Infezione da COVID-19, occorre un protocollo di approccio terapeutico il più omogeneo possibile

Infezione da COVID-19, occorre un protocollo di approccio terapeutico il più omogeneo possibile

Share

Giorgio Diaferia | Intervista al Prof Armando Santoro Direttore Cancer Center e Responsabile Unità Operativa Oncologia medica ed Ematologia Ospedale Humanitas di Rozzano (MI)

Giornali,  radio e  televisioni non parlano d’altro. La nuova peste nera è il Covid 19 , circa 100 anni dopo la pandemia da Influenza Spagnola(1918-1920), che provocò decine di milioni di morti nel Mondo.

I sintomi più comuni sono febbre, stanchezza e tosse secca. Alcuni pazienti possono presentare indolenzimento e dolori muscolari, congestione nasale, naso che cola, mal di gola o diarrea. Questi sintomi sono generalmente lievi e iniziano gradualmente. Nei casi più gravi, l’infezione può causare polmonite, sindrome respiratoria acuta grave, insufficienza renale e persino la morte.

Il nuovo Coronavirus è un virus respiratorio che si diffonde principalmente attraverso il contatto stretto con una persona malata. La via primaria diffusione è rappresentatat dalle  goccioline del respiro delle persone infette ad esempio tramite:

  • la saliva, tossendo e starnutendo
  • contatti diretti personali
  • le mani, ad esempio toccando con le mani contaminate (non ancora lavate) bocca, naso o occhi

In casi rari il contagio può avvenire attraverso contaminazione fecale.

Normalmente le malattie respiratorie non si tramettono con gli alimenti, che comunque devono essere manipolati rispettando le buone pratiche igieniche ed evitando il contatto fra alimenti crudi e cotti.

(Fonte Ministero della Salute)

Il prof Santoro ci tiene a precisare che pur non essendo un Infettivologo o uno Pneumologo si sta interessando ad alcuni aspetti del trattamento delle complicanze respiratorie dell’infezione da Covid 19, come la “sindrome da rilascio delle citochine” ed in particolare dell’Interleuchina 6 che ha delle analogie con tale complicanza in corso di trattamento di malattie onco ematologiche, e in particolare , recentemente, del trattamento con le CAR-T.

Nota Le interleuchine sono proteine secrete da cellule del sistema immunitario (Linfociti, cellule NK, fagociti, cellule dendritiche) e, in alcuni casi, anche da cellule endoteliali e cellule epiteliali, durante la risposta immunitaria. Il termine interleuchina non deriva da inter-leucociti come si potrebbe interpretare, ma dal nome della città svizzera di Interlaken, dove un gruppo di ricercatori riuniti in una birreria coniò questo nome in omaggio alla città. (Fonte Wikipedia)

Le complicanze respiratorie  paiono dunque legate a questa iper produzione di Interleuchina 6, afferma il professore, in grado di provocare le complicanze respiratorie della malattia da Covid-19. Si è poi registrato un possibile miglioramento del quadro clinico-respiratorio in 21 casi trattati in Cina con un farmaco normalmente utilizzato per la cura dell’Artrite Reumatoide il tocilizumab . Questo farmaco è anche regolarmente utilizzato per prevenzione e trattamento della sindrome da rilascio delle citochine, che si riscontra frequentemente nel trattammento con cellule CAR-T. Tuttavia i dati oggi disponibili sull’efficacia del tocilizumab nel trattamento delle complecanze da COVID 19 sono limitate e non hanno un sufficiente supporto scientifico. L’approccio è comunque certamente interessante e probabilmente il protocollo nazionale appena approvatao da AIFA consentirà di dare una risposta definitiva sulla reale efficacia del farmaco. Appare invece criticabile la decisione dell’azienda produttrice (la Roche ndr) di consentire  l’uso gratuito del farmaco ai Centri specializzati che ne facciano richiesta secondo la formula dell’EAP, senza criteri ben definiti di selezione dei pazienti.

Occorrerebbe , aggiunge il professor Santoro, una sorta di studio multicentrico in cui si verificasse su casi clinici selezionati l’uso del  tocilizumab secondo regole precise e condivise da più centri, Occorre sapere il momento esatto della malattia in cui somministrarlo. L’emergenza non giustifica, aggiunge il professor Santoro l’uso indiscriminato . Devono essere prodotte, il più velocemente possibile delle linee guida ed avviare degli studi anche piccoli e con risultati rapidi e verificabili.

Verosimilmente il protocollo nazionale avviato in questi giorni riuscirà a dare delle risposte ad alcuni di questi quesiti.

 

Inserito da:

Giorgio Diaferia

Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione,è direttore Sanitario del Centro di Medicina Preventiva e dello Sport del SUISM-Università di Torino. E' docente a contratto in Medicina dello Sport Università di Torino. Dirige lo Stabilimento di Cure Fisiche del CMP e dello Sport del SUISM-UniTo E' medico di medicina generale e giornalista pubblicista.

Related Articles

Lascia un commento

Il tuo indirizzo di posta elettronica non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono segnalati con *