Quando radio e tv parlano di virus: attenzione all’overdose d’informazione

Quando radio e tv parlano di virus: attenzione all’overdose d’informazione

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Federica Carla Crovella | Lo scorso venerdì anche la radio ha dato un segno di forte solidarietà: per la prima volta, tutte le frequenze d’Italia hanno trasmesso in contemporanea l’Inno di Mameli e subito dopo “Azzurro”, “La canzone del sole” e “Nel blu dipinto di blu”, tre brani che hanno fatto la storia della canzone italiana.

Indubbiamente è stato un segnale di condivisione e unione; tuttavia, la radio in questo periodo trasmette anche altro.

Un po’ di numeri…

La Cedat 85, azienda che si occupa di monitorare e gestire contenuti trasmessi oralmente, ha fatto un’indagine sull’uso della parola coronavirus. Ecco i risultati: solo nella prima settimana dell’esplosione di contagio in Italia, radio e televisione hanno pronunciato la parola una volta ogni 90 secondi.

Le ripetizioni del termine “coronavirus” sono state 131.000, associato soprattutto a “contagio”, usato 30.442 volte. “Roma” e “Milano” sono le città che hanno contribuito di più a far salire i numeri: le radio romane infatti hanno registrato 24.680 usi della parola e quelle milanesi 22.669.

In ordine di frequenza, subito dopo ci sono termini legati all’ambito sanitario, come “tampone”, “test”, “mascherina” ed “epidemia”. Poi, da quando accanto all’emergenza sanitaria è arrivata quella economica, si sono registrate anche parole come “economia” (10.135 citazioni) e “Borsa/e” (4.233).

Non mancano anche vocaboli che riflettono la condizione emotiva di molti di noi, forse aggravata anche dal bombardamento mediatico, ad esempio “panico” (8.966 menzioni), “allarmismo” (7.242) e “psicosi” (6.093).

Attenzione a come si comunica

Soprattutto attraverso la televisione si trasmettono scenari quasi apocalittici, ma anche la radio contribuisce; per esempio, concentrandosi a volte esclusivamente sul numero dei decessi giornalieri.

Così, si rischia un’overdose d’informazione, tutt’altro che rassicurante, soprattutto se si lasciano dilagare le fake news, e non si danno ai cittadini strumenti utili per agire in modo responsabile e costruttivo.

Più che mai adesso, nella comunicazione servono oggettività, coerenza e ordine, ma è altrettanto fondamentale che tutti i media si assumano anche la loro responsabilità sociale, consapevoli degli effetti che le parole possono avere sulle persone.

Restare aggiornati è sempre più una priorità

Parallelamente al problema della trasmissione delle notizie è cambiato il modo in cui gli italiani s’informano.

Indubbiamente, aggiornarsi sta diventando una priorità: su questo l’agenzia di comunicazione Havas Media ha realizzato un’indagine, relativa alla seconda settimana di marzo.

Da questa ricerca è emerso che il 25% degli intervistati trascorre più tempo ascoltando la radio. Inoltre, l’audience si distribuisce durante tutto il giorno, preferibilmente attraverso lo streaming digitale, e non più, come prima dell’emergenza, principalmente nelle fasce orarie in cui si andava a lavorare o si tornava a casa.

Pare siano anche più numerosi gli ascoltatori che interagiscono direttamente con le trasmissioni.

È emerso anche che la televisione continua a registrare gli ascolti più alti, soprattutto per restare aggiornati, ma tra la popolazione cresce anche l’esigenza di distrarsi dall’emergenza.

Infatti, il 46% degli intervistati dall’inizio della quarantena guarda più serie tv/film on demand.

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