Tango e solidarietà, meraviglioso connubio

Tango e solidarietà, meraviglioso connubio

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Il 7 novembre il Teatro Gioiello di Torino ha ospitato uno spettacolo di tango dedicato al progetto che MedAcross ONLUS conduce in Myanmar

Antonella Frontani | In un giorno di pioggia il Teatro Gioiello di Torino ha aperto le porte alla città per ospitare A Puro Tango, la compagnia colombiana che è stata per due volte campione del mondo.

Al termine di un tour durato due anni attraverso tre continenti, questi grandi artisti sono approdati in Italia come splendidi ambasciatori di una danza dalla straordinaria forza, dall’irresistibile fascino: il tango.

Dopo le tappe di Roma e Milano, ecco l’evento a Torino che, proprio qui, ha voluto assumere un significato ancora più profondo: la solidarietà.

A Puro Tango ha legato la potenza della sua esibizione con l’azione di MedAcross ONLUS, un’associazione torinese di medici e professionisti impegnati in interventi umanitari e sanitari in Myanmar.

Un progetto straordinario reso possibile grazie al contributo della Fondazione Specchio dei Tempi e della famiglia Buono Lopera, di cui sono bastate alcune immagini proiettate sul grande schermo del teatro per capirne la portata: una clinica mobile che opera nel Kawthaung, un territorio rurale ed insultare nell’area meridionale del Myanmar, un avamposto dell’umanità stretto tra la Thailandia e il mare delle Andamane. Uno di quei luoghi difficile da immagine finché qualcuno non ti aiuta a scoprirlo.

In un attimo, proprio mentre i posti nella platea del Teatro Gioiello stavano andando in esaurimento, ho avvertito l’onda anomala di emozioni che mi avrebbe travolto di lì a poco.

Oltre che da un pubblico partecipe, la sala era gremita di medici. Erano tutti esperti, luminari, professionisti noti che in quell’occasione avevano indossato l’abito del volontario. Tutti schierati nel proprio ruolo organizzativo affinché quella serata si trasformasse in un successo. Era il loro sguardo a catturarmi. Nessuno ricordava più la carica che ogni giorno riveste nel mondo professionale ma ognuno era intento ad accogliere gli ospiti, verificare le liste, segnalare la postazione al pubblico. Tutti erano lì, con il cuore in mano, pronti a combattere, cioè a donare.

Gabriella, medico ospedaliero di straordinaria dolcezza, è salita sul palco con il pudore e la discrezione di chi pensa di non esserne degno e, nel giro di qualche istante, ha sedotto la platea. Non ha guadagnato il centro della scena ma è rimasta ancorata nell’angolo della quinta perché non aveva voglia di protagonismo ma solo di partecipazione. Il suo speach è arrivato dritto come un pugno ma con la dolcezza di una profferta. Il suo racconto asciutto è stato efficace, pieno di dignità. Lei lavora per quel progetto e si capisce chiaramente con quale forza. Non è solo un bravo medico, in quel momento era una leonessa.

Poco dopo si sono spente le luci e il tango è irrotto sulla scena come un lampo.

Mentre i ballerini guadagnavano il palcoscenico prendendo posizione, i musicisti alle loro spalle iniziavano a suonare le più belle composizioni di Astor Piazzolla, esempi virtuosi di connubio tra jazz e sofisticate dissonanze.

Lo spettacolo è iniziato e, da quel momento, un uragano di emozioni ha invaso il teatro. Il corpo di ballo si è speso in coreografie incredibilmente belle e difficili; così pericolose da tenere la platea con il fiato sospeso.

Ma il tango, come ogni espressione della danza, non è solo fascino e sensualità, forza e precisione. E’ una filosofia di vita. Ecco come, in un attimo, è apparso chiaramente lo stretto legame tra l’esibizione e  il progetto  di MedAcross.

Il tango impone delle regole ferree e generose che tanto assomigliano alla solidarietà.

Mettere in luce “l’altro”, per esempio, è il primo obiettivo del bravo ballerino che ha il compito di guidare la danza mettendo in luce la maestria della dama, proporzionando il suo ruolo alla bravura della partner.

Anche esercitare la leadership è fondamentale per assumere un ruolo a cui affidare ogni responsabilità di comando e il debito di un eventuale fallimento.  Il tango, infatti, è una danza che richiede complicità, comprensione, rispetto.

E’ una disciplina che non conosce passività, dunque, neppure nel ruolo della donna chiamata a seguire i passi veloci e spericolati. A lei viene richiesta precisione e giusta autonomia, flessibilità ed eleganza.

Le regole che disciplinano quelle meravigliose coreografie sembravano rispecchiare il codice etico ed organizzativo che è alla base di un grande progetto come quello dedicato al  popolo del Myanmar, gli “zingari del mare”.

Alla fine dello spettacolo Daniele, luminare di fama internazionale, è salito sul palco per i consueti saluti ma, contrariamente ad ogni protocollo, ha abbandonato l’appunto contenente l’elenco ufficiale redatto da un puntuale ufficio stampa per seguire la spinta emotiva che l’ha dominato per tutta la sera. Ha chiamato sul palco tutti coloro che da tempo vibrano con lui per quel progetto e l’ha fatto con il piglio e la determinazione di chi è abituato a decidere. In quel caso a ringraziare…

Al termine della serata ho pensato che se fossi uno scienziato, un genio della medicina nucleare in grado di realizzare brevetti da vendere ad una grande casa farmaceutica, dunque se fossi ricca, sceglierei di investire anche nel mondo del sociale, della cultura e dell’arte. Sceglierei di lottare per un mondo migliore. Magari avrei scelto di finanziare una serata come quella dedicata al Tango e alla Solidarietà.

E’ stano, ma sono uscita dal quel teatro con la forte sensazione che quel genio si aggirasse proprio tra i velluti del Teatro Gioiello. Una bella sensazione, che sapeva di Buono…

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Giorgio Diaferia

Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione,è direttore Sanitario del Centro di Medicina Preventiva e dello Sport del SUISM-Università di Torino. E' docente a contratto in Medicina dello Sport Università di Torino. Dirige lo Stabilimento di Cure Fisiche del CMP e dello Sport del SUISM-UniTo E' medico di medicina generale e giornalista pubblicista.

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