Anni ’60, dal boom ai conflitti sociali passando per la fine dell’età dell’oro

Anni ’60, dal boom ai conflitti sociali passando per la fine dell’età dell’oro

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Noemi Rapello

I primi anni del decennio cavalcarono l’onda del boom economico che però subì una battuta d’arresto a partire dal 1964.

Le cause furono molteplici e concomitanti, si parla infatti di cause politiche, fiscali ma soprattuto sociali.

In questo periodo a causa della grande disponibilità di manodopera l’Italia poteva vantare di un costo del lavoro basso con conseguente scarsa crescita dei salari.

Già dai primi anni del decennio si verificarono scioperi per rivendicazioni salariali, perchè di fatto gli imprenditori erano più interessati a seguire gli obiettivi produttivi e di esportazione piuttosto che gli interessi operai.

Queste prime tensioni sfociarono poi a fine decennio nel Sessantotto, periodo nel quale i lavoratori richiesero dei cambiamenti; come aumenti salariali, riduzione del lavoro a 40 ore e eliminazione delle gabbie salariali.

Dal punto di vista fiscale iniziarono a crescere il tasso di evasione e quello di elusione fiscale, quindi rispettivamente il non pagamento delle tasse e il nascondere fonti di reddito. Questo influì sulle entrate dello Stato, che erano aumentate grazie alla riforma Vanoni degli anni 50’, la quale prevedeva la dichiarazione annuale dei redditi da parte dei cittadini, che contribuivano quindi alle spese dello stato. A questo punto si trovò in crisi il meccanismo incremento delle entrate-investimenti  con conseguente riduzione di questi ultimi da parte dello Stato.

Uno dei problemi fu anche che il mercato italiano era fondato prevalentemente sull’esportazione, che genera una dipendenza dal mercato straniero e il rischio che nuovi Paesi entranti nel mercato offrano prodotti a prezzi più bassi, come è effettivamente successo, con conseguente necessità di diminuzione della produzione e aumento del costo del lavoro. Che porterà all’inizio di un periodo di inflazione.

Nel 1968 in concomitanza con le rivendicazioni operaie ebbero luogo le contestazioni studentesche.

Infatti si verificarono una serie di occupazioni universitarie a catena, a partire da quella di Palazzo Campana a Torino. che videro l’intervento della polizia e repressione violenta.

Gli studenti uniti protestavano per una società più giusta ed equa ma non solo, mettevano in discussione la figura autoritaria del professore, metodi e contenuti della didattica.

Risale a quest’anno la nascita e l’uso del “6 politico” e “18 politico”, un voto minimo garantito che pone tutti sullo stesso piano indipendentemente dalla preparazione dello studente. Visto anche come un simbolo di uguaglianza studenti/professore in quanto questo “vietava” la valutazione degli studenti.

Il declino del boom lasciò un Paese industrializzato, che sicuramente si trovava in una condizione di ricchezza ma segnato dai nuovi conflitti sociali e politici che avranno culmine nel decennio successivo.

Inserito da:

Giorgio Diaferia

Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione,è direttore Sanitario del Centro di Medicina Preventiva e dello Sport del SUISM-Università di Torino. E' docente a contratto in Medicina dello Sport Università di Torino. Dirige lo Stabilimento di Cure Fisiche del CMP e dello Sport del SUISM-UniTo E' medico di medicina generale e giornalista pubblicista.

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