Essere un medico “normale” ai tempi del Coronavirus

Essere un medico “normale” ai tempi del Coronavirus

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Francesco Badiali – Energie Nuove | Sono un medico, laureato da un anno e mezzo e abilitato alla professione più bella del mondo da poco più di un anno. In questo anno ho cominciato il mio percorso per diventare un Medico di Famiglia, quello che dovrebbe essere il medico di ognuno di noi.

Ebbene in questo anno, tra le tante cose che sto cercando di apprendere, che si sono aggiunte alle tonnellate di nozioni con cui decine di esami ci hanno riempito la testa, c’è l’imparare a essere un punto di riferimento per chi si presenta in studio per una nuova terapia, chi per un consiglio, per rassicurazioni sull’ultimo referto ritirato, o per l’ansia data dalla lunga attesa prima del prossimo posto per un esame prenotato, per chi arriva bisognoso di uno sfogo dopo l’ultimo litigio con il figlio o per la preoccupazione per un genitore anziano o l’apprensione per un lavoro che manca.

Proprio in questi ultimi giorni e settimane la situazione caotica che si è venuta a creare ha rimesso al centro della scena pubblica la figura del Medico come punto di riferimento, spesso visto come l’eroe che si sacrifica per il bene pubblico, pronto a tutto per salvare una vita. Tutto giusto.

Ma il ruolo del Dottore in questi giorni non è stato solo quello di rianimare, intubare e salvare la vita a pazienti in distress respiratorio acuto, ve lo dico io che, pur Dottore, non faccio parte di questi eroi.

Il nostro lavoro come Medici di Famiglia in questi giorni è stato molto più spesso quello di insegnare, o meglio reinsegnare, a pazienti spaventati come ci si debba lavare le mani, di spiegare come tossendo o starnutendo sia importante coprirsi la bocca con il gomito e non con la mano e ancora come un buon sorriso o un ‘ciao’ fatto con la mano per qualche settimana possa essere efficace tanto quanto una stretta di mano o un bacio sulla guancia.

Ci è capitato di rispondere a file di chiamate per delucidazioni se questa o quella patologia costituisse un fattore di rischio, se il pullman potesse essere troppo pericoloso o se era proprio necessario rispettare il divieto di andare a trovare la mamma, il nonno o la zia nella casa di riposo.

C’è stata la mattina delle corse in ASL a ritirare i dpi (dispositivi di protezione individuale), per poi trovarsi in mano una busta da lettere con 2 mascherine dentro da far durare chissà per quanto.

Abbiamo fatto visita a casa a persone impaurite perché quel colpo di tosse che solo qualche mese fa non avrebbe impedito di andare a farsi una bella sciata quest’oggi ora è diventata uno spaventoso campanello d’allarme.

Sono stati i giorni del panico da assenza di mascherine, delle miriadi di “ho i vicini positivi al test, quindi anche io…”, di persone interessate a delucidazioni sulla formula magica per il disinfettante homemade, dei consigli su internet su come fosse salvifico bere cose calde, sono stati i giorni in cui ognuno sapeva meglio di te il protocollo da seguire, semplicemente perché a te di un protocollo chiaro da seguire non era stata fatta menzione.

Come Medici ci sono stati i momenti di presa di coscienza che questa non fosse davvero “poco più della solita influenza” e ci sono stati i messaggi con i colleghi nei vari Ospedali sulle notizie dei primi casi, dei primi ricoveri e poi dei reparti di Terapia Intensiva che andavano via via riempiendosi come mai ci saremmo potuti immaginare.

Come Cittadini c’è il senso di gratitudine per ognuno di quei Medici, Infermieri e ogni membro del Personale Sanitario che in questi giorni si stanno prodigando per tenere testa ad una situazione che nessuno di noi si sarebbe aspettato.

Come Dottori, futuri Medici di Famiglia, c’è il desiderio di poter essere quel punto di riferimento autorevole e professionale, quella fonte di rassicurazioni umana e personale che i nostri pazienti meritano e cercano e che è la base nel nostro caro e invidiato Sistema Sanitario Nazionale. Difendiamolo.

Inserito da:

Giorgio Diaferia

Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione,è direttore Sanitario del Centro di Medicina Preventiva e dello Sport del SUISM-Università di Torino. E' docente a contratto in Medicina dello Sport Università di Torino. Dirige lo Stabilimento di Cure Fisiche del CMP e dello Sport del SUISM-UniTo E' medico di medicina generale e giornalista pubblicista.

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1 Commento

  1. Faustina 9 Marzo 2020 at 20:23

    Bravo Francesco, purtroppo per alcuni il medico di base serve solo per scrivere ricette su dettatura dei pazienti, senza sapere i sacrifici e le responsabilità che avete!

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