Dove sono le scrittrici? Uno sguardo al canone letterario

Dove sono le scrittrici? Uno sguardo al canone letterario

Share

Federica Carla Crovella | Talvolta è intitolato “Le scrittrici” il capitolo che alcuni manuali scolastici dedicano a un piccolo “manipolo” di autrici della letteratura del Novecento.

Oppure, in alternativa, si scelgono i nomi più noti, su tutti quello di Elsa Morante, e si tratta la poetica di queste scrittrici come si tratta quella degli scrittori, anche se il numero degli uomini è sempre nettamente superiore.

Pare sia quasi un atto dovuto dedicare spazio nei manuali alle penne femminili della letteratura, poche sia in quelli di letteratura italiana sia in quelli dedicati alle letterature straniere.

Solitamente, questa operazione viene fatta in maniera quasi meccanica, senza proporre agli studenti una vera riflessione su come una scrittrice rispetto a uno scrittore possa stare allo stesso modo dentro il canone letterario.

La logica che si segue sembra quella del rispetto obbligatorio delle quote rosa e non, come invece sarebbe auspicabile, quella di riconoscere e dare autorevolezza letteraria alle opere e alle scrittrici.

Inoltre, la soluzione del capitolo dedicato rischia di relegare le donne in una “sottocategoria”, che diventa quasi una sorta di categoria protetta, ma, a ben vedere, può anche trasformarsi in uno strumento ghettizzante, che le isola dal resto della produzione letteraria.

Federico Faruffini, La donna lettrice (1865), Galleria d’Arte Moderna Milano

Vincono ancora il pregiudizio e il patriarcato

Quando si parla di “canone” si intende quel catalogo di opere che hanno fatto la storia e dovrebbero diventare quasi obbligatoriamente parte integrante del nostro patrimonio culturale.

Dato che questo sapere viene trasmesso soprattutto attraverso i manuali scolastici di letteratura, su cui si formano le generazioni future, la mancanza di un sufficiente numero di donne e lo spazio esiguo dedicato a poche, rispetto a quello decisamente superiore dedicato ai colleghi uomini, trasmettono ben poca attendibilità e valore formativo ancor meno.

Una spiegazione potrebbe essere il pregiudizio maschilista ancora radicato nella nostra cultura: secondo la concezione dominante, le donne non hanno scritto opere grandi come quelle dei loro colleghi uomini, ma “libricini da leggere in spiaggia sotto l’ombrellone”, che veicolano solo cose da donne, unicamente per le donne.

È un dato errato, determinato appunto da un pregiudizio e da una logica patriarcale.

Infatti, dal 1900 sono aumentate in modo esponenziale le opere firmate da donne, seguendo l’evoluzione del ruolo socio-culturale del genere femminile. Per di più si tratta di opere che spesso hanno visto tante riedizioni e hanno riscosso un certo consenso di pubblico, anche maschile.

Dunque, le donne hanno dimostrato e continuano a dimostrare che possono entrare nel sistema letterario e contribuire ad arricchirlo esattamente come gli uomini.

Jean-Honorè Fragonard, La lettrice (1776), Parigi

Il retaggio della scuola

Certamente si tratta anche di superare metodologie didattiche ormai ataviche, che prescrivono di inserire nei testi didattici, e quindi spingere a trattare in aula, più autori che autrici, perché considerati a priori degni di più considerazione.

Dicono l’esatto contrario i riconoscimenti raggiunti proprio da scrittrici donne; per esempio il premio Nobel vinto da Grazia Deledda nel 1926, ma anche da Alice Munro nel 2014, Svetlana Alksievic l’anno successivo e Olga Tokarczuck nel 2019.

Nonostante i traguardi raggiunti con difficoltà, ancora oggi approfondire e “rileggere” le scrittrici per evitare che restino nel dimenticatoio non è un’operazione normalmente adottata nella didattica, ma resta a discrezione dei singoli docenti.

Questa lacuna non si riversa solo sulle donne, ma inevitabilmente su un intero sistema culturale, perché viene meno l’intreccio di più punti di vista diversi, che porterebbero tanta ricchezza.

Verso un cambio di prospettiva

Forse, una difficoltà è proprio riuscire a vedere la ricchezza che sta dentro “l’altro”, perché, sempre secondo una mentalità maschilista, l’apporto delle donne non può portare nulla di più a quello che già danno gli uomini.

Fortunatamente però, anche se non sono ancora in maggioranza, non mancano studiosi e studiose (e anche non addetti ai lavori) che sono riusciti a cambiare la prospettiva attraverso cui osservano le opere, giudicandole in base al valore che hanno e non al sesso di chi scrive.

Inserito da:

Related Articles

Lascia un commento

Il tuo indirizzo di posta elettronica non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono segnalati con *