di un vigneto, quelle tecnologie di monitoraggio, messe a disposizione dei produttori, per sapere in tempo reale tutti i valori sulla condizione del proprio terreno.

Così, la gestione della vigna, fortemente condizionata dal clima e dal sopraggiungere di malattie o parassiti può essere monitorata con un sofisticato software per l’elaborazione dei dati. Un sistema in grado di ottimizzare le decisioni in prossimità della vendemmia, modificando le  frequenze di intervento.

Oggi Pepita, vestita di raffinata etichetta, viene vinificata dall’azienda agricola Roero, attraverso una procedura rigorosamente tradizionale, con lunga macerazione della vinaccia. Lì la Barbera evolve favorevolmente, in grandi botti in rovere di Slavonia, per circa sei mesi.

Il racconto di Paola non ha avuto interruzioni ma solo slanci. Mentre parlava ho cercato tracce di quella bambina che si ribellava alla campagna e ai suoi vigneti.

Ho cercato un laccio con quel passato. Poi, è bastata una domanda:

“Perché chiamarla Pepita?”, le chiedo

“Perché così mi chiamava papà…”.

Non so se la qualità del suo Barbera dipenda dall’amore con cui l’ha creata ma sono sicura che di questo ottimo vino sentiremo parlare molto presto.

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