Via della Seta, prove di dialogo con la Cina

Via della Seta, prove di dialogo con la Cina

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Come stabilire un rapporto solido e duraturo con la nuova frontiera economica orientale

Greta Arfinetti | L’Occidente, l’Italia, vogliono attingere alle risorse dell’estremo Oriente, ma in che modo? L’importanza crescente dell’Asia nell’economia mondiale è un’evidenza che ormai nessuno può negare, basti pensare che il continente produce da solo il 40% del PIL globale.

L’Oriente è il futuro, non si può pensare altrimenti: l’aumento della popolazione asiatica è costante e porta con sé un complementare incremento dell’urbanizzazione; gli studi prevedono che nel 2050 più di 220 città della Cina avranno oltre un milione di abitanti.

Se ne è parlato a Torino, in un incontro sulla Nuova Via della Seta in occasione del Festival della Tecnologia organizzato per i 160 anni del Politecnico di Torino.

Il progetto strategico è stato lanciato nel 2013 dalla Cina per il potenziamento dei collegamenti terrestri e marittimi tra i paesi dell’Eurasia; l’iniziativa è una grande sfida infrastrutturale che richiederà alle città europee di giocare un ruolo significativo per gli equilibri geopolitici futuri.

Dunque, risorse, popolazione e urbanizzazione sono le parole chiave di una fetta di mondo che sta cercando di raggiungere l’Occidente per iniziare a dialogare alla pari. La Cina è, infatti, tra i più importanti paesi promotori di start up (investendo circa 2 mila miliardi di dollari all’anno) e per questo motivo le partnership con l’Oriente saranno imprescindibili nello scenario economico futuro.

«Il commercio dev’essere – secondo Paolo Emilio Signorini, presidente dell’Autorità di sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale – l’obiettivo primario della comunicazione con l’est asiatico. Inoltre, occorre pubblicizzare i nostri prodotti d’eccellenza sulle piattaforme orientali, estremamente ricettive e attente al mercato europeo».

Ma come garantire l’interscambio economico e culturale? Gli esperti sono concordi: c’è bisogno di costruire una rete. Attraverso la tecnologia e l’innovazione, bisogna creare delle infrastrutture capaci di dare grande rilevanza geopolitica all’Europa, come sta accadendo con la tratta ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione o com’è accaduto, in passato, con la costruzione dell’Eurotunnel sotto il canale della Manica.

«Le città – afferma Mario Virano, Direttore Generale del tunnel Euro-alpino – sono la chiave delle infrastrutture, perché il tessuto europeo è essenzialmente urbano, dunque occorre che esse siano ben collegate fra loro per creare una rete di comunicazioni efficace»

In questo senso si potrà istituire una Via della Seta in senso stretto, ossia un sistema di reti tra paesi occidentali che comunicano con l’Oriente. La reciprocità e la cooperazione sembrano essere, quindi, la sola possibilità per tentare una collaborazione proficua per entrambe le parti.

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