Come reagiscono i musei al coronavirus? La cultura “vive” grazie al virtuale

Come reagiscono i musei al coronavirus? La cultura “vive” grazie al virtuale

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Federica Carla Crovella | Ormai da settimane sono in quarantena anche tutti i “luoghi della cultura”, compresi i musei e le istituzioni para-museali. Non soltanto in Piemonte, ma su tutto il territorio nazionale, chi lavora nel settore si è trovato davanti a un’emergenza senza precedenti. Guardando al Piemonte, la rete museale si articola e si dirama su tutta la regione e mette in “comunicazione” non poche persone.

L’altro volto del museo

Questa grande “macchina” però non può rimanere ferma, i musei non possono “rompere” improvvisamente la connessione profonda che hanno con l’intera comunità, ma devono restare accanto ai cittadini, mantenersi “vivi” per tenere in piedi la cultura e far leva più di prima sulla loro funzione educativa e, per così dire, ludica.

Inevitabilmente cambiano le modalità e, come tante altre città, anche Torino ha iniziato a rivalutare il “doppio volto” dei musei; infatti, accanto a quello “reale” c’è il “virtuale”, oggi è più che mai fondamentale per evitare che la cultura muoia.

Saranno i musei ad entrare nelle nostre case e per fare questo Torino sta mettendo “in campo” nuovi strumenti, nuove modalità di fruizione e nuove esperienze da proporre al pubblico.

Alcune proposte torinesi

Il Museo Egizio condivide sulla propria pagina Facebook dei video in cui il direttore, Christian Greco, presenta alcuni dei ritrovamenti conservati nelle sale e ne illustra la storia, la provenienza e alcune curiosità. L’hashtag #LaCulturaCura accompagna questi appuntamenti virtuali con questa parte affascinante e fondamentale della nostra storia. Anche la pagina YouTube del museo è arricchita di tanti approfondimenti curati da esperti e facilmente fruibili.

Si può visitare on-line anche la Venaria Reale, attraverso un virtual tour accompagnato da un piacevole sottofondo musicale, che sembra “trasportare” all’interno del capolavoro dell’architettura piemontese. Sembra di percorrere la lunga galleria con il suo pavimento a scacchiera, poi, con un clic si viene immediatamente catapultati all’interno delle stanze e con un altro movimento del mouse ci si ritrova, anche se solo virtualmente, finalmente all’aperto nei giardini.

Il Museo del Cinema di Torino contribuisce mettendo a disposizione degli utenti una selezione di 250 film del suo catalogo, che comprende grandi classici e anche capolavori del cinema muto; tutti sono fruibili gratuitamente in streaming gratuito su Vimeo. Offre anche la possibilità di visitare on-line le proprie collezioni, ad esempio Cinemaddosso, una delle ultime inaugurate (leggi QUI il nostro approfondimento).

Certamente bisogna fare i conti con un sistema che cambia, un “modello” che viene meno e con le abitudini che vengono messe in crisi, non solo per il pubblico, ma forse soprattutto per chi vive di questo mestiere e “il museo lo fa”. Non è facile, ma dai primi riscontri sembra che l’iniziativa stia riscontrando buon consenso di pubblico. Quindi, non è una sfida impossibile.

Cambiamenti… in positivo

Essenzialmente cambiano due cose al tempo del coronavirus, e anche se sembra paradossale, in positivo: le modalità di osservare le opere e il tempo che si impiega.

La prima considerazione, intuitiva, legata a una fruizione diversa è che non è più necessaria una forte concentrazione di persone nello spazio e nel tempo per ottenere dei buoni risultati in termini di “pubblico”.

Poi, la ricezione dell’opera d’arte è più personale perché si può scegliere di soffermarsi più su alcune opere e meno su altre, si può decidere di tornare a rivederne alcune più volte, sicuramente più agevolmente di quanto non avvenga “in loco”, e, non facendo visite in gruppo, si può scegliere autonomamente se usare un approccio più o meno “critico” e “professionale”.

Nonostante la visita sia virtuale, può essere vissuta in modo più “intimo”, comodamente sul proprio divano di casa e non in uno spazio a volte angusto e pieno di persone che “sgomitano” per accedere alle opere, spesso per pochi istanti, perché “pressate” dall’insistenza di altrettanta gente.

Nonostante la lontananza fisica dall’opera d’arte, la qualità della visita nella maggioranza dei casi è garantita delle tecnologie, che riescono, almeno in parte, a supplire l’impossibilità di trovarsi davanti ad un quadro o una scultura.

Il secondo cambiamento si percepisce sul tempo: infatti, che si tratti della mostra o della fiera, quando fisicamente ci si trova catapultati in queste realtà il tempo è sempre poco e spesso ci si imbatte in una quantità enorme di contenuti, che spesso non sono fruibili velocemente.

Anche per via del grande afflusso di persone e dello spazio fisico limitato delle sale, a volte si deve limitare il proprio tempo di fruizione delle opere: ciò che offre questa nuova modalità è la dilatazione del tempo a disposizione per la visita, che segue di più le necessità dei singoli visitatori e meno quelle della massa e del museo in quanto ente, che ha spazi e orari limitati.

Dalla crisi quindi possono nascere nuove opportunità: prima di tutto quella di sfruttare e far crescere l’innovazione di cui tanto si parla, continuando a valorizzare la cultura, anche se in modo diverso, che non significa peggiore.

Al contrario, queste modalità possono offrire ai luoghi della cultura nuove opportunità di crescita e al pubblico occasioni di apprendimento.

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