I Lunedì di Guido Pollice VAS webTV

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Domenica 15 dicembre nella capitale spagnola che ha ospitato l’appuntamento di Cop 25 si è respirato una pesante aria di stanchezza, un’atmosfera surreale?

La più lunga, e forse anche la più difficile, delle Conferenze delle Parti si è conclusa con pochissimi passi avanti, tante incertezze e in un mondo diviso sull’azione che occorre avviare per rispondere alla crisi climatica in atto.

Da una settimana tra gli addetti ai lavori si parla apertamente di fallimento e possiamo dire uno dei più cocenti risultati della storia della Conferenza tra le Parti (COP) A questo appuntamento purtroppo, tenuto conto dei documenti preliminari approvati nel corso della pre-Cop nella Costa Rica, si era arrivati con un moderato ottimismo e con il grido d’allarme delle tante manifestazioni, iniziative e incontri del mondo ambientalista, degli studenti e dei giovani di Fridays For Future.

Si ricomincia tutto da capo e si sposta in avanti le scelte. Quello che la conferenza avrebbe dovuto indicare le regole che governeranno il nuovo meccanismo per lo scambio delle quote di emissioni di anidride carbonica è fallito. Il dato politico che emerge è che l’Europa, per quanto portatrice del documento più avanzato, il Green New Deal, ormai da sola non basta.

Quando ci fu l’unico vero balzo in avanti, a Parigi, fu merito delle amministrazioni di allora di Stati Uniti e Cina. L’Ue deve continuare a mantenere accesa la speranza, ma la verità è che senza i big non si va da nessuna parte.

E in corso una guerra planetaria non dichiarata per tenere le mani sulle risorse del pianeta, che comprendono i combustibili fossili, ma anche e sempre di più le “terre rare”, l’acqua dolce, i suoli fertili, i semi, i genomi.

Oggi l’arma di distruzione di massa che stanno usando i “poteri forti e fossili” è praticamente il clima. E come sempre a farne le spese sono e saranno i civili, le donne e i bambini più poveri. Se ci fosse il nostro maestro Giorgio Nebbia ci direbbe che oggi la nuova contraddizione del capitalismo è sempre più quella ecologica e del diritto ad una vita senza disastri, inondazioni e incendi. La scelta e la scolta ambientale si è fatta più dura e difficile.

Inserito da:

Giorgio Diaferia

Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione,è direttore Sanitario del Centro di Medicina Preventiva e dello Sport del SUISM-Università di Torino. E' docente a contratto in Medicina dello Sport Università di Torino. Dirige lo Stabilimento di Cure Fisiche del CMP e dello Sport del SUISM-UniTo E' medico di medicina generale e giornalista pubblicista.

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