Didattica a distanza, la parola alle insegnanti

Didattica a distanza, la parola alle insegnanti

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Federica Carla Crovella

Ormai da settimane la scuola sta facendo i conti con la didattica a distanza. Quattro docenti di altrettante scuole medie ci hanno aiutato a capire meglio come siano cambiate – da due mesi a questa parte – lezioni e interrogazioni e come il sistema si sia dovuto adattare alle nuove regole imposte dall’emergenza sanitaria.

Le scuole che abbiamo interpellato sono l’Istituto Comprensivo Ugo Foscolo e l’Istituto Comprensivo Gaetano Salvemini di Torino, la scuola secondaria di primo grado di Torrazza, che fa parte dell’Istituto comprensivo di Verolengo, e una scuola secondaria di primo grado di Settimo Torinese, che ha chiesto però di non essere menzionata. Per rispettare il loro diritto all’anonimato, abbiamo deciso di citare le insegnanti solo con il loro nome di battesimo.

Quali i pro e i contro?

Secondo tutte le docenti l’aspetto positivo di questa modalità è che riescono a portare avanti il dialogo educativo già avviato con gli allievi e garantire loro continuità didattica.

Permette anche a docenti e allievi di continuare ad avere una routine quotidiana e una parvenza di “normalità”, che fanno bene all’equilibrio di tutti.Tuttavia, è altrettanto condivisa l’idea che possa affiancare la didattica in presenza, ma non sostituirla: è fondamentale il contatto diretto tra insegnanti e allievi.

È positiva anche la messa a punto di soluzioni di comunicazione, condivisione e collaborazione innovative, che potranno essere adottate anche dopo la quarantena; ad esempio nello svolgimento di collegi docenti, riunioni di dipartimenti, consigli di classe.

Alcune scuole erano già abituate all’utilizzo delle piattaforme e non hanno riscontrato troppi problemi. Altre non usavano abitualmente questi strumenti e, soprattutto nella fase di avvio, i docenti hanno avuto un incremento di lavoro perché si sono dovuti formare, spesso autonomamente.

In particolare all’inizio, è stato impegnativo comprendere le norme indicate dal Ministero, che inizialmente non erano del tutto chiare.

Alcune docenti hanno riscontrato che le ore di lavoro quotidiane sono più di quelle che si facevano in presenza.

Interagire con dei ragazzini delle scuole medie non è semplice, neppure in presenza, e la distanza di certo non aiuta. Tutte le docenti sentono la mancanza del contatto diretto con i ragazzi, indipendente dalla materia che insegnano; dietro lo schermo il rapporto è più freddo.

Insegnare da casa

È comune la percezione che la didattica a distanza, a differenza del lavoro in presenza, non permetta di cogliere facilmente e in maniera istantanea le difficoltà dei ragazzi; si riesce davvero a capire se seguono e comprendono solo se vengono interpellati direttamente. È più difficile rendersi conto delle problematiche del singolo, che deve necessariamente rendersi più autonomo; questo può essere positivo, ma anche diventare un problema, dato che non sempre ci riescono. Si può provare ad ovviare al problema stabilendo empatia con la classe, ma non è semplice attraverso un monitor.

Sono comuni anche le difficoltà pratiche nel sistema. Raramente durante un’ora di lezione non ci sono problemi informatici, come attivazione dell’account, l’accesso alla piattaforma, la connessione internet, il malfunzionamento del microfono del computer.

Un’altra “nota dolente”, la più grave, è che la didattica a distanza non è per tutti; le famiglie con gravi problemi economici hanno molta difficoltà e le differenze sociali ed economiche non sono così semplici da superare. Non è scontato che le scuole riescano a fornire a chi non li avesse gli strumenti necessari per seguire lezione, come computer o tablet, anche se fortunatamente a volte capita.

