Università al tempo del Coronavirus (parte1)

Università al tempo del Coronavirus (parte1)

Share

Muscat Luca -Energie Nuove- studente di Economia Aziendale presso la Scuola di Management a Torino.

“Scuole chiuse fino a mercoledì 26 febbraio, le Università fino al 2 marzo”. “Scuole e Università chiuse fino al 2 marzo”. “Anzi, tutti a casa fino al 9”. “No, forse è meglio fino al 16”. “Beh, è zona rossa in tutta Italia, prolunghiamo fino al 3 aprile per sicurezza”.

Idee poco chiare che, purtroppo, provocano numerose incertezze sul futuro scolastico e universitario. È sicuramente facile, per chi non ha alcuna responsabilità, criticare e giudicare, ma è altrettanto certo che sia disagevole trovarsi in un percorso di studi senza sapere da una parte se si sosterranno gli esami, dall’altra come affrontare in modo univoco l’emergenza. Non esiste, ad oggi, una prospettiva che renda consapevoli studenti e insegnanti di quello che si dovranno aspettare.

E’ doveroso sottolineare che gli Atenei, nella maggior parte dei casi, si sono immediatamente attrezzati per fronteggiare la sospensione delle lezioni, sviluppando – o integrando – sistemi di eLearning attraverso la “didattica a distanza”. Gli Atenei, che già possedevano sistemi di questo tipo, come il Politecnico di Torino o l’Università Federico II di Napoli, sono stati più rapidi nell’offrire a migliaia di studenti l’opportunità di proseguire gli studi. Il dott. Frati, Rettore dell’ateneo di Siena, ha spiegato come “da molti anni l’Ateneo ha avviato un progetto di didattica integrativa e teledidattica, che in queste settimane si sta dimostrando particolarmente utile per affrontare l’emergenza Covid-19”. In particolare è molto diffuso l’utilizzo della piattaforma Moodle, una delle prime open source a essere utilizzata, che permette non solo di caricare o scaricare videolezioni, slide o semplici documenti, ma anche di interagire attraverso un forum direttamente col docente. Tra le best practice italiane nel mondo dell’e-Learning c’è “Federica”, la piattaforma messa a punto dall’Università Federico II di Napoli. Ci sono anche molte altre realtà virtuose che hanno reagito tempestivamente all’emergenza, come l’Università dell’Insubria, del Salento, di Bergamo e di Verona

Da questo punto di vista il processo di e-Learning universitario ha avuto un discreto sviluppo: secondo Universitaly infatti i corsi a distanza attivi negli atenei statali sono saliti dai 100 del 2011 ai 195 nel 2019. Le lauree – secondo Eugenio Bruno de “Il sole 24 ore” – sono salite da 4334 a 4645 e il peso dell’eLearning è cresciuto dal 2,3% al 4,2%. In Italia, peraltro, sono presenti 11 università interamente telematiche, che costituiscono – sempre secondo i dati del “Sole 24 ore” – oltre il 60% delle iniziative a distanza.

Gli strumenti esistono e vengono utilizzati nella maggior parte dei casi. In una situazione di emergenza, in primo luogo sanitaria, poi economica-lavorativa, la scuola e l’Università dovranno essere la terza priorità di questo Paese. Vi è la necessità, infatti, di scongiurare la posticipazione delle date degli esami e difficilmente si tornerà a scuola e in università dopo il 3 aprile, in quanto è improbabile, ad oggi, un rientro dell’emergenza.

È poco sensato comunicare qualche giorno prima del 3 aprile la proroga della didattica a distanza (fino a quando? Fino al 3 maggio? Anche se fosse, andremmo a scuola un mese?). Lo scenario peggiore che si può prospettare è il mancato rientro a scuola e in università fino a questa estate. Non si può continuare ad aspettare e sperare in tempi migliori, è necessaria una posizione netta del MIUR: si decida, anche a supporto di un auspicato miglioramento significante nel fronte sanitario, la sospensione delle lezioni fino a giugno. Si continui con la didattica a distanza e si studino delle modalità eccezionali e sicure per sostenere gli esami, sia di maturità e sia universitari. Insomma prepararsi al peggio e, se la situazione dovesse migliorare, riprendere l’ordinaria attività già collaudata con i dovuti aggiustamenti.

Abbiamo una grande sfida di fronte, prima di tutto umana: dimostriamo di essere, ancora una volta, all’altezza.

 

.

 

Inserito da:

Giorgio Diaferia

Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione,è direttore Sanitario del Centro di Medicina Preventiva e dello Sport del SUISM-Università di Torino. E' docente a contratto in Medicina dello Sport Università di Torino. Dirige lo Stabilimento di Cure Fisiche del CMP e dello Sport del SUISM-UniTo E' medico di medicina generale e giornalista pubblicista.

Related Articles

Lascia un commento

Il tuo indirizzo di posta elettronica non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono segnalati con *