Se Roma piccona l’UE e fa il gioco degli autoritarismi

Se Roma piccona l’UE e fa il gioco degli autoritarismi

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Bruno, Luca Paolo, membro di Energie Nuove

Negli ultimi giorni ha fatto estremo scalpore la notizia dell’invio di un contingente militare russo di circa cento uomini. Il contingente, composto da specialisti in operazioni nucleari, batteriologiche e chimiche, è stato inviato dal governo della Federazione Russa nella personal del presidente Vladimir Putin come aiuto al governo italiano nella lotta contro la pandemia da coronavirus che flagella in particolare le regioni settentrionali Italiane.

Cosa non è stato riportato dai giornali è l’invio da parte di Francia, Germania e più recentemente, da parte dell’Austria, di enormi quantità di materiale medico e di dispositivi di protezione individuali (https://twitter.com/EU_Commission/status/1243243613724782592/photo/1). L’entità degli aiuti ammonta a oltre un milione di mascherine e duecentomila tute protettive da parte francese, mentre altri due milioni sono stati inviati o sono in corso di invio da parte di Germania e Austria. Per non parlare dell’apertura degli ospedali di diversi stati federali tedeschi per i malati italiani affetti da sindrome da coronavirus.

Questi sforzi imponenti sono passati nell’assoluto silenzio in favore di un risalto a tratti parodistico degli aiuti provenienti da paesi come la Repubblica Popolare Cinese, la Federazione Russa e la Repubblica di Cuba. Inevitabilmente, la descrizione della realtà che fa da padrone in questo momento si allinea agli interessi di Pechino e di Mosca. Le implicazioni di questa enfatizzazione delle operazioni di Cina, Russia e Cuba inevitabilmente spingono la popolazione ad assumere posizioni contro l’Unione Europea e l’attuale collocazione internazionale dell’Italia.

A questo si aggiungono le lodi distorsive dei fatti da parte del nostro ministero degli esteri, che nella persona del ministro Luigi Di Maio, si prodiga in lodi postdatate delle aperture dell’Italia nei confronti dell’influenza cinese. La condotta del governo è nel segno di continuità con il governo suo immediato predecessore, facendo intravedere indizi di un processo, neanche troppo velato, di tentata ricollocazione dell’Italia dall’Occidente.

Questo allontanamento dall’Occidente, di cui l’Italia è la culla culturale, verso nazioni come la Federazione Russa, la Repubblica Popolare Cinese e la Repubblica di Cuba, inevitabilmente realizza fortissime apprensioni verso quello che è un avvicinamento verso nazioni il cui unico punto comune è l’autoritarismo e il disprezzo per il dissenso.

Sebbene le ipotesi di una nuova discesa dell’Italia in forme di novello fascismo siano fuorvianti e materiale per romanzi di genere ucronico, lo sminuimento costante delle istituzioni europee in favore di regimi autoritari è fattuale e inammissibile. Le voci antieuropee sono già all’opera nell’addurre immagini di euro-tirannie, inframmezzando sogni e immagini di libertà fuori dal convitto europeo.

Queste immagini, sia reali che evocate, il cui registro varia dallo sberleffo all’insulto personale e ingiurioso, hanno come capostipite un vergognoso ritratto realizzato da un vignettista vicino al principale partito populista di governo. Tale vignetta ritraeva la finalizzazione della Brexit come una liberazione dell’attuale Primo Ministro britannico Boris Johnson, detenuto di un’Unione Europea raffigurata come i mai troppo detestabili cancelli del konzentrationslager Auschwitz. È inutile negarlo: le posizioni euroscettiche, per non parlare di vero e proprio antieuropeismo, sono diventate accessorio di gran moda presso gran parte della popolazione, e chi tira le fila di questo processo è inevitabilmente abile nel connettere le sue posizioni con il vissuto, stressante e duro, in cui versano fasce considerevoli della popolazione italiana.

Questa constatazione si aggiunge a decine di altre, purtroppo soverchiate dal modello del cosiddetto ‘idrante di falsità’ di russa memoria (https://www.rand.org/pubs/perspectives/PE198.html), che inonda di informazioni contradditorie l’etere e rende gli appelli alla fattualità inefficaci se non nulli. Questo è noto. Quello che non è ammissibile è che il Governo, che, stando ai giornali si impegna per ottenere condizioni favorevoli in sede europea, poi non dia alcun risalto a tutto questo.

Dai militari russi, le cui dotazioni (come riportato su La Stampa il 24 e il 25 marzo da Jacopo Iacoboni) sarebbero perlopiù non adatte alla lotta contro la pandemia e le cui risorse sono esigue ma trasportate in maniera spettacolare (facendo leva sull’incapacità degli spettatori di mettere in relazione entità del carico e dimensioni del mezzo di trasporto) all’ampio, eccessivo spazio dato al per cinesi e cubani al loro arrivo in Italia.

Nel momento in cui l’Unione Europea mostra di cosa è capace, ma in silenzio, l’Italia gli volta le spalle. Questo non lo permetteremo. Non possiamo permettercelo. Non possiamo permetterci che la culla della società occidentale diventi schiava dei più infimi dispotismi, che faccia sue modalità che nulla hanno a che vedere coi nostri fratelli sul continente.

Mai.

Inserito da:

Giorgio Diaferia

Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione,è direttore Sanitario del Centro di Medicina Preventiva e dello Sport del SUISM-Università di Torino. E' docente a contratto in Medicina dello Sport Università di Torino. Dirige lo Stabilimento di Cure Fisiche del CMP e dello Sport del SUISM-UniTo E' medico di medicina generale e giornalista pubblicista.

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