La voce di chi sta dietro “la scrivania-schermo”

Nonostante alcuni pro e contro siano comuni, molto dipende dalle singole materie. Ecco che cosa ci hanno detto sull’insegnamento delle rispettive discipline:

Francesca (italiano): «Per italiano faccio scrivere tanto e ho notato un netto miglioramento di tutta la classe: riesco costantemente a mantenere allenata la loro creatività cercando di dare temi che possano stimolarli. Certo, per me la correzione è più complessa: se sono scritti in word riesco a intervenire facilmente e poi li inoltro per posta; se sono scritti a mano è più difficile. Per fortuna ho lo scanner e la stampante: stampo, correggo a mano e poi scannerizzo. In parte cambia un po’anche la modalità di spiegazione; ad esempio, in classe epica riuscivo a farla teatralizzata, in questo modo no».

Federica (matematica): «Insegno nella sezione digitale della scuola Foscolo e per me e i miei allievi non è cambiato molto rispetto a quello che già facevamo. Noi utilizziamo la Google Suite da più di 4 anni. Insegnando matematica e scienze non trovo particolari svantaggi; in rete sono presenti molti video scientifici che completano la spiegazione orale. Certamente in presenza era più facile integrare didattica digitale e didattica tradizionale, ma i miei alunni continuano come prima a preparare lavori digitali caricandoli nella classroom virtuale, continuano a fare gli esperimenti scientifici a casa, inserendoli in presentazioni tipo PowerPoint, e a collaborare tramite documenti e drive condivisi. Lavorano sia in gruppo sia in autonomia».

Gabriella (inglese): «Gli svantaggi sono soprattutto legati alla tecnologia: spesso se la connessione non funziona si perde una parte della lezione. Nell’insegnamento dell’inglese entrano in gioco soprattutto le difficoltà di audio, che di certo non aiutano la comprensione di una lingua che di fatto non è la propria e il dialogo. A volte ci sono problemi anche quando faccio fare esercizi di ascolto o dettati durante la lezione».

Laura (storia e geografia): «Fare la videolezione proiettando slide power point e condividendo immagini e video indubbiamente è coinvolgente per i ragazzi, ma è una modalità che, in parte, usavamo già in classe, avendo a disposizione LIM e proiettori. La novità positiva è che avendo creato una classe virtuale anche tutto il materiale è on-line ed è possibile condividerlo facilmente. Ad esempio nel caso di storia e geografia posso condividere approfondimenti su certi argomenti senza ricorrere a fotocopie e non è necessario dettare sul quaderno».

Mediamente i programmi non hanno subito cambiamenti drastici, anche grazie al fatto che il modo di strutturare e gestire la lezione resta abbastanza simile a quello della didattica in presenza. Certo, è inevitabile che vengano modificate alcune parti del programma, in particolare riducendo la quantità di contenuti, per renderle più accessibili alla nuova metodologia didattica. Indubbiamente ciascuna materia richiede una specifica modalità di lavoro.

Come cambiano le ore di lezione

Francesca (italiano): «Come già facevo a scuola, spiego partendo dal testo, correggo con loro gli esercizi assegnati e ne svolgiamo insieme di nuovi. La differenza è che ho scelto di non imporre le interrogazioni vista la situazione di difficoltà, ma ho proposto 1 ora in più oltre quelle che ho a disposizione per eventuali volontari. Alla piattaforma che usiamo, Hangouts, può accedere un numero limitato di allievi, quindi non posso fare lezione a grossi gruppi, ma ciascuno è di circa 8 persone. L’aspetto positivo è che riesco a seguire tutti bene, perché quando propongo esercizi durante la lezione riescono tutti a partecipare. Quello negativo è che lavorando con pochi allievi alla volta devo ripetere la stessa lezione per 3 volte ed è faticoso».

Federica (matematica): «noi abbiamo organizzato le lezioni in modo da coprire il 50 – 60% dell’orario curriculare normale. Per evitare che gli alunni restino di fronte a uno schermo 5 o 6 ore la prima ora e l’ultima sono state abolite; ci si dà il turno e ci si organizza tra noi insegnanti.

