La chimica verde 2.0 di Guido Saracco

La chimica verde 2.0 di Guido Saracco

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Batteri ingegnerizzati che mangiano il diossido di carbonio e ne ricavano preziose molecole. Bioraffinerie che trasformano rifiuti agricoli e urbani in plastica, combustibili ed elettricità. Fotosintesi artificiale che sfrutta la luce del Sole per produrre composti utili a partire da acqua e CO2.

Questa è la Chimica verde 2.0: come la natura, meglio della natura. Gli scienziati stanno percorrendo diverse strade per riciclare il diossido di carbonio, ma la diffusione su larga scala di queste innovazioni può avvenire solo se ripensiamo il modo di produrre i nostri beni di consumo. I nostri sistemi produttivi devono diventare circolari, in modo che gli scarti di un’attività siano la materia prima di un’altra.

Ci sono altri modi per fare a meno del petrolio. E il diossido di carbonio, una delle cause del cambiamento climatico, non sarà più un rifiuto ma una risorsa.

Note sull’Autore

Laureato in Ingegneria Chimica presso il Politecnico di Torino, nel 2002 diviene docente ordinario di Chimica delle tecnologie e, in seguito, Vicerettore dello stesso ateneo.

Saracco è stato eletto rettore del Politecnico di Torino l’8 febbraio 2018, al secondo turno, succedendo a Marco Gilli[1].

Socio corrispondente dell’Accademia delle Scienze di Torino dal 2015, l’attività di ricerca di Saracco è soprattutto nell’area della fotochimica, con oltre 500 pubblicazioni all’attivo.

Inserito da:

Giorgio Diaferia

Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione,è direttore Sanitario del Centro di Medicina Preventiva e dello Sport del SUISM-Università di Torino. E' docente a contratto in Medicina dello Sport Università di Torino. Dirige lo Stabilimento di Cure Fisiche del CMP e dello Sport del SUISM-UniTo E' medico di medicina generale e giornalista pubblicista.

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