Essere una donna, Fiorella Mannoia si racconta

Essere una donna, Fiorella Mannoia si racconta

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A mani nude, a piedi scalzi
Affrontare la vita sul campo e mai dagli spalti
Senza risparmi
Andando sempre comunque avanti
E niente è mai sicuro
E quando hai più passato che futuro
Sai che hai imparato dagli altri anche i peggiori sbagli
Per giorni, mesi, anni
Ma ancora mi commuovo
Per un bacio lontano, una foto ricordo
Per la notte che piano ridiventa giorno…

Federica Carla Crovella | Così comincia uno degli ultimi brani di Fiorella Mannoia che, come spesso accade, dedica le sue canzoni alle donne.

Il brano, in cui la Mannoia non mette solo la voce ma anche la penna, insieme a Federica Abbate e Cheope, fa parte del suo ultimo disco, “Personale”, intitolato Imparare ad essere una donna.

Sembra quasi che la cantante si sia voluta raccontare al suo pubblico, nonostante sia nota da anni, in un tentativo, assolutamente riuscito, di scrittura autobiografica.

Oltre ad apprezzare i colori della sua voce e le sue consuete note basse e suadenti, nella canzone “ascoltiamo” la donna adulta, matura e consapevole che è diventata col tempo. Mentre si racconta sembra rivolgersi a tutte le altre, ma senza fare un’esaltazione o una difesa instancabile del femminile.

Ripercorre un vissuto che sembra “fondersi” con quello di tante altre donne; forse è per questo che ci si ritrova con estrema facilità.

https://www.fiorellamannoia.it/foto/italia-loves-emilia/

Imparare a essere donna

Ma cosa vuol dire imparare ad essere donna? Secondo la cantante significa cercare di essere come la vita; sempre in divenire, in crescita, mai “spettatrice” della propria vita, ma parte attiva che “scende in campo”, anche «a mani nude» e «piedi scalzi», anche camminando sui «vetri rotti di mille scelte sbagliate». Vuol dire anche vivere senza accontentarsi e lasciare alle emozioni il diritto di farsi strada dentro e fuori di sé.

Una donna può sempre continuare a costruirsi, come suggerisce la canzone, a quindici, venti, trenta o cinquant’anni; quindi nonostante l’età, anche quando si possiede «più passato che futuro» e nonostante non sia affatto “una passeggiata”.

Infatti, essere donna comporta fatica, perché si deve combattere sempre, e ancora per dei diritti che sembravano acquisiti e invece non lo sono appieno, si devono fronteggiare pregiudizi, stereotipi, umiliazioni, offese.

Essere donna è un «peso», scrive la Mannoia, ma vivere quest’avventura è anche «bellezza», perché significa commuoversi davanti alle cose semplici, piangere e ridere di gioia, cosa rara oggigiorno, e lasciarsi sorprendere dall’emozione che «attraversa il respiro».

Questa è una canzone che rivela una persona che non si è lasciata “spegnere” dal dolore, “non ha smesso di brillare”, ma vuole vivere ancora tutto il bello e il brutto di essere donna.

Mostra le sfaccettature di una donna adulta che ancora si commuove, che si arrabbia, che non si accontenta, che non rinnega nulla del passato, ma procede «guardando sempre e comunque avanti».

Questi sono anche i messaggi che la cantante rivolge al suo pubblico, soprattutto alle altre donne; ma perché declinare la canzone solo al femminile? Dando al brano una lettura meno letterale, sembra più un inno alla vita, un’esortazione a lottare senza riserve, ma senza smettere di emozionarsi e lasciarsi sorprendere.

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