Nel mio caso la modalità non è molto dissimile rispetto a quella utilizzata prima del lockdown. Indubbiamente nella sezione digitale già da tempo non esisteva più la classica lezione frontale. Continuo a portare avanti le spiegazioni, la correzione dei compiti e i lavori di gruppo, poi cerco applicazioni che permettano ai ragazzi di esercitarsi in modalità giocosa; grazie alla realtà aumentata la realtà virtuale si riescono a fare esercitazioni divertenti e a costruire percorsi disciplinari innovativi».

Gabriella (inglese): «Come facevo a scuola, dopo la spiegazione di argomenti nuovi faccio con loro esercizi partendo dal libro di testo, o altri materiali condivisi on-line. Continuo a fare anche esercizi di listening e anche un po’ di conversazione. Assegno periodicamente compiti a casa che mi rimandano sulla e-mail istituzionale, che io poi rispedisco corretti. Uso anche video e filmati: il modo migliore per imparare inglese resta ascoltare e praticare costantemente la lingua».

Laura (storia e geografia): «Dopo l’appello proietto dei power point con le informazioni principali che sto trasmettendo loro. Spesso mi appoggio anche a documentari e filmati durante o dopo le spiegazioni, anche per rendere le lezioni più stimolanti e aiutare i ragazzi a tenere alta l’attenzione. Cerco di coinvolgerli facendo domande di frequente per capire se hanno seguito e a fine lezione verifico che non siano rimasti dubbi. Per geografia uso anche Google Earth, che genera immagini virtuali della Terra utilizzando immagini satellitari ottenute dal telerilevamento terrestre, fotografie aeree e dati topografici memorizzati in una piattaforma GIS. Assegno periodicamente compiti, che a volte correggo a casa e rimandoli poi via mail, altre volte li correggo insieme a loro nelle lezioni seguenti.  Talvolta faccio delle interrogazioni on-line oppure inserisco nella chat della videochiamata il link di Google moduli (app per fare quiz on-line) in modo che in diretta facciano le verifiche, che poi mi inviano».

E i ragazzi come reagiscono?

Da buoni “nativi digitali”, i ragazzi hanno reagito in modo assolutamente positivo a questa nuova modalità di fare scuola, mostrano nella maggioranza dei casi anche entusiasmo, partecipazione e responsabilità.

Francesca (italiano): «Ho riscontrato un interesse e una partecipazione che non avrei mai immaginato. Mi hanno stupito la loro presenza costante e il modo in cui riescono a tenere l’attenzione Sono sempre puntuali, addirittura si connettono qualche minuto prima; certamente per loro è anche un modo per salutarsi e alla fine della lezione rimarrebbero ancora».

Federica (matematica): «La maggioranza degli alunni ha reagito molto bene e ci sta veramente strabiliando per capacità collaborativa, inventiva e creativa; altri alunni invece approfittano della situazione facendo leva sui problemi di connessione e audio».

Gabriella (inglese): «Alcuni ragazzi non seguono con lo stesso entusiasmo che avevano in classe, altri partecipano in modo molto attivo».

Laura (storia e geografia): «I ragazzi stanno reagendo bene: sono quasi tutti sempre presenti a lezione e puntuali, sia nel rispetto degli orari sia nella consegna dei compiti. Alcuni patiscono un po’ il fatto di non potersi interfacciare direttamente con compagni e insegnanti, mentre altri, in classe molto timidi, stanno emergendo di più con la didattica a distanza».

Verso l’esame

In previsione dell’esame di terza media, in linea generale tutti stanno lavorando sull’ interdisciplinarità, per abituare i ragazzi a sviluppare collegamenti coerenti tra le materie, in modo tale che affrontino gli argomenti da varie angolazioni.

La preparazione non sembra troppo diversa da quella degli scorsi anni, in particolare in previsione della tesina, su cui si strutturerà l’esame che chiuderà questo ciclo.

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