Quando la necessità sanitaria incontra la speculazione ai tempi del Coronavirus

Quando la necessità sanitaria incontra la speculazione ai tempi del Coronavirus

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Calogero Spallino * |  È risaputo che il campo della speculazione sia sempre stato un settore molto redditizio, soprattutto nei periodi di crisi.

La maggior parte delle persone, quando legge o sente la parola speculazione, spesso si rifà alle “attività di borsa”, volte a massimizzare i profitti generati nel breve periodo e derivanti dalla differenza che si viene a creare tra il prezzo di acquisto e il prezzo di vendita di un determinato bene, con l’ipotesi che possa verificarsi, nel futuro, un determinato evento che permetta, ai pochi del settore, di poter trarre ingenti guadagni.

Per comprendere meglio tale tematica, soprattutto per chi magari non masticasse bene il linguaggio economico, può essere utile poter fare un esempio.

Penso la maggior parte di noi conosca Warren Buffett.  Per chi non lo conoscesse è bene sapere che è un imprenditore ed economista statunitense, considerato il più grande value investor (metodo che si basa sull’analisi delle “attività” tangibili e degli “utili” attuali) di sempre.

La strategia adottata da Buffet consisteva, nell’acquistare società sottovalutate ma che, al contempo, davano sicurezza di solidità, competitività e ampi margini di crescita, decidendo di venderle e, quindi, di trarne un profitto, solo nel momento in cui il mercato avesse riconosciuto il reale valore di quelle società.

In parole povere, la linea commerciale era quella di comprare a poco un prodotto e rivenderlo a prezzi molto più elevati quando se ne fosse presentata la possibilità, (che è poi la stessa dinamica che si presenta per gli investimenti immobiliari). Naturalmente, per far ciò, serve un esperienza pregressa nel mercato azionario nonché una solida cultura e competenza nel settore economico.

Quello che però molti di noi non si sarebbero aspettati di vedere è che tali comportamenti potessero essere messi in atto anche in un settore come quello sanitario e, soprattutto, in un periodo caratterizzato da una pandemia globale.

Alla luce di quanto detto, facendo un’attenta riflessione, la linea speculativa di cui si è servito Buffet, che nulla aveva a che vedere con le crisi sanitarie, è stata la stessa logica utilizzata da alcuni (sciacalli) in questo periodo, i quali hanno pensato bene di acquistare più scorte di prodotti sanitari possibili – che magari sarebbero maggiormente serviti, nel lungo periodo, a persone più anziane o con malattie pregresse – seguendo quella linea commerciale di “previsione futura”, di cui abbiamo già accennato sopra, con la speranza di un’impennata della “curva di domanda”, di questi prodotti, sul mercato, nel giro di poche settimane.

Così è stato. Solo nei primi tre giorni dallo scoppio del covid-19 nel Comune di Codogno (primo focolaio italiano), i prezzi di tutti i prodotti igienizzanti e disinfettanti sono aumentati esponenzialmente. Lo stesso è avvenuto, nei giorni seguenti, per altri prodotti sanitari, quali mascherine e guanti chirurgici.

Un’isteria senza precedenti si è abbattuta e continua oggi a mantenere la presa sul nostro paese, dovuta all’eccessivo timore iniziale di alcuni o all’eccessivo menefreghismo di altri. Boccette e bottiglie di amuchina sono arrivate a costare dai 30 ai 70 euro (partendo da un valore commerciale di 3 euro), venduti da molti utenti su tutte le maggiori aziende del commercio elettronico, quali Amazon e E-Bay e, addirittura, messe all’asta su altre piattaforme online quali, ad esempio, Bidoo. Anche le mascherine, che, in periodi precedenti al virus, avevano un valore commerciale corrispondente a 0,50 centesimi, oggi vengono vendute a prezzi esorbitanti che variano dai 20 ai 40 euro (anche queste in base alla loro tipologia e alla loro funzionalità).

La Stampa, ha scritto addirittura di veri e propri Blitz della Guardia di Finanza presso alcune farmacie nella Città di Roma (nella zona di Guidonia Montecelio), di Milano, Torino e Como, dove mascherine contraffatte e non a norma venivano vendute tra i 20 e 35 euro al pezzo.

Ad oggi, i dati parlano chiaro, 21.157 i contagiati, 1441 i morti e 1966 i guariti. In Lombardia il tasso di mortalità del virus è aumentato dal 2% al 6%, i letti in terapia intensiva sembrano esauriti o, se si riescono a liberare, nel giro di pochi minuti vengono rioccupati. Secondo quanto ipotizzato dal Messaggero, il picco lo si avrà verso la fine di aprile e si ipotizza che il numero di contagiati possa raggiungere quota 90.000 / 100.000.

Alla luce di questi dati, mi sembra doveroso sottolineare che non è certo questo il momento nel quale speculare, è disonorevole per i nostri morti ed è disonorevole per i nostri dottori che ogni giorno mettono a repentaglio la loro salute per adempiere al loro dovere e, che, possibilmente, si trovano limitati nell’utilizzo di tutti quei prodotti sanitari che mancano a causa di una speculazione irresponsabile da parte di alcuni.

*Responsabile per la comunicazione della pagina Instagram  dell’associazione Energie Nuove

Inserito da:

Giorgio Diaferia

Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione,è direttore Sanitario del Centro di Medicina Preventiva e dello Sport del SUISM-Università di Torino. E' docente a contratto in Medicina dello Sport Università di Torino. Dirige lo Stabilimento di Cure Fisiche del CMP e dello Sport del SUISM-UniTo E' medico di medicina generale e giornalista pubblicista.

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