Vita sospesa ai tempi del Coronavirus

Vita sospesa ai tempi del Coronavirus

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Matilda Pala

Dall’inizio della diffusione del nuovo ceppo Coronavirus la vita di tutti noi è cambiata. Sono mutate le abitudini e le priorità, cambiamenti che porteranno verso quello che sarà un nuovo modo di vivere, una quotidianità che sarà ben lontana da quella che ricordiamo.

La rapida diffusione del Covid-19 è stata tanto inaspettata quanto sottovalutata.

Come con la SARS, a suo tempo, la MERS e l’influenza suina anche il nuovo ceppo Coronavirus è stato inizialmente sottovalutato, nonostante la sua alta capacità diffusiva.

Il numero di riproduzione di base (R0) rappresenta il numero medio di infezioni secondarie prodotte da ciascun individuo infetto in una popolazione suscettibile al nuovo agente patogeno.

Per il nuovo Cronavirus si stima che il fattore R0 sia pari a 2,5 quindi per ogni caso indice ci sono due casi e mezzo contagiati. Nonostante siamo a conoscenza della capacità diffusiva essa non basta a definire la curva dei contagi, ma rappresenta unicamente un valore potenziale di trasmissibilità. Ciò basta per spiegare la complessità della determinazione di un’accurata curva epidemica.

Inizialmente, una delle motivazioni che probabilmente hanno alimentato l’indifferenza della popolazione nei confronti del nuovo virus è stata la distanza geografica dall’epicentro, che ha determinato una minimizzazione del problema.

La globalizzazione avanzata ha giocato un ruolo fondamentale nella diffusione del virus che, in poco meno di un mese, da Whuan ha messo in ginocchio la regione lombarda e poco dopo l’intera nazione.

Da quel momento tutti sappiamo come l’epidemia si sia espansa velocemente prendendo i connotati di una vera e propria pandemia su scala globale.

L’Italia si è mossa rapidamente attuando misure via via sempre più restrittive con il fine di limitare il più possibile la diffusione. Nonostante la tempestività d’azione, il nuovo covid purtroppo non vede confini e zone rosse costituendo così un nemico irriconoscibile ad occhio nudo.

Ecco che la vita di tutti si è dovuta riadattare a quella che prende le sembianze di una nuova quotidianità che ora prevede disciplina e rispetto delle regole.

La viralità dell’hashtag ‘iostoacasa’ purtroppo si è limitata al mondo online mentre quello di tutti i giorni continuava ad essere popolato di persone che non si rendevano conto della pericolosità che un virus di questa entità porta con sé. I dispositivi di protezione individuale (DPI) sono scarsamente utilizzati, da un lato per quella che può essere una difficile reperibilità, dall’altro per il pensiero diffuso che essi non abbiano una vera e propria utilità.

Tagli continui alla sanità, personale medico ridotto al minimo e scarsa organizzazione territoriale hanno contribuito al sovraccarico del sistema sanitario che ogni giorno si trova a far fronte a nuove sfide.

Trovarsi davanti a tali notizie comporta a una maggiore consapevolezza di ciò che succede intorno a noi. Altruismo e solidarietà ora sono entrati a far parte della nostra vita molto più di prima. La coesione della popolazione, partendo dai flash mob sui balconi di casa, per arrivare ad aiutare il vicino anziano, fanno di noi italiani un esempio positivo di resilienza.

Il coronavirus ci sta insegnando molto, molto più di quanto pensassimo. Ci rendiamo conto di quanto sia forte il nostro Paese che, nonostante le difficoltà, si reinventa ogni giorno.

Stare a casa, proteggersi e rispettare le norme non fanno di noi persone meno libere, ma costituiscono responsabilità e impegno nella speranza che tale emergenza rientri il prima possibile.

Sentiamo la nostra vita sospesa, limitata, senza però renderci conto di quanto questa condizione ci stia insegnando un nuovo modo di vivere nel rispetto degli altri, ma soprattutto di noi stessi.

Progressivamente torneremo a una normalità che non sarà più quella di prima, non perché meno libera, ma più consapevole di quella che è la forza del nostro paese e degli italiani.

Continuiamo ad amare la musica, le cene con gli amici, le serate in giro per la città, i musei e tutto ciò che di bello e unico caratterizza il nostro paese.

Aiutiamo gli altri e aiutiamo la sanità a non arrivare al collasso.

Stiamo a casa oggi, consapevoli che il nostro sacrificio individuale è sacrificio di molte altre persone. Continuiamo a sorridere, non come segno di indifferenza e superficialità, ma per mantenere un’ottica di fiducia e speranza.

Cerchiamo così di condividere e apprezzare le qualità che ognuno di noi possiede mostrando all’intera nazione e al mondo che la solidarietà è più importante dell’individualismo, che la generosità è più importante dell’egoismo e che la salute è più importante di qualsiasi altra cosa.  

Inserito da:

Giorgio Diaferia

Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione,è direttore Sanitario del Centro di Medicina Preventiva e dello Sport del SUISM-Università di Torino. E' docente a contratto in Medicina dello Sport Università di Torino. Dirige lo Stabilimento di Cure Fisiche del CMP e dello Sport del SUISM-UniTo E' medico di medicina generale e giornalista pubblicista.

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