Quarantena e benessere psicologico dell’atleta. Lavorare oggi per domani

Quarantena e benessere psicologico dell’atleta. Lavorare oggi per domani

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Federica Carla Crovella

Indubbiamente la pandemia sta mettendo a dura prova anche gli sportivi. Chi è abituato a fare attività fisica, che sia a livello amatoriale o professionale, è stato costretto a modificare le proprie abitudini e i propri obiettivi; tutto questo comporta delle difficoltà anche sul piano psichico ed emotivo.

Alice Accornero

Come limitare l’incidenza negativa della quarantena sul benessere, soprattutto psicologico, di un atleta? Come trasformare questo periodo in un’opportunità?

Per capirlo abbiamo ascoltato il punto di vista di Alice Accornero, psicologa e istruttrice di atletica leggera, laureata in Psicologia Clinica all’Università di Torino, dove ha frequentato anche il corso di perfezionamento in Psicologia dello Sport all’ISEF

L’atleta come può affrontare questo periodo dal punto di vista fisico e psicologico?

Per prima cosa è necessaria una riorganizzazione delle proprie giornate e dei propri allenamenti, che implica una nuova gestione degli spazi a disposizione. La casa diventa il cosmo di ogni atleta.

Il web mette a disposizione molti spunti utili per sperimentare nuovi allenamenti, che aiutano anche a sentirsi meno soli mentre si “lavora” sul proprio corpo. In questo periodo in cui si è costretti ad allenarsi entro spazi limitati, trovo particolarmente utili video che puntino sulla varietà degli esercizi, che permettono di esplorare e ampliare le proprie competenze motorie.

In linea generale, consiglio di ritagliarsi uno spazio per l’allenamento anche come intermezzo tra le varie attività della giornata. È possibile anche crearsi una piccola routine di esercizi da inserire nelle attività più sedentarie, ad esempio, quando si fa una pausa alla scrivania tra una videochiamata e l’invio di una e-mail. Su questo, e più in generale su come dedicarsi al proprio fisico nella quotidianità, si trovano molti materiali utili, in rete e non solo.

Ci tengo a sottolineare l’importanza di farsi supportare o supervisionare da esperti, che siano preparatori atletici e psicologi sportivi qualificati. In questa sede, non posso scivolare nel ruolo dell’allenatore dando indicazioni tecnico-sportive troppo specifiche; infatti, lo psicologo dello sport non deve sovrapporsi all’allenatore, ma stare sempre un passo indietro, aiutando comunque gli atleti a essere più efficaci.

È auspicabile che l’atleta continui ad allenare anche la sua mentalità, determinata e persistente, e sappia intravedere in questo periodo anche un’opportunità.

Infatti, oltre all’allenamento dal punto di vista fisico, che varierà da persona a persona, c’è anche quello mentale. In questa sede con allenamento mentale si intende visualizzare alcuni gesti specifici della propria pratica sportiva e creare, facendosi aiutare da un esperto, una routine di pratica mentale. Se ci pensiamo, tutti noi a volte ripassiamo nella mente alcuni gesti; ecco, si tratta di perfezionare questa capacità e indirizzarla ad un obiettivo specifico. Alla base di questo meccanismo c’è il rinforzo di quelle connessioni mentali, stesse connessioni che si attiverebbero svolgendo fisicamente il movimento.

Può sembrare scontato, ma molti benefici alla prestazione sportiva possono arrivare anche da altre attività; ad esempio leggere, ascoltare musica, partecipare a webinar di vari argomenti, riposare. Coltivare interessi e passioni aiuta a sentirsi soddisfatti prima di tutto come persone, in quanto non si è solo atleti, quindi a sentirsi rigenerati e in armonia con se stessi, sia con il proprio corpo sia con la propria mente. Ecco che, allora, l’atleta potrà sentirsi pronto e invogliato a ripartire con un’altra sessione di allenamento.

Rallentare e modificare la normale preparazione atletica che cosa comporta?

Dover rallentare forzatamente e modificare drasticamente le proprie abitudini, personali e sportive, suscita emozioni impegnative e destabilizzanti. È bene ascoltarle e accoglierle, anche per conoscersi meglio. Data la complessità del carico emotivo e dello stress che questi grandi cambiamenti comportano, si può valutare di chiedere supporto psicologico ad uno specialista.

Per vivere meglio questo periodo è anche utile pensarlo come qualcosa di transitorio e sentire che è fondamentale continuare a nutrire i propri obiettivi sportivi e personali. Chiaramente si possono rivedere e modificare gli obiettivi in base alle nuove esigenze di spazio e tempo. È consigliabile scrivere i propri obiettivi quotidiani ed evidenziare i micro-obiettivi di processo, cioè le azioni concrete da svolgere, e a partire da questi strutturare nuove routine di allenamento.

In che modo l’atleta può lavorare su di sé anche in una prospettiva futura?

Penso che per chi fa sport dedicarsi a sé, alle proprie aree di miglioramento e ai propri obiettivi motivanti e positivi sia la strada per costruire ogni giorno il proprio futuro. Per il suo benessere ed equilibrio occorre che l’atleta alterni lo sguardo verso il futuro e la concentrazione sul presente. Partirei dal proprio presente, nell’analisi dei propri punti di forza (le risorse che riconosco di possedere) e delle aree di miglioramento (le capacità che posso meglio sviluppare).

In modo molto concreto, può prendersi del tempo per scrivere su un foglio almeno 3 suoi punti di forza e 3 aree di miglioramento. A partire dalla consapevolezza che è emersa, è utile che inserisca nei propri allenamenti esercizi che vadano a mantenere i suoi punti di forza e altri che vadano a potenziare le proprie aree di miglioramento. Per esempio, qualora un’area di miglioramento sia la flessibilità, inserirà un maggior numero di esercizi o maggior tempo da dedicare al miglioramento di questa.

Come può usare questo periodo per migliorare aspetti che magari tralascerebbe nella normalità?

È utile partire dalla noia che potrebbe sorgere in queste giornate e sperimentare nuovi esercizi, che magari non erano abituali prima della pandemia, sviluppando anche nuovi stimoli, oltre che la propria creatività.

Questo periodo può – e dovrebbe – diventare per l’atleta un’occasione per mettersi alla prova e darsi degli obiettivi, anche su tipologie di allenamento che prima erano lasciate un po’ da parte o sottovalutate. Ad esempio, spesso agli atleti non piace svolgere stretching, o allungamento, o esercizi di respirazione, ma proprio perché non serve molto spazio in questo momento sono tra i più praticabili. Questo certamente tornerà utile e ne trarrà benefici anche dopo questo periodo in cui l’allenamento deve subire per forza delle limitazioni.

Chi possedesse dei video di propri allenamenti o competizioni, o semplicemente di altri sportivi, potrebbe sfruttare un po’ di tempo per analizzarli e lasciar lavorare i propri neuroni specchio, che si attivano nell’osservazione e facilitano l’apprendimento. Infatti nell’osservazione si può approfondire la riflessione sui personali punti di forza e sulle aree di miglioramento, vedendoli direttamente nei gesti registrati. Il lavoro mentale aiuta e rinforza quello fisico, in quanto guardare un gesto attiva le stesse aree cerebrali che si attivano quando lo si svolge concretamente.

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